2 Maggio 2011

L'Osama della discordia (palestinese)


L’uccisione di Bin Laden commentata in modo diametralmente opposto a Ramallah e a Gaza. Per l’Autorità palestinese  presieduta da Mahmoud Abbas l’eliminazione  del capo di Al Queda è “un bene per la causa della pace nel mondo”. Per il premier di Hamas Ismail Haniyeh, Bin Laden, l’arciterrorista che ha abbattuto le Torri Gemelle, massacrando 3 mila persone,  era “un santo combattente arabo” e la sua uccisione “è un altro segno dell’oppressione americana”.

Il baratro tra le due anime dei palestinesi non potrebbe apparire più incolmabile. Pur tuttavia, domani Mahmoud Abbas e Khaled Mashal, leader politico di Hamas, si stringeranno la mano al Cairo e firmeranno un documento che pretende di mettere fine allo scisma. Poco importa che si tratti con tutta evidenza di una riconciliazione di facciata. Mahmoud Abbas ne ha bisogno per parlare a nome di tutto il suo popolo quando a settembre chiederà all’Onu il riconoscimento dello Stato palestinese. Hamas vuole la finta pace col movimento rivale perché gli consente di rinsaldare i suoi legami con il nuovo Egitto in un momento in cui è in difficoltà in Siria, per il sostengo della casa madre, i Fratelli musulmani, alla rivolta anti regime.

Il Medio Oriente è pieno di contraddizioni. E l’unica cosa che i protagonisti non temono è quella di cadere nel ridicolo.


Commenti

Commenti temporaneamente chiusi, ma puoi lasciare un trackback dal tuo sito.

9 risposte a “L’Osama della discordia (palestinese)”

  1. vincenzo ha detto:

    Dottor Pagliara,
    mi interesserebbe sapere, da una voce da anni impegnata in quei territori, quali ripercussioni potrebbe avere la morte di Osama Bin Laden in una regione geopoliticamente già instabile come quella medio-orientale, in particolare rispetto alla realtà israelo-palestinese della quale ha particolare esperienza. Mi rendo conto si tratta di una questione estremamente complessa ed articolata, ma anche poche linee mi farebbero piacere.
    La ringrazio e le auguro buon lavoro,
    Vincenzo.

  2. annita vivanti ha detto:

    Non solo non temono il ridicolo,ma pensano che il mondo penda dalle loro labbra….non siamo stupidi e sappiamo benissimo che cos’è Hamas,un gruppo terroristico che….terrorizza anche i suoi fratelli,terroristi che tengono prigioniero un ragazzo da oltre 5 anni….non sono ridicoli sono criminali!!!

  3. Valeria Turra ha detto:

    Grazie Claudio,

    come sempre prezioso a farci orientare in una situazione complessa e spesso sfuggente per chi non è uno specialista di Medio Oriente.

  4. Claudio ha detto:

    Caro Vincenzo,
    L’uccisione di Osama bin Laden ha un impatto simbolico, più’ che tangibile, dal momento che da anni non era più’ un capo terrorista operativo. Lancia un messaggio di determinazione dell’Occidente a non lasciare impuniti i mandanti di mega attentati terroristici. Il mito Osama ne esce a pezzi: non era in dialisi in una grotta umida ma conduceva una vita agiata in una grande villa con la certa protezione dell’infedele alleato americano Pakistan. E quando ha visto la morte negli occhi, invece di immolarsi come aveva insegnato ai suoi discepoli, si e’ fatto scudo con una delle sue mogli. Sono aspetti psicologici che influenzano la motivazione di potenziali terroristi di passare all’azione. Nel medio termine, diffondono sfiducia nei ranghi del nemico. E’ un punto segnato nella lunga partita contro il terrorismo internazionale. La guerra e’ ancora tutta da combattere. Spero di averle dato una idea del mio pensiero. La ringrazio di avermi rivolto la domanda. Claudio

  5. vincenzo ha detto:

    Sono d’accordo con lei sostanzialmente in tutto. Comprendo emotivamente le scene di giubilo a Ground Zero e davanti alla Casa Bianca, ma credo che analizzando la questione con lucidità si possano scorgere elementi poco tranquillizzanti per gli scenari futuri. Una escalation di violenza pertanto non mi sorprenderebbe, tanto in Oriente (e dunque anche nella regione israelo-palestinese) quanto in Occidente. La morte di bin Laden ha sicuramente valore simbolico, ma si sa bene che gran parte della pianificazione della fase operativa era affidata ad altri soggetti (penso ad Al-Zawahiri ad esempio) e che Al-Qaeda non ha struttura piramidale, bensì ramificata a mo’ di albero. Sentivo anche alcuni amici che parlavano dell’ipotesi di un possibile disimpegno dall’Afghanistan e che l’uccisione di bin Laden avrebbe esclusivamente questo obiettivo: “lo abbiamo fatto fuori, dunque possiamo andarcene”. La trovo una ipotesi piuttosto improbabile, perchè dal mio punto di vista la guerra in Afghanistan ha vissuto una notevole evoluzione dal 2001 ad oggi e l’uscita dal conflitto non può prescindere da una parziale soluzione politica (piuttosto che militare) del caso afghano. Casomai, la vedo più come l’evento dal quale potrebbe accelerare l’exit strategy programmata, magari con la collaborazione dell’ambiguo ed infido alleato pakistano.
    Quanto ad Obama, capisco il suo punto di vista e credo che la situazione assuma tinte chiaroscurali: vero è che bin Laden viveva negli agi della sua lussuosa villa di Abbottabad sostanzialmente protetto dal Pakistan, ma credo che l’impatto sull’opinione pubblica della “cattura ed uccisione del re del male” farà dimenticare l’aspetto, in termini di politica ed equilibri internazionali sicuramente rilevante, da lei sottolineato.
    Un saluto ed un augurio di buon lavoro,
    Vincenzo.

  6. vincenzo ha detto:

    Gentile Pagliara,
    rileggendo la sua risposta, mi pare ci sia un errore di battitura: il mito “Obama” dovrebbe essere il mito “Osama”. Dunque l’ultima parte del mio commento, riferendosi ad Obama, riguarda un’altra questione rispetto a quella da lei posta e si riferisce al tema del successo incassato nella lotta al terrorismo e ai possibili nuovi scenari geopolitici nella regione afghano-pakistana. Lei dunque crede poco alla conclusione secondo cui Osama possa diventare una nuova figura di martire, essere realmente visto come “il santo guerriero arabo” (sic!) di cui parla Hamas. E’ un punto di vista interessante, che si distingue da quanto finora hanno sostenuto alcuni analisti politici.
    Le chiedo a questo punto (probabilmente abusando della sua pazienza) due ulteriori chiarimenti: una dichiarazione come quella di Hamas non rappresenti un pesante ostacolo verso una possibile separazione del braccio “politico” da quello armato dell’organizzazione? O piuttosto questa esternazione risponde ad un chiaro disegno politico-propagandistico?
    In ultima battuta, le chiedo quanto importante possa essere a suo parere il movimento della “primavera araba” nell’isolamento delle frange terroriste.
    Buona giornata e mi scusi per la quasi “monopolizzazione” della sua pagina!
    Vincenzo.

    • Claudio ha detto:

      Caro Vincenzo,
      anch’io sono caduto nell’errore Osama-Obama in cui sono incappati decine di colleghi in dirette e articoli! Un fenomeno così frequente che e’ stato oggetto di articoli specifici. Forse c’e’ una spiegazione psicologica, ma mi sfugge. Comunque grazie per la segnalazione. Ho provveduto a correggere.
      Riguardo alle domande da lei poste. 1) Non credo nella separazione tra braccio politico e braccio militare, derivando il potere del primo nella forza del secondo, e la dichiarazione su Bin Laden ne e’ una prova. Non e’ propaganda, ma comune retroterra ideologico. Non dimentichi la lunga lista di attentati terroristici compiuti da Hamas nella stagione 2000 – 2005. 2) La “primavera araba” finora ha prodotto frutti modesti. Per un giudizio argomentato, bisogna attendere la prima vendemmia, le elezioni in Egitto a settembre.
      Buona giornata
      Claudio

  7. HaDaR ha detto:

    Non è assolutamente esatto dire che a Gaza e Ramallah le reazioni siano state cosí diverse, ALMENO NON IN ARABO!

    Guardi qui:
    http://palwatch.org/main.aspx?fi=157&doc_id=4972
    e
    http://palwatch.org/main.aspx?fi=157&doc_id=4976

    Il loro obbligo religioso di MENTIRE E DISSIMULARE agli infedeli le loro vere intenzioni, non si ferma ai confini di Gaza…

  8. livio ha detto:

    Per fortuna c’è stato questo chiarimento.
    Mi trovate d’accordo e aggiungo che avrei preferito un tribunale ad una esecuzione sommaria che porta con se molti lati oscuri e non ha consegnato Bin Laden alla giustizia. Un’occasione persa per la tanto decantata democrazia occidentale. In fondo “il mito Osama” era già divenuto politicamente irrelevante. I giovani protagonisti delle sommosse arabe ce l’hanno dimostrato.
    Cordiali saluti