Archivio 'politica del figlio unico'

Cina
9 Giugno

Selezione innaturale in Cina e India

Selezione innaturale in Cina e India: servizio per Tv7

La Cina è forse l’unico Paese al mondo ad aver  inventato l’anti San Valentino, ovvero la festa dei single Cade nella data che in cifre si può leggere come 1-1-1-1- ovvero, l’11 novembre. Jack Ma – il re  delle vendite on line – ci ha costruito una parte delle sue fortune.  Sulla sua piattaforma si possono acquistare prodotti a prezzi stracciati. La Cina comunista diventa il tempio del consumismo. Lo scorso anni i saldi hanno fatto fruttato incassi  25 miliardi di dollari nelle 24 ore consacrate a celebrare la solitudine sentimentale. L’11 novembre a Shenzhen – una metropoli di 10 ,milioni abitanti lì dove fino a 30 anni fa c’era un villaggio di pescatori – si organizzano  dating party come questo.

Ran Changjun,  organizzatore Dating Party

Tutti i giovani ancora single  vorrebbero trovare l’anima gemella in questo giorno speciale. Questo evento offre un’opportunità per risolvere il problema del matrimonio, che li affligge tutti, anche per via della pressione familiare.

Ragazzi e ragazze sono invitati a apporre loro foto su un tabellone dove sono già scritte le generalità fornite durante la registrazione. Gli incontri avvengono ad un tavolo stretto, che spinge  i partecipanti a interloquire. Il modello è simile a quello in voga in Occidente. Ma con una differenza fondamentale. La Cina, e l’India – i due Paesi più popolosi –  sono anche i Paesi dove c’è la forbice numerica più ampia tra i due sessi. Gli uomini superano le donne di 70 milioni, più della popolazione dell’Italia.   In Cina, che ha una popolazione di un miliardo e quattrocentomilioni , il divario e è di 34 milioni, in gran parte in età di matrimonio. Dunque – matematicamente  –ci sono milioni di ragazzi  che non hanno alcuna possibilità di trovare l’anima gemella. Lo stesso avviene in India.

Liu Zhong Yi, Centro di Ricerca e Sviluppo sulla Popolazione 

Il divario tra maschi e femmine si è allargato nei decenni in cui la società  cinese è progredita più rapidamente e la competizione è aumentata.  In un’atmosfera del genere, la gente tende a valicare i limiti, per trarre beneficio personale, facendo cose sbagliate, come   decidere il sesso del nascituro.

La politica del figlio unico

E’ stata la politica del figlio unico, in vigore fino al 2015 – assieme alla pratica illegale – ma dura da debellare – degli aborti selettivi – ad aver progressivamente squilibrato in Cina il rapporto tra i due sessi alla nascita, fino al raggiungere all’inizio Duemila il  picco di 120 maschi ogni 100 femmine .

L’India, secondo Paese più popoloso del mondo, col suo miliardo e cento milioni di abitanti, ha conosciuto un fenomeno simile a causa della preferenza che per  tradizione è al figlio maschio, cui spetta l’eredità.

Il risultato è che in entrambi i Paesi – che insieme totalizzano un terzo della popolazione mondiale,  per i ragazzi in età di matrimonio trovare l’anima gemella può essere un’impresa titanica. Ne sa qualcosa Qing Song, trentenne, rientrato da quasi due anni a Pechino, dopo averne trascorsi otto all’estero, con un obiettivo finora mancato: quello di mettere su famiglia.

Qing Song

Sì, ho difficoltà a trovare la persona giusta e infatti sono ancora single. Il lavoro assorbe gran parte del mio tempo. Ciò che resta lo spendo prevalentemente a chattare, su internet, con nuove persone nuove. Ma avrei bisogno di più tempo.

Tantan, il paradiso cinese del dating on line

Tantan è l’app di dating più popolare della Cina, 100 milioni di utenti, in continua crescita.

Wang Yu, fondatore Tantan

Lo squilibrio tra uomini e donne è un problema serio in Cina. Si riflette nel comportamento dei nostri utenti. Tan Tan è una app che consente a ciascuno di selezionare  i profili che piacciono. I ragazzi tendono a mettere “LIKE” sul 60 per cento dei profili femminili. Le ragazze invece solo sul 6 per cent. Sono dieci volte più selettive.

Wang Yu a  sette anni si è trasferito con i genitori  in Svezia. E’ rientrato in Cina dopo gli studi e  quattro anni fa ha fondato con una partner, ora diventata sua maglie, Tantan   Ha una conoscenza diretta delle differenze culturali tra Europa e Cina

Wang Yu, fondatore Tantan

Trovare un partner è molto più difficile in Cina che in Europa. Qui  non esiste la cultura del flirt. Attaccare bottone con una persona incontrata per caso è considerato un pessimo comportamento. Non si può fare. I giovani non partecipano a feste. Neppure all’università, nei campus. Una percentuale minima frequenta  pub  e bar.  Inoltre, i  giovani in grande maggioranza studiano e lavorano in città che non sono quelle dove sono nati. Di solito emigrano da  città piccole a megalopoli. Si allontanano dalla famiglia e dagli amici d’infanzia. Sono molto soli. 

Un oceano di solitudine

Il successo di Tantan affonda le radici in questo oceano di solitudine.  Ma la sproporzione tra i sessi rende per i maschi l’impresa di trovare una partner molti più difficile che per le femmine. Senza contare il peso della tradizione, che un tempo imponeva all’uomo di provvedere al sostentamento della famiglia e che si traduce oggi nell’assicurare un tetto e un’auto, meglio se di grossa cilindrata.

Le difficoltà maggiori le incontrano i ragazzi che si trovano sui gradini più bassi della scala sociale.   Ogni fine settimana, nei parchi delle metropoli cinesi, non è difficile  imbattersi in capannelli come questo. Mamme e papà che espongono cartelli sui quali sono descritte sommariamente le qualità  dei loro figli troppo impegnati col lavoro per cercarsi da soli moglie. In evidenza età, mestiere  – raramente c’è  una foto.  E’ il dating prima di internet. Che continua a sopravvivere, nella Cina  dalle molte facce.

La Cina invecchia nonostante l’abbandono della politica del figlio unico

Cina, Economia
19 Marzo

La Cina invecchia nonostante l’addio alla politica del figlio unico

La Cina invecchia

La Cina invecchia  prima di diventare ricca, dicono i demografi.  E’ l’effetto perverso della politica del figlio unico, abbandonata dal governo solo due anni fa.  Troppo tardi: non c’è stato l’atteso baby boom. E non c’è da stupirsi: con  la maggioranza della popolazione  che ormai vive in città, mettere al mondo un secondo figlio è una scelta che non si può fare a cuor leggero.

Xu Jie 

Mi sveglio, mi lavo, mangio qualcosa al volo, poi aiuto  mio figlio – il più grande – a lavarsi e vestirsi. Sono io ad accompagnarlo a scuola.  Mia moglie resta a casa ad occuparsi del  figlio più piccolo. Cerco di arrivare  all’asilo antro le 8, a quell’ora può fare colazione lì. Poi vado in ufficio.  Lavoro fino alle 6 del pomeriggio, l’asilo chiude alle 4,  quindi non ce la faccio ad  andare a riprenderlo, è mia moglie o i nostri genitori, a  turno, che se ne occupano.

Dura essere genitori in una metropoli

Non è facile la vita in una metropoli di 23 milioni di abitanti come Pechino per una giovane coppia con due bambini. Xu Jie e Li Zhou – nome italiano Gianna – hanno due maschietti, Dou Dou,  3 anni e mezzo  e Duo Duo, 3 mesi e mezzo.

Gianna Li Zhou 

Prima di avere i figli ho lavorato per una società italiana, per un ufficio di rappresentanza a Pechino. Mi piaceva  molto questo lavoro. Ma quando mio figlio maggiore e’ nato ho lasciato il mio lavoro, perché a casa ci deve essere una persona che si prenda cura del bambino.

Xu Jie 

Se mia moglie andasse a lavorare, quando il più grande dei nostri due figli è all’asilo, chi si prenderebbe cura del piccolo? Dovremmo assumere una baby sitter, ma il suo stipendio sarebbe lo stesso di quello di mia moglie. Per questo abbiamo deciso che per ora  la cosa migliore è che sia lei resti a casa.

Gianna Li Zhou 

Vorrei andare fuori a lavorare. Ma con due figli come faccio? I genitori sono già vecchi. Hanno quasi settanta anni. Non possono aiutarci molto. Ogni giorno vengono qui i miei genitori per aiutarci a pulire casa a lavare i vestiti e preparare la cuna e basta.

Niente baby boom

Le autorità comuniste erano convinte che il cambiamento di politica, dopo 40 anni di figlio unico, avrebbe portato a un boom di fiocchi rosa e azzurri.  I reparti maternità si erano preparati a fronteggiare la richiesta. E invece l’aumento è stato bel al di sotto delle aspettative.

Song Jian, demografa, Università del Popolo della Cina, Pechino

Negli ultimi due anni sono nati  diciassette milioni di bimbi l’anno. Questo per la Cina non e’ un baby boom. Basti pensare che nel 1963, quando è stato toccato il picco, sono nati  più di 29 milioni di bambini.

Negli anni Settanta, la famiglia media cinese era composta di 5 bambini. Oggi il tasso di natalità è sceso a 1,5.   E non sembra che l’abbandono della politica del figlio unico sia in grado di rovesciare la tendenza.  Una delle ragioni del mancato baby boom è la totale assenza di strutture pubbliche o private che si occupino  dei nuovi nati durante la prima infanzia.

Xu Jie 

In Cina ancora non ci sono ancora asili nido.   E se anche venissero istituiti, si tratterebbe di una novità, dovrebbero guadagnarsi  la fiducia dei genitori. Io mi fiderei solo  di un nido pubblico o gestito da un’organizzazione famosa.

Figli unici e … viziati

In compenso fioriscono  corsi extra scolastici di ogni tipo, compreso questo:  promette di sviluppare le capacità cognitive dei bambini attraverso le costruzioni. Piccole ingegneri crescono.

Xu Jie

Molti dei miei amici fanno fare ai loro figli altre cose dopo la scuola.   Io penso che la cosa più importante è che i bambini a quest’età si divertano.  L’anno scorso, portavo mio figlio a nuoto. Ma quest’anno non gli piace, così gli abbiamo proposto altre attività: musica, pittura, scacchi. Alla fine ha scelto le costruzioni: gli piacciono moltissimo. 

Nella Cina imperiale, l’ascensore sociale per eccellenza era l’esame per diventare mandarino, funzionario pubblico. Oggi è il gaokao – il temuto esame di maturità -, dal cui voto dipende l’accesso alle università più prestigiose.

Xu Jie 

In futuro dovremo far frequentare ai nostri figli vari corsi integrativi. E’ assolutamente necessario. Non in tutte le materie, ma in quelle dove non sono particolarmente bravi o alle quali sono più interessati.

Due figli, mamma a casa

Con i genitori che si sentono obbligati ad investire così tante energie e risorse nell’educazione dei figli – e senza alcun incentivo governativo – non ci si può stupire che la possibilità di avere un secondo figlio non abbia prodotto un baby boom.  Chi come Gianna di figli ne ha messi al mondo due, deve rinunciare al lavoro  … e non solo.

Gianna Li Zhou

A lui piace molto andare al parco. Prima, con un solo figlio, io e mio marito andavamo  insieme al parco col bambino. Adesso solo mio marito può andare fuori, devo restare a casa.

Il rischio per la Cina è racchiuso in questa cifra: oggi per ogni pensionato, ci sono  circa cinque persone in età lavorativa; nel 2030 solo due. E i numeri sono cinesi, quindi giganteschi: si prevedono per quella data 380 milioni di ultra sessantenni. In nessun altro Paese – anche in quelli a crescita zero – il sistema previdenziale è sottoposto ad una simile, enorme pressione.

La lunga marcia dell’altra metà del cielo

Cina, Società
16 Marzo

Cina, spero che sia femmina

Cina, spero che sia femmina

Cina, spero che sia femmina. E’ una femmina! L’annuncio dell’ostetrica, fino a qualche tempo, accolto in Cina con rassegnata tristezza e malcelato sgomento. In una società patriarcale, meglio un figlio maschio, soprattutto se come è stato per quarantanni, destinato ad essere unico. Ma Chao e Lu di femmine non ne hanno avute due. Rourou, 3 anni e Qiaoqiao, 6 mesi. E sono felci così.

 

Li Lu, 31 anni
La situazione ottimale sarebbe stata un maschio e una femmina. Ma non è cosa che i genitori possano decidere. Prima di avere un figlio, non abbiamo mai dato peso a questo argomento. Ora siamo felicissimi di avere due bambine.

Ren Chao, 31 anni
Ci siamo semplicemente affidati al destino. Non avevamo neppure messo in conto un secondo figlio. Ma abbiamo accettato con gioia ciò che è arrivato.

Servizio tratto da Rai, Tv7 del 2 febbraio 2018

Il video sul mio canale YouTube

Una coppia con due bimbe

Chao, Lu e le due bimbe vivono con la governante in una casa minuscola – una sola camera da letto – in un elegante e centrale quartiere di Pechino. Lui è un fotografo professionista, il suo lavoro lo porta a viaggiare molto. Lei è restauratrice, il suo ufficio è dentro la Città proibita. Come tutti i cinesi della loro generazione, sono figli unici, così imponeva la politica di pianificazione familiare che la Cina comunista ha abbandonato solo due anni fa.

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