Archivio 'Iran'

7 Dicembre 2011

Israele, il pericolo atomico

Giovedì, presso la Fondazione Magna Carta, a Roma, ho partecipato con Fiamma Nirenstein e Udi Segal ad un dibattito sul tema: “Israele, la sfida diplomatica e il pericolo atomico”. E’ possibile ascoltare i singoli interventi cliccando qui

7 Novembre 2011

Perché l’Occidente deve fermare l’Iran

 In anteprima, l’editoriale che ho scritto per “L’Occidentele”

Gerusalemme. Invece di trincerarsi dietro vuote frasi, come la lapalissiana costatazione del ministro degli Esteri francese, Alain Juppé – “Un attacco all’Iran destabilizzerebbe l’intera regione” (sic) – Stati Uniti e ciò che resta dell’Unione Europea dovrebbero fare fronte comune con Israele e accompagnare nuove draconiane sanzioni economiche con la minaccia tangibile e certa di un intervento militare se l’Iran non rinuncerà al suo programma nucleare. Solo così, forse, si scongiurerebbe il peggio: un attacco preventivo e solitario di Israele, che a Gerusalemme è visto ancora come un’estrema, pericolosa spiaggia, ma che il premier Benjamin Netanyahu e il ministro degli Esteri Ehud Barak considerano la loro missione storica per scongiurare un secondo olocausto.

Il dilemma più difficile che nella sua pur travagliata storia mai Israele si è trovato ad affrontare è riassunto nel rapporto dell’AIEA – l’Agenzia internazionale per l’Energia Atomica. Secondo quanto trapelato, l’Iran nell’ultimo decennio ha corso senza sosta verso l’obbiettivo di diventare una

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26 Maggio 2011

Intervista a Shimon Peres – Tg1 e Rai News 24

A pochi giorni dalla visita in Italia, dove parteciperà alle celebrazioni per il 2 Giugno, il Presidente dello Stato di Israele, Shimon Peres,  mi ha rilasciato una lunga intervista trasmessa dal Tg1 delle 20.00 e, in forma integrale, da Rai News 24. Per chi volesse leggerla, ecco la trascrizione integrale in italiano.

Claudio Pagliara. Abbiamo assistito alla calorosa accoglienza tributata dal Congresso americano al premier Netanyahu. Come presidente dello Stato di Israele, che significato gli attribuisce?

Shimon Peres. Chiaramente, l’espressione di amicizia ad Israele è molto significativa per tutti noi. Abbiamo una lunga tradizione di  profonde relazioni con gli Stati Uniti. d’America: il Presidente, l’Amministrazione, il Congresso, la gente. Per noi è molto importante. Siamo molto lieti  che il Congresso abbia riaffermato il suo sostegno ad Israele.

 I palestinesi hanno reagito negativamente al discorso di Netanyahu. Lei crede che il premier avrebbe dovuto esprimere un chiaro sì ad un compromesso territoriale basato sui confini del ’67 , come suggerito da Obama?

Dobbiamo distinguere tra discorsi e processo di pace. Prima di tutto,  penso che si possa arrivare ad una vera pace solo in un modo: attraverso un accordo. Una parte in causa non può imporre la pace all’altra. Può imporre altre cose, ma non la pace. E la pace è un processo  Non avviene con uno o due discorsi. Il processo inizia con delle questioni aperte. Sono aperte perché c’è un disaccordo e bisogna trovare un terreno comune. Poi bisogna condurre il negoziato per cercare di superare le differenze. E’ vero che in questo momento siamo alle pre – condizioni. Dobbiamo creare l’atmosfera giusta affinché le parti partecipino al negoziato, ognuno con le sue posizioni. Il negoziato deve essere diretto, tra israeliani  e

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16 Ottobre 2010

Un virus “biblico” paralizza l’Iran

Da Prima Comunicazione (Lettera da Gerusalemme):

Gerusalemme. Si chiama Stuxnet, è un virus informatico instabile, che muta, si nasconde, sfugge ai detective elettronici, vero e proprio AIDS digitale, nemico giurato dei sistemi di gestione Siemens di turbine e centrifughe. Come quello che governa la contrale nucleare iraniana di Bushehr. Da quando le autorità di Teheran hanno annunciato il rinvio, da ottobre a gennaio, dell’accensione del reattore, è nato il sospetto che Stuxnet sia stato creato proprio per sabotare  il controverso programma nucleare degli ayatollah.

Una cosa è certa: il virus non è opera di  hackers “fai da te”.  Gli esperti che lo hanno decodificato, dicono che nulla di simile era mai apparso prima di ora. La sua architettura, lo rende invisibile ai più sofisticati programmi antivirus.. Sviluppare un simile programma maligno, ha richiesto risorse in termini di uomini e mezzi  che solo uno Stato può mobilitare. Ne sono convinte anche le autorità iraniane.  Un alto dirigente del ministro dell’informazione , Hamid Alipour, ha sostenuto che il virus “è stato inviato dal nemico per bloccare il programma nucleare”, anche se ha, al tempo stesso, assicurato che la situazione è sotto controllo.

I sospetti, non poteva essere altrimenti, si sono subito indirizzati su Israele. Non è un mistero che il Mossad, il potente servizio segreto dello stato ebraico, negli ultimi anni, ha cercato in tutti i mezzi di mettere i bastoni tra le ruote della macchina nucleare iraniana.  Una lunga serie di misteriosi incidenti sono accaduti negli impianti nucleari di Teheran: esplosioni,  malfunzionamenti, morte e sparizione di tecnici e ingegneri. E ora, buon ultimo, il virus Stuxnet.

Un indizio che porta ad Israele  c’è. Stuxnet  contiene un riferimento biblico. Una sorta di omaggio in codice alla figura

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14 Ottobre 2010

Libano, il bacio del serpente

Mettiamola così, cari amici. Vostro padre viene assassinato, un tribunale individua i killer, e voi, figli ingrati, cosa fate? Date il benvenuto a chi quei criminali ha armato e finanziato. Non è una boutade , non è un paradosso. E’ ciò che è accaduto ieri sera, al gran ricevimento del nuovo padrone di casa del Libano, il presidente iraniano Ahmedinajad. A rendergli gli onori dovuti c’era anche il primo ministro Saad Hariri. Chissà se almeno lo ha sfiorato il rimorso di coscienza quando ha stretto una mano che gronda di sangue paterno.

Rafik Hariri, il padre di Saad, ex premier libanese, fu ucciso il giorno di San Valentino del 2005, in un attentato terroristico spaventoso. Al termine di complesse indagini, il  tribunale ad hoc istituito dall’Onu e’ ora sul punto di incriminare alcuni alti dirigenti Hezbollah per complicita’ nell’attentato.  L’indiscrezione  non ha indotto, come ci si potrebbe aspettare, Saad Hariri, che  di un leader non ha neppure una vaga somiglianza, ad assumere nei confronti di Hetzbollah un atteggiamento meno accomodante. Al contrario. Non ha mancato di partecipare, con tutta la nomenklatura,  alla festa in orone dell’illustre ospite iraniano, che degli assassini paterni, gli Hetzbollah, e’ il piu’ grande sponsor.

Una figura tragica quella di Saad Hariri. La stretta di mano con Ahmedinajad rassomiglia al bacio del serpente. “Qui mi sento a casa”, ha detto il presidente iraniano a Beirut, davanti alla folla sciita , tra palloncini e petali di fiori. Saad Hariri può cominciare a fare le valigie, la casa libanese ieri ha cambiato proprietario e lo sfratto è solo questione di tempo.

29 Agosto 2010

Shimon Peres, intervista al Tg1

A 4 giorni dal vertice di Washington tra il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il Presidente palestiense Mahmoud Abbas, il Presidente dello Stato di Israele Shimon Peres esprime ottimismo in una intervista esclusiva che mi ha rilasciato oggi per il Tg1. Per vedere il servizio sul Tg1 delle 20, clicca qui

Di seguito il testo integrale dell’intervista (in inglese)

Claudio Pagliara: Mr. President, Prime Minister Netanyahu and Palestinian President ,Mahmud Abbas agreed to resume direct negotiations. But on both sided skepticism seems to prevail. Do you believe that it is possible to reach a peace agreement in one year?

Shimon Peres: I think that it can be reached even earlier because the subjects are known, they are not new, and also because the alternative is known. The alternative is so worrying to all sides that I think they must got a feeling “this time we have to succeed”.

CP: Do you believe that you will see peace in your lifetime?

SP: Hundred per cent

CP: Do you think that Israel should keep on freezing settlements, a key demand of the

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11 Giugno 2010

E l’Iran ha perso lo scudo

Le sanzioni imposte dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu  non avranno i denti paralizzanti  auspicati dal premier israeliano Netanyahu, ma infliggono un colpo mortale ad una delle ambizioni strategicamente più  importanti accarezzate dall’Iran: acquisire il sistema anti aereo S-300, di fabbricazione russa.

Smentendo un portavoce del ministero degli Esteri, che ieri aveva sostenuto che lo “scudo” non rientrava tra le armi pesanti la cui vendita è vietata dalla risoluzione Onu, il Cremlino ha chiarito oggi che la vendita all’Iran del sistema anti aereo, considerato uno dei più avanzati del mondo,  cade sotto la scure delle nuove sanzioni.

Un colpo di grande portata. Il sistema anti aereo S-300 è il solo in grado di mettere in seria difficoltà l’aviazione militare israeliana. Senza lo scudo russo, il regime iraniano non può escludere un raid alle sue istallazioni atomiche.  Ed è un bene, vista la pervicacia con cui continua a sfidare il mondo. L’ultimo proclama del presidente Ahmedinajad è di stamani: “L’entità ebraica è destinata a sparire”. Ormai, un ritornello. Ma la sua politica ha portato l’Iran all’isolamento. E Ahmedinajad potrebbe presto diventare un personaggio scomodo anche a Teheran.

23 Aprile 2010

Iran, il dilemma di Israele.

L’Iran, maestro nel prendere tempo, “apre” sulle ispezioni internazionali dei suoi siti atomici. Gli Usa tentennano se portare al Consiglio di Sicurezza sanzioni economiche sufficientemente annacquate da ottenere il sì di Russia e Cina o costruire una coalizione internazionale senza l’avallo Onu che sostenga misure davvero “paralizzanti”, come l’embargo alle importazioni di petrolio raffinato.

E Israele? Esplicitamente minacciato di distruzione dal regime degli ayatollah, Israele  sostiene l’amministrazione Obama nello sforzo di imporre sanzioni all’Iran. Ma col passare delle settimane, cresce la convinzione nell’establishment che ben difficilmente Teheran tornerà sui suoi passi. Ed ecco allora che due articoli, il primo di Chales Levinson sul Wall Street Lournal (per la traduzione in italiano, clicca qui), il secondo di Eitan Haber su Ynet, paventano la possibilità che il premier Netanyahu decida un attacco alle istallazioni nuclaeri iraniane anche contro il parere del comandate in capo Barak Obama. I due articoli sono illuminanti sul dilenmma che deve affrontare Israele, la più difficile decisione dalla sua nascita.

15 Aprile 2010

It’s the Iran, stupid!

La comunita’ internazionale perde tempo prezioso, concentra le sue energie per spingere Israele a fare concessioni ai palestinesi, invece di investirle per imporre stringenti sanzioni economiche all’Iran, “la piu’ grande singola minaccia alla stabilita’ e alla pace globale”. E’ Danny Ayalon, vice di Avigdor Lieberman, a parlare cosi’. L’ho incontrato stamani, nella cornice del Mishkenot Shananin, a Gerusalemme. Il vice ministro degli Esteri ha risposto ad una raffica di domande incentrate su tutti i temi caldi dell’attualita’: dalla risposta israeliana alle richieste statunitensi alle costruzioni a Gerusalemme Est, dal riarmo Hetzbollah alle condizioni di una pace con la Siria, dal vaso di Pandora della corruzione che i giudici hanno scoperchiato al deterioramento delle relazioni con Paesi un tempo amici.

Ayalon ha risposto  a tutte le domande, puntualmente ma in modo scontato. Il suo intervento si e’ fatto incisivo solo quando ha affrontato la questione del programma nucleare iraniano. “Il tempo passa e le sanzioni non sono ancora in dirittura d’arrivo. C”e’ chi propone addirittura un rinvio per dare maggiore spazio al dialogo. Si investe invece molta energia per fare pressioni su Israele, con l’unico risultato di allontanare invece di avvicinare la ripresa del negoziato”

Danny Atalon, che e’ stato ambasciatore a Washington, non ha mai pronunciato il nome di Barak Obama. Mail suo indice era chiaramente puntato sul presidente americano. Parafrasando il celebre slogan con cui Bill Clinton folgoro’ George Bush nel 1992 e vinse le presidenziali (“It’s the economics, stupid!), avrebbe volto dire all’attuale inquilino della Casa Bianca: “It’s the Iran, stupid!”.