Archivio 'Palestinesi'

Politica, Terrorismo
10 Marzo 2011

Parla Amidror, il nuovo Consigliere di Netanyahu

Netanyahu ha scelto il generale Yaakov Amidror come nuovo Presidente del Consiglio di Sicurezza Nazionale, ignorando le perplessità di settori  della sinistra che lo considerano un falco. Sostituirà Uzi Arad, che torna all’attività accademica, dopo che il ministro degli Esteri Lieberman si è opposto alla sua nomina ad ambasciatore in Gran Bretagna.

Amidror è stato il primo comandante arrivato dalle file del sionismo religioso.  Ha servito nell’esercito per 36 anni, ricoprendo gli incarichi di direttore dell’intelligence militare e comandante dell’Accademia militare. Il 9 febbraio scorso, quando la piazza Tahrir ancora non aveva dato la spallata finale a Mubarak, l’ho intervistato nella sede dell’Istituto Lander, di cui è vice presidente da quando è andato in pensione dall’Esercito.  Alla luce della nomina, le sue risposte aiutano a capire il punto di vista dell’establishment israeliano sulle sfide del prossimo futuro.

Lei teme che l’Egitto possa cambiare la sua collocazione internazionale?

Non abbiamo la sfera di cristallo.    Ciò che conosciamo è la situazione sul campo. L’opposizione ha caratteristiche singolari. Non ha un leader, si è organizzata attraverso internet, Facebook. La domanda aperta è cosa accadrà quando il popolo sarà chiamato a votare. Per raccogliere voti, è necessaria una organizzazione. E per ora c’è una sola forza organizzata, i Fratelli Musulmani. Hanno una lunga tradizione, 80 anni, profonde radici nella società e sono ramificati in tutto l’Egitto.  La loro forza l’hanno dimostrata nelle penultime elezioni, ottenendo 88 seggi contro i 36 delle altre forze dell’opposizione. Al momento, non sappiamo cosa accadrà al partito di governo, se si disintegrerà, se troverà un nuovo leader. In ogni caso, c’è  ragione di temere che in libere e democratiche elezioni i Fratelli Musulmani vincano. E’ già accaduto in passato.   Penso alla Rivoluzione francese: alla fine gli estremisti, non i liberali,  prevalsero. Penso alla rivoluzione in Russia: prima che i comunisti ne prendessero la testa era guidata da forse democratiche e liberali. Pensi all’Iran: il  premier, nel 1978, era un liberale e alla fine è tornato Khomeini e ha spazzato via tutti. E non facciamoci illusioni, Il linguaggio moderato usato oggi dei Fratelli Musulmani  fa parte del gioco. La loro ideologia è quella dell’estremismo islamico. Se in futuro saranno in grado di influenzare il  governo, condurranno l’Egitto in uno stato di frizione con Israele.

Se l’Egitto cadesse nelle mani dei Fratelli Musulmani, che nuovi problemi di sicurezza ci sarebbero per Israele?

Dipende dall’Egitto. Noi non abbiamo interesse a cambiare nulla. Stiamo a guardare, cerchiamo di impariarare e col tempo  valuteremo il da farsi. Reagiremo a seconda delle azioni che verranno dall’altra parte del confine. Sono certo che l’esercito egiziano comprende il pericolo di un cambio di politica e farà tutto il possibile per mantenere lo status quo. Ma Israele è di fronte ad un gigantesco punto interrogativo. La verità è che non possiamo prevedere che direzione prenderà l’Egitto.

Le nuove incognite hanno un impatto sul processo di pace?

Società, Terrorismo
14 Gennaio 2011

Marya, il cuore degli israeliani vince sulla burocrazia

Marya, 10 anni,  potrà restare in Israele per curarsi. Assieme al padre e al fratello, che non la lasciano mai sola, ha ottenuto il permesso di residenza. A concederlo, il ministro dell’Interno Ishai. Appena la notizia si è diffusa, molti occhi si sono riempiti di lacrime di gioia all’ospedale di Gerusalemme, dove da 5 anni è ricoverata.

Marya è una bambina palestinese di Gaza.. Il cielo le è letteralmente crollato addosso, la mattina del 20 maggio del 2006, quando un missile israeliano ha centrato  l’auto di un terrorista, a pochi metri dalla sua. L’onda d’urto le ha portato via la madre, la nonna e un fratello. Lei è stata tirata fuori dalle lamiere in fin di vita e  trasferita in Israele. Ce l’ha fatta, ma è rimasta paralizzata dal collo in giù.

Gli ospedali di Gaza non sono  attrezzati per le cure di cui ha bisogno. Per le autorità israeliane un dilemma. Da un lato il timore di stabilire un precedente, concedendole la residenza. Dall’altro la pressione dell’opinione pubblica, favorevole ad una soluzione umanitaria.

Alla fine hanno vinto le ragioni del cuore su quelle di stato.

Marya  ha ottenuto la residenza temporanea. Tra qualche tempo  diventerà cittadina israeliana a tutti gli effetti. In ospedale ha imparato l’ebraico. E da tre anni ogni mattina va a scuola . Con ottimi risultati, assicurano gli insegnanti, soprattutto in matematica.

Politica, Terrorismo
29 Agosto 2010

Shimon Peres, intervista al Tg1

A 4 giorni dal vertice di Washington tra il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il Presidente palestiense Mahmoud Abbas, il Presidente dello Stato di Israele Shimon Peres esprime ottimismo in una intervista esclusiva che mi ha rilasciato oggi per il Tg1. Per vedere il servizio sul Tg1 delle 20, clicca qui

Di seguito il testo integrale dell’intervista (in inglese)

Claudio Pagliara: Mr. President, Prime Minister Netanyahu and Palestinian President ,Mahmud Abbas agreed to resume direct negotiations. But on both sided skepticism seems to prevail. Do you believe that it is possible to reach a peace agreement in one year?

Shimon Peres: I think that it can be reached even earlier because the subjects are known, they are not new, and also because the alternative is known. The alternative is so worrying to all sides that I think they must got a feeling “this time we have to succeed”.

CP: Do you believe that you will see peace in your lifetime?

SP: Hundred per cent

CP: Do you think that Israel should keep on freezing settlements, a key demand of the

News
3 Luglio 2010

Fashion show a Ramallah

Ramallah, la Beirut della Palestina? Sembrerebbe proprio la strada imboccata dalla citta’ “sede provvisoria”, come si dice in politically correct,  dell’Autorità’ Palestinese. Ieri sono stato invitato  al “Night Gala”  organizzato dal ristorante lounge piu’ chic della citta’, Orjuwan.  Tra  due file di tavoli,  nastri bianchi delimitavano una passerella. 

Il primo Fashion show della storia di Ramallah ha visto protagoniste una diecina di modelle palestinesi alle prime armi, anche se un paio  hanno mostrato di avere i numeri per fare strada.  

Regista della serata,  Samar Daםud, proprietaria dell’omonima boutique, che ha fornito i vestiti indossati dalle modelle. La moda italiana ha fatto la parte del leone. 

Sotto la guida del presideete Abu Mazen e del premier Salam Fayyad, Ramallah fiorisce. Sotto il tallone del movimento islamico Hamas, Gaza invece perisce. Ad Orjouan ho incontrato un collega di un network arabo. L’avevo conosciuto a Gaza. “Sono fuggito, 4 mesi fa, con tutta la famiglia – mi dice -. Li’ la vita e’ impossobile. Quando esci con la tua ragazza, devi portare sempre con te il certificato ufficiale di fidanzamento per  mostrarlo ogni volta che un poliziotto ti ferma, altriemnti passi i guai”. Viva il Fashion show, viva Ramallah, sempre piu’ liberale.