CinaCodice: Wechat, così la Cina ha messo in soffitta il portafogli

Codice: Wechat, così la Cina ha messo in soffitta il portafogli

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Venerdì 28 luglio 2017, alle 23 40, su Rai 1, è andata in onda la prima puntata di Codice, trasmissione sulle nuove frontiere dell’hi-tech. Io ho raccontato come si può sopravvivere a Pechino un’intera giornata senza portafogli né carte di credito, grazie solo ad un’app: Wechat.

Testo

E’ possibile sopravvivere un’intera giornata senza contante, senza portafoglio, senza carta di credito? In Cina assolutamente sì. E’ necessario un solo strumento, il telefonino.

Ore 8, all’uscita della metropolitana, c’è l’immancabile bancarella che offre cibo di strada, presa d’assalto a questa ora di punta, da una folla famelica. Ordino anch’io la pietanza più popolare, una sorta di frittata che si può imbottire a piacimento  di vari tipi di carne, verdure e tofu. Costo 8 yuan, poco più di un euro. Col  cellulare scannerizzo il codice QR, esposto in bella evidenza, digito l’importo, certifico la mia identità con l’impronta digitale – più sicuro di così? – e il gioco è fatto. Posso addentare la mia prima colazione.

Wechat – l’applicazione che tramite un portafoglio virtuale collegato al conto bancario  consente di acquistare qualunque cosa in Cina con un semplice click –   ha conquistato anche il più semplice e precario dei business: il piccolo commercio di strada.

Wang Fang, veditrice ambulante (voce femminile)

E’ dall’inizio di quest’anno, che facciamo pagare con cellulare: è più comodo, più veloce. E i clienti aumentano.

Zhang Zhi, cliente (voce maschile)

Ormai quasi non esco più col portafoglio. Il denaro in  contanti? E’ estate, non indosso la giacca, non saprei dove metterlo, nella tasca dei pantaloni è facile perderlo. Ma si può pagare col telefonino, tutto e  ovunque. E’ molto comodo.

La Cina colpisce per la velocità del cambiamento. In una generazione, le caffetterie hanno soppiantato le tradizionali sale da tè. In questo locale,  il caffè espresso non ha niente da invidiare a quello italiano. Le uniche rilevanti differenze sono il wi-fi – in Cina onnipresente, in Italia un miraggio – e il sistema di pagamento on line. In questo caso  è il mio codice a barre ad essere scannerizzato. L’importo dovuto compare sullo schermo. 18 yuan, due euro e mezzo. Un click e il pagamento è fatto.

Ye Sikai, manager caffetteria (voce maschile)

Sono sempre di meno i clienti che pagano in contanti. Pagare col cellulare è molto comodo.  Non c’è il problema del resto.  Ed è una buona cosa anche per noi: riduce i tempi di conteggio dell’incasso di fine giornata.

Non solo gli esercizi commerciali, ma anche i servizi in Cina ormai si pagano col telefonino.  Fermiamo un taxi. Senza contanti in tasca, in Italia dovremmo rinunciare alla corsa. Ma a Pechino, la metà dei conducenti ha già aderito alla rivoluzione nel sistema di pagamento. A Shenzhen – dove hanno sede i colossi dell’internet  – la percentuale è vicina al 100 per cento.

Peng Xiongwei, tassista (voce maschile).

Innanzitutto, evitiamo il rischio di ricevere soldi falsi. E poi è più veloce.

Ultima tappa di questa giornata senza portafoglio, il mercato dei fiori di Pechino.  Sotto lo stesso tetto, decine di fiorai,  ogni esercizio è indipendente dall’altro, non ce n’è uno che non esponga il codice QR, altrimenti potrebbe anche chiudere i battenti. Il sistema è giovane, ma ormai anche un mazzo di fiori qui si acquista così.

Il codice QR esiste da  anni. In molti paesi, compresa l’Italia, scannerizzandolo consente di accedere a una miriade di informazioni. Questo, però,  è il Paese che ha esplorato più di ogni altro le sue potenzialità.  Ha soppiantato persino il biglietto da visita.  Ora si resta in contatto col partner scannerizzando il suo magico quadratino. Il propagarsi del sistema è dovuto innanzitutto alla passione – meglio l’ossessione del cellulare. Un terzo braccio, è stato chiamato. Del resto il termine per cellulare – shouji – letteralmente significa “apparecchio a portata di  mano”.  Il 95 per cento degli internauti cinesi accede alla rete tramite lo smartphone. E la metà lo usa per pagare of line beni e servizi.

Huang Li, Direttore operativo WeChat Pay (voce femminile)

L’uso  di credito in Cina non è mai diffuso molto. Siamo passati dal contanti al pagamento tramite telefono. Ecco perché il sistema si è sviluppato così rapidamente.   

Nella sua rapida ascesa, la Cina ha bruciato delle  tappe e ora in alcuni campi ha  superare  di slancio l’Occidente.  A determinare la popolarità del sistema di pagamento con cellulare ha concorso però un fattore imprevedibile, la forza della tradizione. La prima funzionalità offerta dall’app è stata la possibilità di inviare buste rosse virtuali, simili a quelle reali, zeppe di soldi, che da secoli i cinesi si scambiano in occasione delle ricorrenze.

Huang Li, Direttore operativo WeChat Pay (voce femminile)

Oggi si può versare anche solo un centesimo, ad esempio ai mendicanti, che sempre più spesso espongono  il codice a barre QR. Oppure si può versare una cifra important,e come l’acconto per l’acquisto di un’auto o una casa. 

 

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Claudio Pagliara, giornalista e autore, racconto gli Stati Uniti al pubblico della RAII. Ho scritto “La tempesta perfetta. USA e Cina sull’orlo della terza guerra mondiale”, Edizioni Piemme

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