Archivio per ‘Mondo’


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Giovedì 23 febbraio, a Gerusalemme, mia conferenza sulla società israeliana

21 febbraio 2012


Istituto Ratisbonne, Via Shemuel Hanagid 26, Gerusalemme

 

  Siete cordialmente invitati a prendere parte ad una conferenza di

 

Claudio Pagliara

responsabile dell’Ufficio di Corrispondenza della

RAI per il Medio Oriente

sul tema

“L’occhio di un giornalista italiano

 sulla complessita’ della societá israeliana”

 

con spezzoni di documentari trasmessi dalla RAI

 

serata in italiano, entrata libera

אגודת דנטה אליגיירי וחברת יהודי איטליה

בשיתוף

Studium Theologicum Salesianum “Ratisbonne”

שמחים להזמינכם להרצאה

 

ביום חמישי 23 בפברואר 2012, בשעה 19.00

במכון Ratisbonne, רחוב שמואל הנגיד 26, ירושלים

  

של מנהל משרד RAI במזרח התיכון CLAUDIO PAGLIARA

 

“עינו של עיתונאי איטלקי על המורכבות של החברה הישראלית”

בליווי קטעים דוקומנטרים שה- RAI שידרה

 

הערב התנהל באיטלקית, הכניסה חופשית


I Luoghi dello Spirito” – Tg2 Dossier – 7 gennaio 2012: il video

9 gennaio 2012

Cari amici, vi invito a vedere e condividere il mio nuovo documentario su “I luoghi dello spirito”: Negev, Monte delle Beatitudini, Ashram Desert, Monte Grizim, Monte Meron. Israele possiede luoghi di intensa spiritualità e ancora miracolosamente incontaminati.

Per  vedere il video, clicca qui. 

Israele, il pericolo atomico

7 dicembre 2011

Giovedì, presso la Fondazione Magna Carta, a Roma, ho partecipato con Fiamma Nirenstein e Udi Segal ad un dibattito sul tema: “Israele, la sfida diplomatica e il pericolo atomico”. E’ possibile ascoltare i singoli interventi cliccando qui

Perché l’Occidente deve fermare l’Iran

7 novembre 2011

 In anteprima, l’editoriale che ho scritto per “L’Occidentele”

Gerusalemme. Invece di trincerarsi dietro vuote frasi, come la lapalissiana costatazione del ministro degli Esteri francese, Alain Juppé – “Un attacco all’Iran destabilizzerebbe l’intera regione” (sic) – Stati Uniti e ciò che resta dell’Unione Europea dovrebbero fare fronte comune con Israele e accompagnare nuove draconiane sanzioni economiche con la minaccia tangibile e certa di un intervento militare se l’Iran non rinuncerà al suo programma nucleare. Solo così, forse, si scongiurerebbe il peggio: un attacco preventivo e solitario di Israele, che a Gerusalemme è visto ancora come un’estrema, pericolosa spiaggia, ma che il premier Benjamin Netanyahu e il ministro degli Esteri Ehud Barak considerano la loro missione storica per scongiurare un secondo olocausto.

Il dilemma più difficile che nella sua pur travagliata storia mai Israele si è trovato ad affrontare è riassunto nel rapporto dell’AIEA – l’Agenzia internazionale per l’Energia Atomica. Secondo quanto trapelato, l’Iran nell’ultimo decennio ha corso senza sosta verso l’obbiettivo di diventare una (continua…)

Siria, le voci dal confine

17 giugno 2011

Ho visto una interminabile fila di vestitini  stesi sui fili, e tanti bambini giocare dietro le recizioni di plastica blu, che le autorità turche hanno issato per proteggere la privacy dei profughi siriani che sono sfuggiti alla macchina repressiva del regime di Bashar Assad. Da ieri, mi muvo  lungo il confine tra la Turchia e la Siria. Diecimala siriani  hanno trovato riparo in Turchia, altrettanti sono accampati lungo il confine, ma in territorio siriano. Non è facile raccogliere le loro testimonianze. Le autorità turche proibiscono ogni contatto esterno. 

Giocando al gatto e topo con la polizia turca, però, ci sono riuscito. Tre bellissime bambine hanno fatto capolino da dietro la fascia blu.  E’ stata una gioia vederle. Mi hanno detto che hanno parenti ancora in Siria. Non volevano parlare con i giornalisti. Dietro il volto disteso, c’è la paura inculcata da uno dei regimi arabi più repressivi. La polizia torca è arrivata quasi subito, mettendo fine alla conversazione. Ma non mi sono dato per vinto. Ho attraversato un torrente, e mi sono avvicinato al campo da dietro. Ho sentito voci da dietro la fascia di plastica. L’ho abbassata. Alcuni giovani erano a pochi metri, sdraiati sull’erba, all’ombra di un albero. Uno di essi, Ahmed, venti anni, ha accettato di buon grado di parlare.  Proviene da Jis el Shoughoul, la città teatro la scorsa settimana di una campagna da parte delle truppe di Bashar Assad, dopo essere sfuggita brevemente al controllo centrale. Mi ha descritto la brutalità delle forze di sicurezza, che non esitano a sparare su manifestazioni pacifiche. Lui ha perso un fratello e un cugino. Mi ha detto anche che alcuni agenti hanno stuprato donne sul ponte della città. Mi ha confermato che la settimana scorsa c’è stato un episodio di insubordinazione, alcuni ufficiali hanno disobbedito agli ordini di sparare sulla popolazione, un conflitto a fuoco è scoppiato tra . militari lealisti e disertori. 

Racconti analoghi deve averli raccolti anche Angelina Jolie, che oggi ha speso due ore e mezzo tra i profughi siriani. Le televisioni di tutto il mondo sono accorse per la star di Hollywood, che da anni è ambasciatrice di buona volontà dell’Alto commissariato per i rifugiati dell’Onu. L’abbiamo potuta intravvedere, ma da lontano. Anche in questo caso, le autorità turche non hanno consentito l’accesso della stampa al campo. La Jolie ha contribuito ad accendere i riflettori sulla tragedia in atto in Siria. C’è da sperare che smuova anche le coscienze a Palazzo di Vetro. Tre mesi di brutale repressione, 1.400 morti, oltre dieci mila persone arrestate non hanno prodotto neppure una risoluzione di generica condanna da parte del Consiglio di Sicurezza. La minaccia di veto da parte di Russia e Cina è riuscita finora a fermare l’iniziativa europea. Vergogna!

Nasrallah, una bufala rivelatirce

14 agosto 2010

Hassan Nasrallah ha fatto uno “scoop”.  Non e’ stato il suo movimento, Hezbollah, a uccidere l’ex premier libanese Rafik Hariri il 14 febbraio del 2005, come il Tribunale dall’Onu si appresta a sentenziare ma, udite udite, Israele. Si’, l’arcinemica entità sionista sarebbe riuscita a piazzare decine di tonnellate di esplosivo sotto il selciato del lungomare di una citta’ , Beirut,  dove all’epoca non si muoveva foglia senza che la Siria volesse. E come prova di questa clamorosa notizia, Nasrallah ha fornito la ”confessione” di un presunto agente del Mossad inviato, a suo dire, da Israele per convincere il governo libanese sulla responsabilità di Hezbollah nell’assassinio di Hariri e  vecchie immagini del luogo dell’attentato scattante anni prima da un drone israeliano.

Se non fossimo in Medioriente, la “rivelazione” meriterebbe di essere archiviata nel bidone della spazzatura.  Invece, ha avuto eco, eccome. Iran e Siria si sono affrettati a definire schiaccianti le ”prove” fornite da Nasrallah. E l’anemico premier libanese, Saad Hariri, padre di Rafik Hariri, per non sbagliare ha chiesto all’Onu di valutare i nuovi elementi forniti da Hezbollah.

La farsa e’ destinata a continuare nei prossimi mesi, quando le prove vere, quelle raccolte dal tribunale ad hoc istituito dall’Onu nel 2007, inchioderanno, che le indiscrezioni sostengono, dirigenti di spicco di Hezbollah. Saad Hariri, che ha ceduto alle richieste di Hezbollah e ha dato al movimento sciita potere di veto nel governo, si troverà nella scomoda posizione di presiedere un governo dove siedono gli assassini del padre. Non vorremmo essere al suo posto.

 Le “rivelazioni” di Nasrallah sono pero’  anche e soprattutto la spia della debolezza della sua leadership. Quattro anni fa, con il rapimento di due soldati israeliani, ha spinto Gerusalemme ad una offensiva che ha distrutto le infrastrutture del Libano e ha imposto una robusta presenza di forze Unifil nel sud del Paese. E’ vero che in questi anni l’Iran, attraverso la Siria, ha riarmato Hezbollah ad un livello mai raggiunto prima. Ma Nasrallah ha di fatto le mani legate. Non puo’ continuare la sua guerra di frizione contro Israele perche’  le sue milizie sono state allontanate dal confine.  Il suo potere politico, una volta pubblicati i risultati dell’inchiesta del Tribunale Onu,  e’ destinato ad essere messo in discussione. Del resto, ricordiamolo, all’indomani della guerra del luglio del 2006, nonostante Israele non riusci’ ad ottenere una vittoria decisiva contro le sue milizie, Nasrallah  dichiarò che se avesse saputo l’intensità’ della reazione israeliana non avrebbe mai ordinato l’attacco che l’ha scatenata.

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