Archivio 'Corea del Sud'

Corea del Nord, Corea del Sud, Uncategorized
6 Maggio

Hyeonseo Lee: “Ecco perché non credo a Kim”

Una delle più famose esuli nordcoreane, Hyeonseo Lee, in  un’intervista esclusiva nel giorno del vertice intercorrano del 27 aprile 2018, mi spiega perché non riesce a credere a Kim Jong-un, anche se in cuor suo spera di sbagliarsi.

L’intervista è andata in onda sul Tv7 del 27 aprile 2018

Intervista integrale in INGLESE

 

Testo integrale dell’intervista:

Hyeonseo Lee, scrittrice, fuggiasca 

Io sono una fuggiasca nordcoreana.  Sono scappata durante la carestia, quando più di un milione di persone sono morte per la mancanza di cibo. A quel tempo, io credevo che il mio Paese fosse il migliore, e che Kim Il-sung, e il caro leader Kim Jong-il, il primo e il secondo dittatore, fossero come Dio, non andassero neppure al bagno per fare i loro bisogni.  Non solo io ma quasi tutti i nordcoreani lo credevano sinceramente.

Vertice Trump Kim Jong-un: progresso o propaganda

Hyeonseo Lee  oggi è una affermata scrittrice e una indomita fustigatrice del regime al potere nel suo Paese natale,. Spinta dalla fame e dalla curiosità, ha attraversato il fiume Yalu, che divide la Corea del nord dalla Cina, nel 1997, a 19 anni. Se avesse saputo cosa la attendeva, forse non lo avrebbe fatto. Per dieci anni  è vissuta in Cina, sotto falsi nomi, per sfuggire alle grinfie della polizia che l’avrebbe

Corea del Nord
9 Marzo

Vertice Trump Kim Jong-un: progresso o propaganda

Vertice Trump Kim Jong-un: progresso o propaganda? Volontà di aprire una nuova pagina o tentativo di guadagnare il palcoscenico e prendere tempo? Impossibile rispondere alla domanda. Il presidente americano Trump però, a sorpresa, ha deciso di andare a vedere le carte. davanti alla Casa Bianca, quando è buio, a Washington, il direttore per la Sicurezza nazionale della Corea del Sud, Chung Eui-Yong,  – l’uomo che qualche giorno fa era andato a Pyongyang, annuncia in un inglese stentoreo:  “Trump ha accettato di incontrare Kim Jong-un il più presto possibile”. In un Tweet, Il Presidente americano  conferma la clamorosa notizia. Aggiunge però che le sanzioni contro la Corea del Nord resteranno in vigore. Non sono ancora stati fissate né luogo né data del faccia a faccia. Si terrà però molto presto, nelle prossime settimane, entro maggio.

A convincerlo a compiere questo storico passo, il messaggio che Chung gli ha consegnato . Kim Jong-un si dice disposto a discutere la denuclearizzazione del suo Paese e a sospendere i test nucleari e balistici durante i colloqui.

Giochi del disgelo – Tg7 Reportage

Mai finora un presidente americano ha incontrato un leader nordcoreano. Il vertice  impensabile fino a  poche settimane fa quando  Trump e Kim si scambiavano insulti e sull’Estremo oriente aleggiava lo spettro di  una guerra  nucleare.

Trump e Putin sulla Corea del Nord solo una stretta di mano

L’applauso più caloroso viene, come è ovvio, da Seoul.  Moon parla del summit come di una pietra miliare per la pace tra le due Coree. Del resto è stato il Presidnete sudcoreano a lavorare senza sosta  a questo risultato, aprendo un dialogo con il Nord, nella suggestiva cornice  delle Olimpiadi di Pyongchang.   Sostegno alla svolta anche l’altro alleato regionale degli Stati Uniti, Il premier giapponese Shinzo Abe, che stamani ha avuto con Trump un colloquio telefonico.

Corea del Nord: rocket man minaccia un test atomico nel pacifico

Nella mossa di Trump, ci sono opportunità e rischi. Opportunità di chiudere la dolorosa pagine del conflitto tra le due Coree. La guerra del 1950-53 è terminata con un cessate il fuoco, non con un trattato di pace. Ma sulle opportunitàforse prevalgono i rischi. Rischi  di che l’apertura di credito si concluda con una gonade delusione. La Corea del Nord  nel corso degli anni è entrata più volte in negoziati. E ogni volta ha fatto saltare il tavolo ogni volta che arrivava  il momento della verità.

Attenzione al mio omonimo dott. Claudio Pagliara: è un ciarlatano

Corea del Sud, Economia
3 Marzo

Cittadini del mondo: Talenti italiani in Corea del Sud

Talenti italiani in Corea del Sud

Cittadini del mondo, Tv7 del 2/3/2018 su RaiPlay

Cittadini del mondo, il video sul mio canale YouTube

La Corea del Sud conosciuta solo per le tensioni con il Nord. Ma a Seoul c’e’ un nutrito drappelli di talenti italiani che hanno fatto di questa metropoli – capitale dell’11esima potenza economica mondiale – la loro seconda Patria. Non si considerano cervelli in fuga ma tutti tornerebbero volentieri, se solo l’Italia riconoscesse ciò che valgono. La Corea del Sud raccontata attraverso gli occhi di: Alberto Monti, celebrità della TV sudcoreana; Paolo Alfieri, Fabio Costa, Stefano Invernizzi, Gianfranco Presicci, dirigenti Samsung; Grazia Accardo e Domenico Frattini, ricercatori.

Testo integrale:

Alberto Mondi è sconosciuto nel suo Paese, l’Italia, ma qui, a diecimila chilometri di distanza, a Seoul, in Corea del Sud, è una star del video. All’ombra della nuova Lotte World Tower – la quinta più alta del pianeta con i suoi 555 metri – i fan lo fermano di continuo per fare selfie.

Alberto Mondi

Ho fatto un programma un po’ per gioco. Il direttore del casting mi ha convinto dicendo: “E’ solo una puntata, lo fai una volta e poi basta”. E poi in realtà quella puntata sono diventate 188 puntate perché quel programma fu un successo incredibile.

Corea del Nord, guerra, Politica
17 Febbraio

Giochi del disgelo – Tv7

Corea

 

 

L’appuntamento con la storia è in questo Palazzo del Ghiaccio, una delle strutture dove si volgono le gare delle olimpiadi di Pyeongchang. Davanti ai cancelli, si distribuiscono le bandiere dell’unica  nazione che non esiste nelle mappe, solo nei sogni di due popoli, quella della Corea riunificata.

(tifoso sudcoreano)

Su questa bandiera c’è la silhouette  della penisola coreana, il nostro territorio. Questa invece è la bandiera nazionale della Corea del sud, questo  è il giorno e questa è la notte, Yin e Yang. Il  popolo coreano è uno solo.

Oggi, 14 febbraio, San Valentino, scende in campo contro il Giappone la nazionale coreana di Hockey: 23 atlete del Sud, 12 del Nord. E’ la prima volta che i due Paesi, formalmente in stato di guerra, partecipano alle olimpiadi con un team congiunto.  I riflettori però più che sul  terreno di gioco, sono puntati sulle tribune. A fare il tifo per la squadra di casa si distinguono le majorette inviate da Kim Jong-un al di là del 38 esimo parallelo. Sono il volto seducente del regime di ferro. Cantano “la Corea è una sola”, ballano danze tradizionali, danno vita ad “ola” che si propagano a tutto lo stadio.