CinaCina, le vie della droga

Cina, le vie della droga

Quattro decenni di crescita tumultuosa hanno permesso a centinaia di milioni di cinesi di uscire dal vortice della povertà. Nessun Paese è riuscito in tale impresa,  in un lasso di tempo così breve. C’è però il rovescio della medaglia. La rapida urbanizzazione, ha scosso vincoli familiari e valori tradizionali.  E’ aumentata la disparità  tra ricchi e poveri.   Terreno favorevole per la diffusione  della droga.  Le cifre ufficiali dicono che ad usare sostanze stupefacenti sono due milioni e mezzo di persone. In realtà molti di più.

Zhao Haiqing, Istituto di riabilitazione Tian Kang

Questa arte marziale  ha ottocento anni di storia, risale alla dinastia Song. Gli esercizi non rafforzano solo il fisico, ma anche lo spirito. Curano i danni provocato alla droga al sistema nervoso, alla circolazione,  agli organi interni. 

Antiche tecniche applicate ad un problema dei nostri giorni: la tossicodipendenza.

Il Centro Tian Kang – letteralmente “cielo e salute” – si trova alle porte di Pechino. E’ una  struttura di riabilitazione per tossicodipendenti gestita direttamente dal Ministero della Giustizia.  In tutta la Cina ce ne sono solo sei di questo genere. Si entra su base volontaria, anche se la presenza delle divise lascia incedere che l’alternativa è il carcere.

Lao Wang, ex tossicodipendente

A sedici anni, ho fatto amicizia con persone che erano già nel giro della droga. Pian piano, ci sono entrato anch’io. Quando  mio padre se ne è accorto, mi ha posto di fronte ad un aut aut: o accettavo di farmi curare o avrebbe interrotto ogni contatto con me. E lui che mi ha portato qui.

Lao Wang,  dopo una cura di due anni, è stato dimesso.  Ora viene qui una sola volta a settimana, per la terapia di mantenimento. Gli altri giorni  lavora.

Lao Wang, ex tossicodipendente

Quando usciamo è molto difficile tornare ad una  vita normale. Alcuni di noi non sanno fare nulla. Per questo, il Centro ha stretto accordi con diverse società che offrono a chi termica con successo la terapia corsi di formazione.

Fino a pochi anni fa, la droga pesante più consumata in Cina era l’eroina, proveniente dal triangolo d’oro, la regione montagnosa a cavallo di Birmania Laos e Thailandia dove si stendono alcune delle più vaste coltivazioni di oppio del mondo. Più recentemente, anche in  Cina come in Occidente si è diffuso il consumo di droghe sintetiche, come la Metanfetamina.

Xu Jie, Direttore Dipartimento disintossicazione Ospedale Gaoxin, Pechino

Sono droghe sintetizzate in laboratorio, dunque a buon mercato. Sono facili da spacciare. Al contrario dell’eroina, non debbono essere assunte quotidianamente. Per questo, molti pensano che non siano dannose. E sbagliano di grosso.

Allarmante da questo trend, le autorità hanno cominciato a ripensare il tradizionale approccio punitivo.

Xu Jie, Direttore Dipartimento disintossicazione Ospedale Gaoxin, Pechino

In Cina abbiamo sia centri di internamento sia  istituzioni mediche su base voltarla per il trattamento della tossicodipendenza. Ma i centri su base volontaria sono pochi. Nel 2016 in Cina erano solo 72, negli Stati Uniti   11 mila. Questo perché c’è un malinteso, si pensa ancor anche per uscire dalla droga sia necessaria la coercizione. Ma centro come il nostro, su base volontaria, dimostrano di essere efficaci. Questo ospedale vanta una percentuale di successo nella riabilitazione dei tossicodipendenti del 75%.

Se per contenere la domanda, si cerca sempre di più di ottenere la collaborazione volontaria del tossicodipendente,  La Cina non esita a punire con la pena massima, quella capitale, i grossi trafficanti.

Meng Ge, avvocato

La pena di morte è comminata per il traffico di grosse quantità di droga. La quantità varia da sostanza a sostanza. Per l’oppio, la quantità è di un chilo.

Nonostante il pungo di ferro nei confronti dei trafficanti, e le telecamere di videosorveglianza istallate ad ogni angolo di strada, lo spaccio e il consumo  di droghe continua a crescere. Le statistiche ufficiali – due milioni e mezzo di tossicodipendenti – fotografano solo chi è registrato come tossicodipendente. La reale dimensione del fenomeno è molto più grande.

Wang Yi, ex tossicodipendente

Nel giro si entra attraverso un amico che già fa uso di droghe. Poi si chiede all’amico il contatto telefonico o internet dello spacciatore e si comincia a contattarlo direttamente Oggi è molto facile  reperire droghe sintetiche, come le metanfetamine .

Wang Yi ha assunto droghe per 11 anni. Ha fatto il vuoto attorno a se a forza di chiedere prestiti che non poteva restituire. Anche la moglie lo ha lasciato, per il suo rifiuto di uscire dal vortice.  Fino a quando ha visto la morte in faccia

Wang Yi, ex tossicodipendente

Un amico che si drogava si è suicidato gettandosi dalla finestra. Un altro si è dato alle fiamme, un terzo è morto di overdose. Ho avuto paura per la mia vita. Ho pensato ai miei figli. Mi son detto: non posso lasciarli soli. Così ho deciso di smettere. Sono venuto in questo ospedale. In tre mesi mi sono liberato dalla droga. Ora resto qui, come volontario. Con la mia esperienza, aiuto gli altri a fuggire dal baratro della droga.

I centri volontari di disintossicazione sono in aumento. Così come gli ospedali pubblici che distribuiscono metadone a chi ha scelto di liberarsi dall’eroina.  Ma la  maggioranza dei tossicodipendenti finisce ancora negli appositi centri di detenzione. La polizia non lesina mezzi per scovare spacciatori e tossicodipendenti. In alcune aree disagiate, vengono analizzati i  liquami della rete fognaria a caccia di tracce di stupefacenti.

L’approccio duro nei confronti della droga è anche il riflesso della storia recente della Cina. Nessuno ha dimenticato la piaga dell’oppio, smerciato dai britannici in epoca coloniale, che ha a lungo mortificato lo spirito nazionale.

Oggi la società vede nel tossicodipendente un disertore, e tende a chiudere gli occhi sulle cause profonde del suo disagio

Claudio Pagliara, giornalista e autore, racconto gli Stati Uniti al pubblico della RAII. Ho scritto “La tempesta perfetta. USA e Cina sull’orlo della terza guerra mondiale”, Edizioni Piemme

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