Politica, Terrorismo
24 Ottobre 2010

Goldstone and WikiLeaks


Alla fine gennaio 2009, quando potetti finalmente entrare nella Striscia di Gaza, che per il mese precedente, quello dell’offensiva Piombo Fuso, era stata  interdetta alla stampa estera (provvedimento censurabile  e controproducente, deciso – mi è stato  – dal premier Olmert  contro il parere dei vertici militari) realizzai almeno due scoop. Il primo: intervistai  una giovane ragazza che per tre settimane aveva implorato i militanti di Hamas di non usare il grattacielo dove abitava con decine di altre famiglie come base per lanciare razzi contro Israele, ricevendo come tutta risposta l’invito ad immolarsi per la causa. Il secondo: scoprii che il missile  israeliano che aveva fatto vittime in una delle scuole dell’Unrwa era esploso fuori il recinto, e non dentro come riportato dalle fonti locali.  

Poi è arrivato il rapporto Goldsone, che ha messo sullo stesso piano Hamas e Israele. Confesso che, da testimone dei fatti, ne rimasi sconcertato. Come è possibile un simile parallelo? Vero, l’offensiva Piombo Fuso ha causato  almeno 1200 vittime palestinesi. Vero , la maggioranza di esse sono civili. Eppure, la condotta di Hamas e di Israele non possono essere giudicate con lo stesso metro: da una parte c’è una organizzazione terroristica che ha usato  edifici civili come scudo, dall’altra un esercito che ha condotto una offensiva per porre fini al lancio indiscriminato di razzi contro la popolazione civile!

Torno sull’argomento alla luce dei dati sconvolgenti resi noti ieri da WekiLeaks sulla guerra condotta dagli Usa in Irak. Il giornalista israeliano Dan Margalit ha scritto un interessante articolo, la cui traduzione in inglese allego per chi abbia voglia  di riflettere. Attendo, numerosi, i vostri commenti. Grazie.

Moral Relativism

 

What Would Goldstone Say?

Israel Hayom (p. 7) by Dan Margalit — Close to 400,000 horrific and nauseating documents about awful incidents of torture in the course of the Iraq war were leaked to WikiLeaks and were published simultaneously by a number of important newspapers around the world. The US Army, and mainly the Iraqi collaborators who worked in its service, abused detainees and suspects. The administration whitewashed that. It swept the facts under the rug. Until the “greatest leak in history” came along and exposed everything.

   Where is Richard Goldstone? B’Tselem? The Turkish members of the Mavi Marmara flotilla? They have all gone mute. What will they do to America? Relocate the United Nations headquarters from New York to the democracy of Pakistan? Prosecute Barack Obama in the International Court of Justice at The Hague? Nonsense. The world cares about human rights only when they are violated, marginally, by Israel, and never when evil peaks as dictatorial regimes in general and Muslim regimes in particular deal diabolically with helpless prisoners.

   In the course of Operation Cast Lead, Givati Brigade Commander Col. Ilan Malka called in the Air Force. Twenty-one Gazans were killed, some of whom were civilians, and an investigation was launched. Vast is the gulf that separates between that and what the Americans and their collaborators did in Iraq.

   No one addresses the enormous difference between the actions—which indeed must not be done—that were perpetrated by the IDF and the horrific acts that were committed by soldiers from democratic countries that are fighting far from their homelands. Indeed, it is blood-chilling. The publication of 390,000 documents affords drawing an ethical distinction between the IDF and the others. It is a fact that does not turn the IDF into an army of angels, but the IDF is a far cry from the descriptions of it that are aired by foreigners and Israeli extremists who seek to undermine the legitimacy of the Jewish state.

   We ought to bear in mind three facts:

  • Every decent army ought to aspire to uphold the rules and regulations of human rights even in times of war. These rules also need to be the litmus test that justifies prosecuting soldiers who needlessly break them. But a state of war is one of general madness, and in the heat of battle one needs to be understanding of soldiers who want either to obtain information quickly or to protect themselves, and not every violation of the rules justifies prosecution.
  • The champions of human rights—whose activity is desirable if only so that the truth should come to light—need to know that the rules have to change. Because terrorists fight from the midst of a civilian population, and the perception that a distinction can be drawn between the civilian population and regular troops in the event of attack has become obsolete. Those rules are applicable for a kind of war that no longer exists. They need to be adjusted to the new reality.
  • It is true that democracies seek to behave humanely regardless of the question of whether their enemies are brutal, murderous and dictatorial. But in reality there is a natural aspiration to achieve relative balance. When no documents are leaked about the behavior of the radical Islamic terrorists, and the world knows nothing about the most egregious war crimes that are committed on the other side of the divide—the acceptance of torture by the home troops increases. One can demand more from the army of a democracy than one can from murderous terrorists, but one cannot demand everything from one side and nothing from its enemy.

   The WikiLeaks publication, which prompted a furious response from Hillary Clinton, is not the end of the story. It will produce two developments: public indifference within democracies as to what its troops do while interrogating enemy terrorists; and a demand to establish new rules of conduct.

   It is terrible, but it is the truth. Wake up America.


Commenti

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14 risposte a “Goldstone and WikiLeaks”

  1. Danielle Sussmann ha detto:

    Caro Claudio, condivido pienamente Dan Margalit. Sul doppio pesismo su Israele qualsiasi cosa faccia; sull’etica del suo esercito rispetto agli altri eserciti – pur considerando il devastamento che la guerra porta in sé – ed infine, la necessità vitale di nuove regole per combattere il tipo di guerra che i terroristi hanno impostato. I terroristi non vestono uniformi, si nascondono nelle case e tra i civili, li usano come scudo perché li considerano pedine sacrificabili, spesso si travestono da donne…usano poi della propaganda, falsificando i fatti, come arma aggiuntiva. Le nuove regole dovrebbero anche contemplare un comportamento etico ed equo da parte degli organismi delle NU e delle ONG. Vietare a livello internazionale indagini ed inchieste a senso unico. Vietare l’incitamento all’odio, attraverso dichiarazioni a senso unico, che servono solo ai terroristi per estremizzare ulteriormente le piazze islamiche. Non so se Olmert abbia deciso per il meglio o per il peggio interdendo l’accesso a Gaza alla stampa estera. Mi chiedo se la decisione – in un’offensiva di tale portata con un nemico tanto subdolo – non fosse stata dettata dal timore di mettere a repentaglio la tua vita e quella dei tuoi colleghi, non potendo assicurare un efficace embeddement. Nella seconda intifada, molti giornalisti furono sequestrati e molti media erano condizionati da un patto con i palestinesi. La ripresa del linciaggio di Ramallah è stata la conferma al risaputo. Durante l’operazione Piombo Fuso, sequestrare un giornalista di livello, poteva fargli rischiare la morte, o anche condizionare la sua onestà intellettuale. In un modo o nell’altro, mettendo Israele ulteriormente sul banco degli imputati. Non credi che questi siano stati i timori maggiori? Inoltre, ai Goldstone & C. poco è importato verificare la verità. I tuoi due scoop – rafforzati dalle immagini dei caccia israeliani – non hanno influenzato coloro che vogliono a tutti i costi demonizzare Israele e il suo esercito. Per parte mia, non posso che esserti grata ed ammirarti per il coraggio che dimostri nel difendere i fatti e le verità su Israele, pur non lesinandoti ad informare anche recandoti tra gente nemica.

    • Danielle Sussmann ha detto:

      Ovviamente, nella conclusione, mi riferivo al West Bank dove ti metti a rischio.

      • francesca ha detto:

        l’atteggiamento di Goldstone (cognome ebraico???) è identico a tanti atteggiamenti dell’ONU a quello che da tempo fa Carter, Israele è una realtà molto scomoda per tanti e preferirebbero che non esistesse, il petrolio arabo e non solo sono sicuri deterrenti per la verità, ricordo JENIN ma ci sono tanti altri esempi di menzogne e falsità perpetrate ai danni di un popolo che cerca solo di vivere in pace in una Patria finalmente ritrovata.
        Io ho conosciuto tanti ragazzi di Tshal, ragazzi innamorati della vita come i coetanei americani o europei che si immolano perchè dall’altra parte del muro (per fortuna che c’è) ci sono centinaia di migliaia di potenziali terroristi che aspettano solo il momento per colpire indiscriminatamente done, bambini ed altri.
        La realtà che emerge dal rapporto Goldstone è paradossale ma mi chiedo e ti chiedo a quanti interessa veramente conoscere la verità.
        Nell’agosto del 2006 ero a Kiriat Shmona la guerra con Hezbollah o Hizbullah come dicono gli amici israeliani era appena terminata e su una stele al centro di Kiriat, nei pressi di un centro commerciale, qualcuno con uno sprai nero aveva scritto “ISRAELE VIVE” questo è lo spirito di un popolo che dovrebbe essere amato senza se e senza ma per quello che è e per quello che ha dato alla storia dell’umanità, i Golstone passeranno, la terra è piena di idioti, Israele resterà per sempre. Shalom

        • francesca ha detto:

          Tu caro Claudio continua a servire la verità come sempre e anche per questo “rischioso” contributo GRAZIE.

          • Claudio ha detto:

            Danielle,pretestuosa la versione ufficiale israeliana delle ragioni di sicurezza per giustificare il bando ai giornalisti a recarsi a Gaza. Mica abbiamo bisogno della badante! La Corte Suprema israeliana, cui ci siamo rivolti come stampa estera, aveva ingiunto all’Idf di consentire l’ingresso di un pool di 12 giornalisti, ma le autorità israeliane l hanno disatteso la sentenza. Che boomerang quando uno Stato democratico che si difende dal terrorismo agisce come se avesse paura della libera stampa! Il risultato del provvedimento è stato l’opposto di quello voluto. Nell’era in cui si possono mandare in onda immagini anche solo con un telefonino, a Gaza si è lasciato campo libero a giornalisti e stringer palestinesi, che per tutta la durata del conflitto si sono sostituiti a noi, con quale grado di indipendenza di giudizio puoi facilmente immaginere. E’ un classico esempio di masochismo israeliano, una tendenza a farsi del male cui alcuni leader di questo Paese non sembrano in grado di sfuggire.

            • Claudio ha detto:

              Danielle, non condivido che reportage, come l’intervista alla ragazza scudo umano, non abbiano impatto sull’opinione pubblica. Ne hanno eccome. Molto più di continuare a descrivere la parte avversa come il male assoluto.

              • Claudio ha detto:

                Agli amici tutti. Vi chiedo cortesemente di soprassedere da rinrgaziamenti o incitamenti a continuare, ecc. ecc. Sono un giornalista indipendente. Raccontare ciò che vedo e dire ciò che penso è il mio dovere professionale.

                • Claudio ha detto:

                  Infine, Danielle, non posso accettare l’espressione terra nemica per la West Bank. Tu sei libera di pensaqrla come credi. Io che ci vado regolarmente, la considero una terra amica. Come Israele. Due Paesi abitati da due popoli straordinari, che debbono essere aiutati a trovare la strada della pace.

                  • Danielle Sussmann ha detto:

                    Claudio, siamo in democrazia e io ho un’opinione diversa dalla tua sul coinvolgimento iniziale di giornalisti in una zona di guerra con combattimenti talmente asimmetrici. Un premier è un politico e come politico deve tenere conto delle conseguenze. Non è la prima volta che Israele si è trovata a scegliere il minor male. Il clamore strumentalizzato da partiti politici di un paese che si vede sequestrare o uccidere il suo giornalista di punta, oppure il giornalista che si trova in uno stato di pericolo e mette a rischio anche i soldati, sono dati di fatto che Israele ha sperimentato. Certo che così sono rimasti liberi i giornalisti gazani. Ma lo sarebbero stati comunque. C’è una parte di mondo che ha una fede incrollabile nelle dichiarazioni palestinesi, non sapendo o volendo discernere tra propaganda e fatti. E’ a questa che mi riferivo sull’inutilità di dimostrare la realtà dei fatti

                    • Danielle Sussmann ha detto:

                      1) non sottovaluto in nessun modo il tuo impegno e quello dei tuoi colleghi più onesti. L’intervista alla “ragazza-scudo” ha sicuramente avuto un impatto sull’opinione pubblica ma non su quella indottrinata a cui mi riferivo. 2) non mi sono riferita al West Bank come terra nemica, ma a gente nemica. Ho formulato male – per chi non mi conosce – quello che intendevo dire. Nel West Bank allinea un numero considerevole di frange estremiste insieme a coloro che vogliono la pace e il progresso, nonché il loro stato. E’ presente o no, un’enclave filo-Hamas? Un Fatah che vuole la prosecuzione del conflitto e terrorismo contro Israele? ci sono stati o no, attacchi mortali contro israeliani alla vigilia e durante la ripresa dei colloqui diretti? che dire delle affermazioni di Abdel Rabo che minaccia la cancellazione degli accordi di Oslo e del nuovo stallo dei colloqui voluto dal’AP?

                      • Claudio ha detto:

                        Danielle, la decisone di Israele di vietare ai giornalisti l’accesso a Gaza è stata controproducente e rappresenta una pagina nera. Per la prima volta, i giornalisti non hanno avuto alcun accesso ad un’area di conflitto. Prima e seconda guerra del Golfo, Afghanistan, Libano: ovunque i giornalisti hanno potuto fare il loro lavoro, rischiando la pelle, e raccontanto ciò che vedevano da una parte e dall’altra della barricata. Solo a Gaza, nella storia dei conflitti, questo basilare diritto è stato negato. Un provvedimento ottuso preso da chi non conosce il funzionamento dei media. Per fortuna, è stato preso da un leader che non è più alla guida del Paese. Naturalmente, rispetto la tua opinione diversa, che hai argomentato estesamente per ben due volte. Consentimi però, dato che è il mio blog, di dire, l’ultima parola su un argomento che ho vissuto in prima persona. Grazie.

                        • Claudio ha detto:

                          Cara Danielle, Kennedy amava dire,”non chiedetevi cosa può fare l’America per voi ma cosa potete fare voi per l’America” . Stesso secondo me vale per tutti quelli che frettolosamente si scagliano contro le dichiarazioni dei palestinesi medirati (Fatah). Ma le hai sentite le dichiarazioni di Liebrman all’Onu, che semntento il suo premier, dice di non credere alla pace in questa generazione? E presenta alla comunità internazionale non la posizione del governo israeliano ma quella,assai controversa anche in Israele, del suo partito, Israel Beitenu! Pensi siano affermazioni meno gravi di quelle di Abdlel Rabbo? Baci e abbracci.

                          • Danielle Sussmann ha detto:

                            Per capire meglio l’impostazione del tuo sito. E’ aperta alla discussione, oppure la limiti a poche opinioni per argomento? Solo per sapere come comportarsi.
                            Se siamo al primo caso, replico che esiste una gran differenza tra il dibattito democratico in Israele, anche nel governo, e le posizioni piuttosto omogenee intransigenti dei palestinesi e della Lega Araba. Mentre la maggioranza in Israele vuole la pace ed è pronta a fare sacrifici – e così sono convinta anche per una buona parte dei palestinesi – le differenze si vedono nelle due leaderships. Lieberman ed altri possono dire quello che vogliono, come sempre succede in ogni democrazia, sconfessato/i poi dalla linea del governo che è quella che conta. Abdel Rabbo non è stato smentito da nessuno, anzi, si è aggiunto alla decisione di rivolgersi prima al governo americano, poi alle NU ad oltranza, per ottenere il riconoscimento dello stato palestinese. Sono questi segnali di una volontà di pace?

                            • Claudio ha detto:

                              Dibattito aperto, purché non ripetitivo. Quando un’opinione è stata espressa, ritengo sia superfluo ribadirla. Certo che Lieberman può dire ciò che vuole. Ma quando parla all’Onu dovrebbe esprima la posizione del Governo, non quella del suo partito. Quanto ad Abdel Rabbo, non vedo chi può negargli il diritto di rivolgersi a chicchesia per ottenere ciò che considera un diritto del suo popolo. Altro discorso è la praticabilità di una simile scorciatoia. Personalmente, non credo che ci sia alternativa ad un accordo tra le parti.

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