Claudio Pagliara, giornalista RAI

Benvenuto nel blog di Claudio Pagliara. Giornalista dal 1984, Claudio Pagliara è il corrispondente della Cina, Giappone e Asia sud-orientale per la RAI.


Terrorismo
14 Aprile 2011

Arrigoni nelle mani degli islamisti? No del Mossad

Ecco  una notizia di quelle che le anime belle dagli occhi bendati di certi settori, minoritari ma rumorosi, dell’estrema sinistra italiana non vogliono proprio capire. O forse, meglio, non possono capire. Vittorio Arrigoni, l’eroe di tutte le Flottiglie, passate, presenti e future, e’ stato rapito da un gruppo islamico, ancor piu’ radicale di Hamas, nella Striscia di Gaza che aveva eletto a sua seconda patria. Come e’ possibile, si chiedono ora quanti non possono neppure immaginare che un attivista filo palestinese possa essere nei guai per mano islamica? Naturalmente ci deve essere la mano del Mossad! Naturalemente e’ opera del complotto sionista! Naturalemente c’e’  lo zanpino di Berlusconi, che con un telefono cerca voti per far passare il processo breve alla Camera e con l’altro organizza rapimenti nella Striscia di Gaza!

No,  non sto scherzando. Commenti di questo tenore li trovate numerosi sulla pagina Facebook di Vittorio Arrigoni .

Nell’unire la mia voce a quella di quanti chiedono in queste ore l’immediata liberazione di Vittorio Arrigoni, mi sembra utile fornire ai lettori igmari della realtà’ di Gaza alcune informazioni che aiutano a comprendere l’origine di questo deprecabile episodio.  Il gruppo che ha rapito Arrigoni, “Monoteismo e Guerra Santa” fa parte della galassia salafista (o salafita), una corrente dell’Islam che predica un ritorno alle origini e la lotta a ogni forma di occidentalizzazione.  A Gaza, i salafisti (o salafiti) hanno fatto la loro comparsa dopo  la presa del potere di Hamas ai danni di Fatah, nel 2007. Hamas ha inizialmente  tollerato questi gruppi, affidando loro il compito di guardiani della “morale”.  I risultati sono sotto gli occhi di tutti: minacce e intimidazioni  nei confronti della sparuta comunità’ cristiana , duemila anime,  con l’assassinio, ancora impunito, del libraio  Rami Khader Ayya;   attacchi con bombe incendiarie  contro gli internet caffè’; il divieto ai parrucchieri uomini di esercitare la loro professione. In poco tempo, il peso dei salafisti (o salafiti) e’ cresciuto e  gruppi della galassia  hanno cominciato a sfidare apertamente  Hamas e il suo monopolio del potere.  Il primo scontro risale al 15 agosto del 2009, quando Abdel-Latif Moussa, leader del gruppo  Jund Ansar Allah, si proclamo’   emiro di Rafah. Hamas non andò per il sottile. Dopo poche ore, assalto’  la moschea nella quale era asserragliato l’auto proclamato emiro e  lo uccise assieme ai suoi seguaci.

Questo e’ il contesto in cui e’ maturato il rapimento di Vittorio Arrigoni. L’attivista italiano si trova nelle mani di un gruppo  il cui leader, lo sceicco Abu Walid-al-Maqdasi, era stato arrestato lo scorso mese da Hamas. E’ vittima dell’ideologia fondamentalista di gruppi islamici che criticano  Hamas per la lentezza con cui procede nell’islamizzazione della società palestinese.  Israele, il sionismo, Berlusconi non c’entrano nulla. Ma lo strabismo di chi crede che tutto il male sia da una sola parte, quella israeliana, gioca brutti scherzi. E offende la ragione.

Antisemitismo, Cultura, Terrorismo
5 Aprile 2011

Pallottole su Alice nel paese delle meraviglie

Juliano Mer-Khamis, arabo israeliano, pacifista e sopratutto attore e regista, e’ stato ucciso ieri a Jenin, da un commando palestinese, una tragica ironia della sorte dal momento che aveva speso gran parte della sua vita a difendere la causa palestinese, lui che aveva sempre dovuto lottare con la sua doppia identità’, figlio di madre ebrea e di padre arabo. Lo hanno ammazzato con una raffica di pallottole davanti al  teatro che lui aveva creato, “Freedom Theater”, il teatro della libertà’.  Qualche tempo fa Juliano aveva ammesso di sentirsi in pericolo di vita e di prendere precauzioni. I radicali islamici non potevano sopportare l’idea che uno dei progetti culturali più’ importanti dei Territori fosse condotto da un artista per meta’  ebreo. , “Una lampante forma di razzismo”, aveva denunciato Juliano.  Che aveva concluso con parole chiaroveggenti:  “Dopo tutto il lavoro  fatto in questo campo rifugiati, sarebbe una vera sfortuna essere ucciso da proiettili palestinesi” .  Il premier palestinese Salam Fayyad ha denunciato l’uccisione come “Una grande violazione dei valori umani” e ha promesso di arrestare i responsabili.

Avevo incontrato Juliano l’8 marzo a Jenin. Aveva scelto la Festa delle donne per la prima della sua nuova creatura artistica, un “Alice nel Paese delle meraviglie” in versione palestinese e femminista. Ecco il testo dell’intervista.

Claudio: Perché’ Alice nel Paese delle meraviglie a Jenin?

Juliano: Alice nel paese delle meraviglie e’ un testo immaginifico, fantasioso, non e’ stato difficile trasformarlo, adattarlo alla realtà’ di Jenin. E’ un inno alla liberazione: liberazione personale e liberazione nazionale. Per una strana coincidenza, mettiamo in scena lo spettacolo dopo le rivoluzioni in Tunisia, Egitto e, inshallah, anche in Libia.

C: La sua Alice e’ prima di tutto un’opera d’arte di alto livello, forse il più’ alto mai raggiunto in Palestina…

J.:Io metto l’enfasi sulla qualita’. Non e’ sufficiente avere un messaggio di alto valore sociale o politico. E’ importante che lo spettacolo abbia un alto valore artistico. L’equipe e’ composta da professionisti. E questo e’ il messaggio che cerchiamo di trasmettere sia agli studenti della scuola di teatro sia all’audience.

C: Ci racconti l’Alice di Jenin…

J: La nostra Alice e’ costretta a fidanzarsi con Ahmed, ma lei non vuole sposarlo e scappa. Nella fuga incontra Rabbit, il coniglio, che la trasporta nel Paese delle meraviglie, Jenin-land. Una terra delle meraviglie dove la gente non si cura che il telefonino squilli nel mezzo della rappresentazione teatrale, ad esempio… Una terra dove c’e’ un baccano infernale, dove l’esercito israliano compie incursioni. Entrata questo mondo, Alice incontra diversi uomini.  La desiderano, vogliono fare all’amore con lei, vogliono sposarla. Intraprendendo questo viaggio, Alice cresce, impara e diventa una ragazza indipendente,  si sente finalmente libera. Il messaggio e’ che se le nostre donne, le nostre sorelle, le nostre madri non saranno libere, noi tutti, noi palestinesi non saremo mai veramente liberi.

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24 Marzo 2011

Terrore a Gerusalemme, triste déjà vu

Gerusalemme. Ore 15, nella saletta di montaggio, dove sono rinchiuso notte e giorno per terminare il mio documentario su: “Quest’anno a Gerusalemme” (Tg2 Dossier prima di Pasqua) arriva, sordo, un botto inconfondibile. “Pigua pigua”. “Balagan, balagan”. Attentato! Che casino! il lessico ebraico di base che si apprende appena si arriva in Israele. La fermata dell’autobus […]

13 Marzo 2011

Itamar, strage degli innocenti: le mie foto

Decine di migliaia di persone hanno partecipato a Gerusalemme ai funerali della famiglia Fogel: il padre Udi (36 anni), la madre Ruth (35) e tre dei loro sei figli, Yoav (11), Elav (4) e Hadas (3 mesi). Due terroristi palestinesi si sono introdotti nella loro casa a Itamar, insediamento ebraico in Cisgiordania, e li hanno […]

10 Marzo 2011

Parla Amidror, il nuovo Consigliere di Netanyahu

Netanyahu ha scelto il generale Yaakov Amidror come nuovo Presidente del Consiglio di Sicurezza Nazionale, ignorando le perplessità di settori  della sinistra che lo considerano un falco. Sostituirà Uzi Arad, che torna all’attività accademica, dopo che il ministro degli Esteri Lieberman si è opposto alla sua nomina ad ambasciatore in Gran Bretagna. Amidror è stato […]

7 Marzo 2011

Internet, Che Guevara del XXI secolo

Cari amici, posto la “Lettera da Gerusalemme” che ho scritto per il prossimo numero di Prima Comunicazione: Gerusalemme. Si chiamano Facebook, Twitter, YouTube, i Che Guevara del XXI secolo, i nuovi Lenin che catalizzano il malcontento del nostri giorni, I Mao Tze Tung che fanno compiere in un battibaleno una lunga marcia ai popoli del […]

14 Gennaio 2011

Marya, il cuore degli israeliani vince sulla burocrazia

Marya, 10 anni,  potrà restare in Israele per curarsi. Assieme al padre e al fratello, che non la lasciano mai sola, ha ottenuto il permesso di residenza. A concederlo, il ministro dell’Interno Ishai. Appena la notizia si è diffusa, molti occhi si sono riempiti di lacrime di gioia all’ospedale di Gerusalemme, dove da 5 anni […]

12 Dicembre 2010

Flottiglia: Lettera aperta al presidente dell’Ordine

Al Presidente dell’Ordine dei Giornalisti Enzo Iacopino ( email: enzo.iacopino@odg.it ) Caro Presidente, Con questa lettera aperta, intendo esprimerle la mia profonda indignazione per la decisione di ospitare nei locali dell’Ordine dei Giornalisti la conferenza stampa di Freedom Flottiglia II. I giornalisti italiani sono iscritti d’ufficio all’Ordine, che in quanto istituzione professionale non dovrebbe schierarsi […]

9 Dicembre 2010

Ordine dei Giornalisti pro Hamas? Non in mio nome!

Ieri sera un colpo di mortaio esploso dalla Striscia di Gaza ha ferito un israeliano. Dopo l’offensiva “Piombo fuso” il fuoco  islamico si e’ diradato, ma nessuno si fa illusioni che cessi. Hamas ha come obbiettivo dichiarato la distruzione di Israele. E’ finanziato dall’Iran, alla cui guida c’e’ un signore che nega l’olocausto e arricchisce uranio. […]

25 Ottobre 2010

Ultraortodossi, il fronte interno di Israele

Uno degli aspetti più controversi e meno conosciuti all’estero di Israele è il trattamento “a 5 stelle” che lo Stato riserva alla comunità ultraortodossa. I “charedim” (la ch ha un suono gutturale), questo il termine ebraico, hanno un sistema scolastico autonomo, quello delle yeshivot, scuole religiose, foraggiato dallo Stato, dove i ragazzi maschi studiano, a […]