PoliticaUn virus “biblico” paralizza l’Iran

Un virus “biblico” paralizza l’Iran

Da Prima Comunicazione (Lettera da Gerusalemme):

Gerusalemme. Si chiama Stuxnet, è un virus informatico instabile, che muta, si nasconde, sfugge ai detective elettronici, vero e proprio AIDS digitale, nemico giurato dei sistemi di gestione Siemens di turbine e centrifughe. Come quello che governa la contrale nucleare iraniana di Bushehr. Da quando le autorità di Teheran hanno annunciato il rinvio, da ottobre a gennaio, dell’accensione del reattore, è nato il sospetto che Stuxnet sia stato creato proprio per sabotare  il controverso programma nucleare degli ayatollah.

Una cosa è certa: il virus non è opera di  hackers “fai da te”.  Gli esperti che lo hanno decodificato, dicono che nulla di simile era mai apparso prima di ora. La sua architettura, lo rende invisibile ai più sofisticati programmi antivirus.. Sviluppare un simile programma maligno, ha richiesto risorse in termini di uomini e mezzi  che solo uno Stato può mobilitare. Ne sono convinte anche le autorità iraniane.  Un alto dirigente del ministro dell’informazione , Hamid Alipour, ha sostenuto che il virus “è stato inviato dal nemico per bloccare il programma nucleare”, anche se ha, al tempo stesso, assicurato che la situazione è sotto controllo.

I sospetti, non poteva essere altrimenti, si sono subito indirizzati su Israele. Non è un mistero che il Mossad, il potente servizio segreto dello stato ebraico, negli ultimi anni, ha cercato in tutti i mezzi di mettere i bastoni tra le ruote della macchina nucleare iraniana.  Una lunga serie di misteriosi incidenti sono accaduti negli impianti nucleari di Teheran: esplosioni,  malfunzionamenti, morte e sparizione di tecnici e ingegneri. E ora, buon ultimo, il virus Stuxnet.

Un indizio che porta ad Israele  c’è. Stuxnet  contiene un riferimento biblico. Una sorta di omaggio in codice alla figura centrale che sventò l’eccidio degli ebrei nel regno della Persia, presumibilmente nel V secolo prima di Cristo. Lo hanno scoperto gli ingegneri informatici che  hanno analizzato il programma malefico in ogni sua componente. Si è scoperto così  che il virus contiene una parola, Hadas, che in ebraico significa “mirto”, e che può anche essere letta come  Hadassa, il vero nome della principessa Ester. Chi consoce il Vecchio Testamento, sa che il libro di Ester narra del piano di Aman, consigliere del re di Persia, di sterminare tutti gli ebrei del regno. Con un sotterfugio però, Ester, consorte del Re, smaschera il complotto e sul patibolo finisce Aman invece del popolo eletto.

Si tratta di un indizio allo stesso tempo esplicito e labile. Chi ha scritto il codice voleva lasciare la sua firma? O il riferimento a Ester è un depistaggio? Domande destinate a restare senza risposta.

Da momento che è appurato che il virus è opera di uno Stato, due sono i paesi principalmente indiziati: Israele e Stati Uniti. Le forze armare d’Israele dispongono di una  unità d’elite, la  8200, dell’esercito, incaricato specificamente di condurre la guerra nel cyber spazio, il quinto fronte dopo  i più tradizionali terra, mare, aria e spazio. Essendo impianti produttivi e sistemi di sicurezza governati dal computer, la superiorità nel cyber spazio è  strategica. Una prova delle sue capacità, Israele l’ha data  in almeno una occasione recente. Quando il 16 settembre del 2007 gli f16 dell’aviazione militare si levarono dal suolo delle basi nel Negev per andare a bombardare un reattore nucleare in Siria, le difese antiaeree di Damasco furono accecate elettronicamente. I vertici militari si accorsero dell’incursione solo quando i caccia israeliani erano fuori dallo spazio aereo nemico. Quanto agli Usa, l’importanza attribuita al nuovo fronte rivelata dalla recentissima apertua di un Cyber comando nell’esercito.

Il virus al sapore di mirto infetta sistemi chiusi, non quelli collegati ad internet. Si propaga attraverso le chiavi UBS. Una volta che ha contaminato il computer, si comporta come un file normale, ingannando i programmi che dovrebbero individuarlo e rimuoverlo. Colpisce i sistemi della Siemens, che controllano turbine e centrifughe, componenti essenziali di un reattore atomico. Chi l’ha architettato, ha avuto accesso a informazioni riservate del colosso tedesco. Insomma, opera da servizio segreto internazionale.

Claudio Pagliara

Claudio Pagliara, giornalista e autore, racconto gli Stati Uniti al pubblico della RAII. Ho scritto “La tempesta perfetta. USA e Cina sull’orlo della terza guerra mondiale”, Edizioni Piemme

Comments (5)

  • Danielle Sussmann

    Molto interessante!!

  • giacinto sutto

    se la notizie est vera sono felicissimo, sia perche penso che il programma nucleare iraniano sia assolutamente da bloccare ed anche perche est una buona cosa trovare un arma che, almeno in prima battuta, non ammazzi le persone.

  • francesca

    SPERO CHE ALMENO I VIRUS RIESCANO A FERMARE QUESTO MATTO, L'OCCIDENTE ANCORA UNA VOLTA HA ABDICATO ALLE SUE FUNZIONI, LASCIARE SOLO ISRAELE NON E' UNA BUONA COSA BISOGNA CONSTATARE ANCORA UNA VOLTA CHE LO STATO EBRAICO E' SOLO

  • paola

    ma che notizia è..?

  • Claudio

    Per Paola. Una storia piu' che una notizia. Che apre uno squarcio sulla guerra invisibile che o servizi segreti combattono per scongiurare che l'arma nucleare finisca nella mani di un regime fanatico.

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