30 Luglio 2010

I gay conquistano la Knesset


Claudio porta la kippa, il copricapo ebraico, ed è osservante. Ieri, durante la “Love parade” di Gerusalemme ne indossava uno arcobaleno, i colori del movimento omosessuale. “Ci creda o no, lavoro per una organizzazione ultra ortodossa” – mi dice mentre entra, assieme a i tremila partecipanti al corteo, nel Rose

Garden della Knesset. Claudio è nato negli Stati Uniti, in California. Vive da 11 anni a Gerusalemme. Ha scelto di immigrare (ha fatto “alya”) in terra di Israele, per motivi religiosi, a dispetto della sua omosessualità. Ma non immaginava quanto sarebbe stato difficile essere ebreo osservate e gay nel cuore pulsante dell’ebraismo.

Il vice sindaco di Gerusalemme, l’ortodosso Yitzhak Pindrus ha avanzato l’odiosa richiesta di autorizzare una “parata di asini” in concomitanza con la “love parade” perché, a suo dire,  l’omosessualità trasforma l’uomo in bestia.

In questo clima, un successo per il movimento gay aver attraversato le strade della città santa a tre religioni senza incedenti e aver ottenuto, per la prima volta, il permesso di raggiungere la Knesset, il tempio della democrazia israeliana. La marcia segnava il primo anniversario dell’assalto ad una discoteca gay di Tel Aviv, costato la vita a 2 persone. I responsabili sono ancora ignoti.  “La tolleranza è sacra” ha scritto un manifestante su un cartello. Sì, la tolleranza è santa almeno quanto Gerusalemme.


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