Cina
2 Febbraio

Capodanno cinese: La frenata del Dragone


Tv7 del 1/2/2019 sul Capodanno cinese e la frenata del dragone

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Tv7 del 1/2/2019 sul Capodanno cinese e la frenata del dragone. I link ai siti di Rai Play e Tg1

Alla stazione di Pechino da giorni la gente si accalca alle biglietterie. E’ cominciato l’esodo per il capodanno cinese: la più grande migrazione umana dei tempi moderni,  centinaia di milioni di persone lasciano le grandi città e ritornano nei villaggi d’origine per trascorre in famiglia, come impone la tradizione, la festività più importante del calendario.

Capodanno cinese
Capodanno cinese: la frenata del Dragone

Il 4 febbraio il gigante asiatico si lascerà alle spalle l’anno del cane e entrerà in quello del maiale, simbolo di prosperità nello zodiaco cinese. Ma all’orizzonte si addensano nubi scure che preannunciano tempesta.  La locomotiva economica del pianeta rallenta.   Conseguenza anche della guerra commerciale con gli Stati Uniti.  Ci sono aziende che hanno preferito dare più vacanze ai dipendenti invece della attesa gratifica di fine anno. C’è chi ha perso o non riesce a trovare lavoro. Chi si lamenta che il caro vita corre più veloce degli stipendi. Davanti alla stazione, non è difficile imbattersi in passeggeri che hanno preso il solo biglietto d’andata. Bye bye, Pechino. Si torna a casa. Per sempre.

Uomo in partenza

Questo mese non abbiamo ricevuto l’intero salario. L’azienda, ha promesso di darci il dovuto tra qualche giorno. Ho deciso di non tornare più a Pechino, lo stipendio non basta, resterò nel mio villaggio, a coltivare la terra.

Uomo in partenza

Sono venuto a Pechino nella speranza di guadagnare di più. Ma da settembre ho speso tutto quello che avevo senza cavarne un ragno dal buco. Ci si sposta per stare meglio, no? Ma non è questo il caso.  Dopo le feste andrò in un’altra città.

Donna in partenza

Le cose, nel mio settore, il commercio, vanno meno bene che negli anni passati. Ma dopo le feste ritornerò lo stesso. Spero che l’economica migliori.

Claudio Pagliara giornalista
Claudio Pagliara, giornalista Rai e autore di Itaca

Ye Song Tao 36 anni, lavora a Pechino in una fabbrica di pannelli solari.  E’ originario di Ningjin, una città relativamente piccola, a 350 chilometri alala capitale. Qui vivono la moglie e i tre figli. Il capodanno è un evento lieto anche perché è una rara occasione di riunione familiare. 

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Oggi si celebra lo Xiao nian, il piccolo capodanno, che precede di una settimana il capodanno vero e proprio.  Prima di tutto, bisogna addobbare la casa a festa, con drappi rossi sui quali campeggia il carattere “FU”, felicità.  A tavola non possono mancare i ravioli che sono di buon auspicio per due motivi: il termine cinese, “jiaozi”, significa anche passaggio dal vecchio al nuovo e la loro forma assomiglia ai pezzi d’oro che in tempi antichi venivano usati come moneta.  

L’atmosfera è festiva, ma l’ombra della crisi si allunga sull’anno del maiale.

Ye Songtao, ingegnere

La mia azienda opera nel settore delle energie rinnovabili.  Le prospettive sono eccellenti ma anche noi risentiamo della congiuntura negativa. Spero che duri poco.

Ye  Song Tao e sua moglie sono un tipico frutto del miracolo economico cinese.  Lui è ingegnere, lei medico.  Provenendo da famiglie contadine, un bel salto nella scala sociale. Eppure sono costretti a vivere separati. Pechino troppo cara per una famiglia numerosa. Si vedono quando è possibile, nel fine settimana. Ed è già molto, rispetto alla media. Molti migranti riescono a nei villaggi d’origine, dove vivono i figli, una sola volta l’anno, a capodanno. 

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Nella locale fabbrica di bai jou, la grappa cinese, lavora come designer Wang Xiao Xiao.  E’ rientrata a Ningjin, sua città natale, lo scorso anno, dopo aver vissuto due anni a Pechino.

 Wang Xiaoxiao, designer

Pechino è una metropoli, il costo della vita cresce continuamente: il cibo, l’affitto, i trasporti, tutto aumenta. Alla fine anche se hai un buono stipendio non ti resta in tasca niente. Così ho deciso di tornare a casa. Conosco tutti. Sapevo a quali porte bussare. La mia compagna di stanza che è rimasta a Pechino l’altro giorno mi ha detto al telefono che anche lei vuole tornare a casa. E’ così difficile, lì, tirare avanti (piange)

L’economia cinese lo scorso anno è cresciuta del 6,6%, il tasso più basso dal 1990. E la frenata sembra destinata a continuare anche quest’anno.  Tra le incognite che pesano sul futuro, la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina. Washington ha imposto dazi su 200 miliardi di merci cinesi. E la Cina ha replicato con analoghe misure.   Entro il 1 marzo, se le due superpotenze non troveranno un compromesso, i dazi subiranno un’altra impennata. L’onda d’urto dello scontro tra le due superpotenze economiche si è già propagata in tutto il pianeta. La Banca mondiale ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita per il 2019. La Cina per tre decenni è stata un motore della crescita per tutto il mondo. Se si inceppa, sono guai. In particolare per paese esportatori come l’Italia.

Amedeo Scarpa, direttore ICE Pechino

Nonostante il rallentamento dell’interscambio cinese con tutto il resto del mondo, nell’ultimo trimestre, specie nell’ultimo mese, dicembre, il made in Italy ha tenuto molto bene. Ha registrato una crescita diffusa in tutti i settori, ad esclusione di quello dell’automotive.

Grazie ad una migliore comprensione delle caratteristiche peculiari del consumatore cinese – un consumatore più giovane e digitalizzato della media occidentale – negli ultimi anni abbia recuperato quote di mercato che avevamo colpevolmente regalato alla concorrenza, – ad esempio risalendo nella graduatoria degli paesi esportatori di vino.

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Amedeo Scarpa, direttore ICE Pechino

Non ha senso avere un bellissimo sito web, magari in cinese, se la Cina ha abbandonato il computer e si lascia influenzare, acquista tutto con lo smartphone. Meglio creare un’app investire in un opinion leader e sul marketing digitale.

In una congiuntura economia internazionale sfavorevole, è necessario affinare sempre di più le armi, per vincere su una concorrenza destinata a farsi sempre più agguerrita.


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