Archivio 'Cultura'

Cultura, Politica, Religioni, Società, Terrorismo
23 Aprile 2011

Quest’anno a Gerusalemme – Tg2 Dossier

Questa sera, sabato 23 aprile, alle 23,40,  su Tg2 Dossier, va in onda il mio documentario intitolato: “Quest’anno a Gerusalemme”: la Gerusalemme ebraica e musulmana nelle storie intrecciate di  due dottori dell’Ospedale Hadassa, un modello di coesistenza; la Gerusalemme  nascosta dei tempi di Gesu’ visitata con una guida d’eccezione, l’archeologo Dan Bahat; la Gerusalemme multietnica in un tour gastronomico  del  mercato di Mahne Yehuda; la Gerusalemme ultraortodossa, in un matrimonio celebrato con tutti i crismi.

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Antisemitismo, Cultura, Terrorismo
5 Aprile 2011

Pallottole su Alice nel paese delle meraviglie

Juliano Mer-Khamis, arabo israeliano, pacifista e sopratutto attore e regista, e’ stato ucciso ieri a Jenin, da un commando palestinese, una tragica ironia della sorte dal momento che aveva speso gran parte della sua vita a difendere la causa palestinese, lui che aveva sempre dovuto lottare con la sua doppia identità’, figlio di madre ebrea e di padre arabo. Lo hanno ammazzato con una raffica di pallottole davanti al  teatro che lui aveva creato, “Freedom Theater”, il teatro della libertà’.  Qualche tempo fa Juliano aveva ammesso di sentirsi in pericolo di vita e di prendere precauzioni. I radicali islamici non potevano sopportare l’idea che uno dei progetti culturali più’ importanti dei Territori fosse condotto da un artista per meta’  ebreo. , “Una lampante forma di razzismo”, aveva denunciato Juliano.  Che aveva concluso con parole chiaroveggenti:  “Dopo tutto il lavoro  fatto in questo campo rifugiati, sarebbe una vera sfortuna essere ucciso da proiettili palestinesi” .  Il premier palestinese Salam Fayyad ha denunciato l’uccisione come “Una grande violazione dei valori umani” e ha promesso di arrestare i responsabili.

Avevo incontrato Juliano l’8 marzo a Jenin. Aveva scelto la Festa delle donne per la prima della sua nuova creatura artistica, un “Alice nel Paese delle meraviglie” in versione palestinese e femminista. Ecco il testo dell’intervista.

Claudio: Perché’ Alice nel Paese delle meraviglie a Jenin?

Juliano: Alice nel paese delle meraviglie e’ un testo immaginifico, fantasioso, non e’ stato difficile trasformarlo, adattarlo alla realtà’ di Jenin. E’ un inno alla liberazione: liberazione personale e liberazione nazionale. Per una strana coincidenza, mettiamo in scena lo spettacolo dopo le rivoluzioni in Tunisia, Egitto e, inshallah, anche in Libia.

C: La sua Alice e’ prima di tutto un’opera d’arte di alto livello, forse il più’ alto mai raggiunto in Palestina…

J.:Io metto l’enfasi sulla qualita’. Non e’ sufficiente avere un messaggio di alto valore sociale o politico. E’ importante che lo spettacolo abbia un alto valore artistico. L’equipe e’ composta da professionisti. E questo e’ il messaggio che cerchiamo di trasmettere sia agli studenti della scuola di teatro sia all’audience.

C: Ci racconti l’Alice di Jenin…

J: La nostra Alice e’ costretta a fidanzarsi con Ahmed, ma lei non vuole sposarlo e scappa. Nella fuga incontra Rabbit, il coniglio, che la trasporta nel Paese delle meraviglie, Jenin-land. Una terra delle meraviglie dove la gente non si cura che il telefonino squilli nel mezzo della rappresentazione teatrale, ad esempio… Una terra dove c’e’ un baccano infernale, dove l’esercito israliano compie incursioni. Entrata questo mondo, Alice incontra diversi uomini.  La desiderano, vogliono fare all’amore con lei, vogliono sposarla. Intraprendendo questo viaggio, Alice cresce, impara e diventa una ragazza indipendente,  si sente finalmente libera. Il messaggio e’ che se le nostre donne, le nostre sorelle, le nostre madri non saranno libere, noi tutti, noi palestinesi non saremo mai veramente liberi.

Cultura, Politica, Religioni, Società
25 Ottobre 2010

Ultraortodossi, il fronte interno di Israele

Uno degli aspetti più controversi e meno conosciuti all’estero di Israele è il trattamento “a 5 stelle” che lo Stato riserva alla comunità ultraortodossa. I “charedim” (la ch ha un suono gutturale), questo il termine ebraico, hanno un sistema scolastico autonomo, quello delle yeshivot, scuole religiose, foraggiato dallo Stato, dove i ragazzi maschi studiano, a tempo pieno i testi sacri e poco altro.

Quando lo Stato di Israele fu fondato, solo una esigua minoranza della popolazione conduceva una vita ultraortodossa. Oggi, i charedim superano il 10 per cento, una percentuale in crescita vista la loro propensione alla procreazione (una famiglia media ha 7 figli). Laici, tradizionalisti, religiosi non charedim  lamentano la tendenza degli ultraortodossi ad auto escludersi  dal mondo del lavoro e dal servizio militare, per didecare tutta la loro vita agli studi religiosi, trasformandosi così in un fardello per la società.

Il conflitto, un vero e proprio fronte interno, è tornato  alla ribalta la settimana scorsa, quando i leader politici degli ultraortodossi, che sostengono il governo Netanyahu, hanno minacciato di non votoare la legge finanziaria se non si troverà un modo per aggirare la sentenza della Corte suprema che nel 2000 ha dichiarato illegittime le borse di studio (centinaia di milioni di dollari) date agli studenti delle yeshivot perché violano il principio dell’eguaglianza.

A infiammare il dibattito, giunge oggi lo sfogo senza precedenti di uno studente di una yeshiva a Ynet. “Lo Stato ci finanzia, perché dovremo lavorare?”, si chiede facendo appello al governo affinché non ceda al ricatto dei partiti religiosi.  Un monologo affascinante, che apre un raro  squarcio in un modo ermetico. Ne raccomando la lettura a chi è interessato a conoscere anche aspetti meno noti di Israele, al di là a quello mediatizzato del conflitto con il mondo arabo.  Per leggere l’articolo, clicca qui

Antisemitismo, Cultura, Politica
19 Ottobre 2010

Picasso, Klimt, Chagall in cerca di proprietario

Da oggi,  la battaglia per restituire ai legittimi eredi le opere d’arte saccheggiate dai nazisti agli ebrei in Europa si avvale di un nuovo strumento, un sito internet, www.errproject.org . E’ stato creato dal Jewish Material Claims against Germany, meglio conosciuto come Claims Conference, e dal Museo dell’Olocausto di New York. Contiene il catalogo illustrato delle 20 mila opere rubate dai nazisti durante l’occupazione della Francia e del Belgio, inclusi dipinti di Picasso, Klimt e Chagall. Contrariamente a quanto comunemente si pensa, la maggior parte di queste opere non è ancora stata restituita.

Il catalogo on line è stato ricostruito sulla base delle schede di registrazione e del materiale fotografico rinvenuto negli archivi dell’ Einsatzstab Reichsleiter Rosenberg (ERR), la task force creata da  Hitler per depredare i Paesi occupati dalle truppe naziste nella Seconda guerra mondiale.

Cultura, News, Religioni, Società
7 Settembre 2010

Miracolo a Gerusalemme

Per un curioso gioco dei rispettivi calendari, quest’ano  ebrei e musulmani celebrano le loro ricorrenze religiose piu’ importanti negli stessi giorni. Domenica 5 settembre, di ritorno da Washington, per evitare di crollare addormentato all’ora sbagliata, mi sono lanciato in una passeggiata notturna nella citta’ vecchia. Per i musulmani era la Lailat ul-Qadr, la notte quando, secondo la tradizione, Maometto ha ricevuto il Corano. Per la ricorrenza, 300 mila fedeli sono andati a pregare sulla spianata delle Moschee.

A pochi metri in linea d’aria, il Muro del Pianto era preso d’assalto dagli ebrei che nei giorni precedenti lo Yom Kippur recitano le “slichot”, letteralmente “scuse”, ovvero chiedono perdono per i peccati.

Vivo a Gerusalemme da 7 anni. E’ la prima volta che due ricorrenze cosi’ importanti vengono celebrate senza tensione alcuna.

Nei prossimi giorni gli ebrei celebrano Rosh Ha Shana, il loro capodanno e i musulmani l’Eid al-Fitr, i tre giorni di festa grande che pongono fine al lungo mese di Ramadan. Nelle rispettive lingue, i miei personali auguri: Shana tova e Eid said.

Cultura, Politica
5 Agosto 2010

Costello-Krall, la strana coppia

Diana Krall non poteva scegliere momento piu’ complicato  per compiere l'”impossibile” viaggio Libano – Israele. E invece, mentre alla frontiera c’era ancora il fumo della battaglia tra soldati israeliani e libanesi, la cantante e pianista jazz canadese ieri sera si e’ esibita a pochi chilometri da Tel Aviv, nell’Anfiteatro di Ra’anana, dopo aver tenuto un concerto, la sera precedente, a Beirut.

Una scelta, quella di Diana Krall, di confermare il concerto israeliano,  in antitesi con quella compiuta pochi mesi fa dal marito, il grande Elvis Costello, che aderendo  alla campagna di boicottaggio anti israeliano fomentata dai circoli islamici  a maggio ha annullato annullando a maggio due concerti in programma per questa estate a Tel Aviv.

Con un pizzico di ironica fantasia, si possono immaginare  i discorsi a cena della “strana coppia”. “Mia cara Diana, dovresti riconsiderare la tua scelta di cantare in Israele. Sai, c’e’ chi pensa che sia uno stato che pratica l’apartheid…”. E lei, sbuffando: “Amore, ancora con questa storia! E’ solo un concerto. E poi, a causa tua, dovrò nascondermi da paparazzi e giornalisti, curiosi di sapere perche’ io si’ e tu no, in Israele…”.

Una cosa e’ certa. Elvis Costello ha mostrato di avere meno attributi della consorte. Pochi giorni prima di annullare i concerti, aveva dichiarato al Jerusalem Post di non credere nello strumento del boicottaggio. Chissà chi o cosa gli ha fatto cambiare repentinamente idea.

Diana Krall in ogni modo ieri sera e’ stata fantastica. Cliccate qui per ascoltare uno dei suoi pezzi piu’ belli.

Cultura, Terrorismo
4 Luglio 2010

Zubin Mehta to Hamas: free Gilad Shalit

Per l’appello di Zubin Mehta, clicca qui: VTS_01_1_mpeg2video

Toccante appello di Zubin Mehta a Hamas. Il Maestro in campo per Gilad Shalit. Domani, dirigerà un concerto per il caporale israeliano, da 4 anni ostaggio di Hamas. “Chiediamo  a chi lo detiene di consentire alla Croce Rossa Internazionale di visitarlo, come prevede la Convenzione di Ginevra sui prigionieri di guerra”, mi dice. Gli chiedo se pensa che il linguaggio universale della musica possa far breccia nel granitico cuore di Hamas. “Dobbiamo almeno sperarlo”, mi risponde, allrgando le braccia.

Il concerto si terra’ a Park Eshkol, nel Negev, vicino, ma non troppo, alla Striscia di Gaza. L’Esercito ha dissuaso gli organizzatori dal tenerlo a ridosso del confine, come avevano previsto in un primo momento. Musicisti e pubblico sarebbero stati troppo esposti ad un eventuale lancio di razzi, che nessuno si sente di escludere.

Cultura, Politica
13 Maggio 2010

Cronache da una Gerusalemme sempre più divisa

  La prima preoccupazione, il traffico. Sono le 17 e devo rientrare a casa dall’ufficio. Come aggirare il centro assediato? La strada principale è sbarrata dalla polizia. Un lungo incolonnamento mi aspetta sull’unica via di fuga. Impiego mezz’ora per arrivare al semaforo, la fonte del  problema. Nessuno ha pensato che vista la deviazione obbligatoria,  l’incrocio avrebbe dovuto essere presidiato dai vigili urbani. 

Raggiungo casa, mi libero dell’auto,  e a piedi vado a curiosare nella città vecchia. E’ il Jerusalem Day, il Giorno di Gerusalemme, ovvero il 43 esimo anniversario della “riunificazione” della città santa.  La scorsa settimana ho sfogliano una raccolta di immagini di epoca.  Risalivano agli anni immediatamente successivi al 1967. Le foto immortalavano l’emozione di uomini e donne, vecchi e giovani, laici e religiosi al cospetto del Muro del Pianto. Era il coronamento di un lungo sogno. Per 16 anni, le truppe giordane che controllavano la parte orientale della città, avevano impedito agli ebrei di recarsi nel luogo a loro più santo.

Cosa resta oggi di quella corale partecipazione?  Ben poco. La parata attorno alla città vecchia è monopolizzata da ebrei appartenenti alla componente del sionismo religioso. Indossano la kippa fatta all’uncinetto. Il Muro del Pianto è preso d’assalto dagli ultraortodossi. Dove sono i laici? Probabilmente, sono ancora  imbottigliati, come lo ero io fino a poco O se ne sono rimasti rintanati a casa, perché vedono ben poche ragioni di festeggiare.

Gerusalemme 43 anni dopo è la città più povera e negletta di Israele.   Sta diventando sempre più religiosa. Solo il 20 per cento della sua popolazione ebrea si definisce laica. Su 191 mila studenti iscritti nelle scuole della città, ben 130 mila  frequentano scuole ultraortodosse  o arabe. Ciò significa che la grande maggioranza degli studenti segue un curriculum scolastico anti sionista.

La sera decido di vedere cosa succede dall’altra parte, quella est . Costeggio le mura, cinte d’assedio da un lungo serpente di autobus. Dalle stradine della città vecchia l’eco della festa  Mi lascio alle spalle la Porta di Damasco ed entro al Border Line, noto locale  di Gerusalemme est. Mi siedo ad un tavolo, in giardino. L’aria, come sempre di sera, è pungente. Le casse diffondono  musica araba, attorno a me giovani che fumano il narghilè. I pensieri corrono  alla retorica della giornata, contenuta nei discorsi ufficiali, a quella parola pronunciata come un mantra, riunificazione. Basta fare i cronisti per rendersi conto di quanto sia vuota.

Cultura
26 Marzo 2010

Tg2 20,30: Einstein, un genio in 46 teche

L’Accademia delle Scienze di Gerusalemme celebra i suoi 50 anni con una prima mondiale: l’esposizione dei 46 fogli del manoscritto sulla Teoria Generale della Relatività di Albert Einstein. Lo scienziato, che in Germania aveva toccato con mano il montante antisemitismo, nel 1925 lo donò alla costituenda Università ebraica di Gerusalemme, in segno di adesione al movimento sionista.

Per vedere il servizio sul Tg2 delle 2030 del 7/3/2010 clicca qui.