Archivio per ‘Israele’


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Jerusalem, short term rent : very nice

12 dicembre 2016

A home away from home

Gerusalemme, Distretto di Gerusalemme, Israele

A few minute walk away from the old city of Jerusalem.
Italian style house.
Spacious , luxury and bright. In addition of the two bedroom, the house has a large and comfortable living room, a ful…

Dopo Charlie Hebdo, basta con due pesi e due misure!

9 gennaio 2015

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Pechino. Quando arrivai a Gerusalemme, all’alba del 19 agosto del 2003, il volo notturno Parigi – Tel Aviv era carico di ebrei parigini in fuga. Israele era sotto attacco terroristico eppure sceglievano di tornare nella terra degli avi, in prima linea, piuttosto che assistere impotenti in Francia alla crescita del nuovo antisemitismo di stampo islamista. Dopo ciò che e’ accaduto nelle ultime 50 ore – l’11 settembre dell’Europa – come dar torto a quei miei compagni di viaggio che stavano facendo alyia?

abdea20e-16d1-4a06-a30c-deea6b710540_16x9_600x338La sera stessa del mio arrivo, a Gerusalemme un terrorista di Hamas si travesti’ da ebreo ortodosso, al Muro del Pianto sali’ sull’autobus numero 2 e dopo poche fermate si fece saltare in aria, ammazzando 25 persone, la meta’ bambini. Attentati del genere , in quei primi anni Duemila, erano realtà quotidiana in Israele. Eppure, buona parte della stampa Occidentale – quella francese in testa – era schierata contro il falco Ariel Sharon che aveva lanciato “Defensive Shield” per sradicare l’infrastruttura del terrorismo palestinese nei Territori.

In queste ore, le democrazie occidentali si sono schierate compatte con la Francia nella sua “caccia all’uomo” che ha preso le sembianze di una vera e propria guerra, con 80 mila poliziotti e soldati mobilitati. Perché Israele non può contare sulla stessa granitica solidarietà quando, oggi come ieri, e’ colpita al cuore da un terrorismo che ha la stessa identica matrice di quello che ha aperto il fuoco contro la redazionedi Charlie Hebdo?

_75019430_xinjiang1Nei confronti del terrorismo islamista ci sono sempre stati due pesi e due misure. A denunciarlo, per quanto strano possa apparire, e’ oggi la Cina, anch’essa sotto attacco terroristico. Il quotidiano semi ufficiale Global Times critica la stampa occidentale per la sua ritrosia nel definire terroristici gli attentati compiuti dagli estremisti musulmani nello Xinjiang, che negli ultimi tempi hanno fatto decine di vittime.

E’ ora di dire basta. E’ giusto ricordare alla Cina che il sistema giuridico opaco non garantisce il rispetto dei diritti civili degli imputati. E’ giusto spingere israeliani e palestinesi ad un accordo di pace. Ma il mondo civile deve fare fronte comune per distruggere i nuovi barbari del XXI secolo.

I segreti del Negev, TV7 del 15 novembre 2013

16 novembre 2013

Fisica nucleare e archeologa, Elisabetta Boaretto e la sua equipe dell’Istituto Weizman cercano in un sito del Negev, Boker Tachtit,  di dare una risposta ad una dei misteri della preistoria: come e perché l’homo sapiens rimpiazzò l’uomo di Neanderthal

Medicina senza frontiere

26 settembre 2013

In 65 anni di esistenza, Israele ha raggiunto accordi di pace solo con due Paesi arabi: Egitto e Giordania. Alcuni membri di questo strano – e rissoso – condominio chiamato Medio Oriente si guardano bene dal chiamare lo  Stato ebraico col suo nome, nel timore che così facendo ne giustifichino l’esistenza. Preferiscono l’eufemismo disprezzante di  “entità  sionista”.  Ma in questo buio orizzonte c’e’ almeno uno sprazzo di luce. I cittadini di questi Paesi si dimostrano più pragmatici dei loro leader. Una spia e’ il successo che stanno avendo nel mondo arabo i video con istruzioni sanitarie prodotti dalla mutua israeliana. I positivi talk back  scritti dai fruitori  contraddicono   l’ostilità’ dichiarata dei loro leader.

Sei mesi fa  Clalit – una delle mutue israeliane – ha postato su YouTube, in erbaio ed arabo,  una serie di video educativi su argomenti quali allattamento, maternità , fisioterapia, diagnosi precoce di alcune malattie, ecc. L’iniziativa – che la nostra INPS farebbe bene a copiare – ha avuto un enorme successo: in poco tempo i video hanno superato il milione di click. Dall’analisi dei dati, emerge  una relata’ sorprendete. Solo 45 mila utenti sono israeliani. La meta’, 560 mila, sono sauditi, 168 mila egiziani, 90 mila iracheni, 70 mila marocchini, 65 mila algerini, 42 mila giordani. Persino 11 mila cittadini della Siria dilaniata dalla guerra civile hanno visto i video educativi israeliani.

La stragrande maggioranza del pubblico arabo e’ stato attratto dal video sull’allattamento (clicca qui). E’ anche il video che ha ricevuto il più’ grande numero di commenti positivi.  Come quello di Fatima: “Grazie per gli utili consigli”.  Il Medio Oriente non smette mai di stupire, nel bene come nel male!

 

Sukkot: le mille capanne di Gerusalemme

21 settembre 2013

IMG_2052 IMG_2054 IMG_2053 IMG_2050 IMG_2040 IMG_2039 IMG_2046Ieri ho passeggiato per  ore per le strade di Gerusalemme, dal mio quartiere, German Colony, sino al Muro del Pianto, passando per il quartiere ebraico della Citta’ Vecchia. In questi giorni di Sukkot, la festività’ ebraica dei Tabernacoli, Gerusalemme si trasforma: nei  dehors di caffè’ e ristoranti, nei cortili dei condomini e sui balconi degli appartamenti campeggiano le “sukkot”, le tradizionali capanne con il tetto preferibilmente di foglie di palma per far passare i raggi del sole. Ricordano le precarie dimore degli ebrei durante i 40 anni di traversata del deserto dopo l’Esodo dall’Egitto.  La festività’ dura una settimana. E’ considerato un precetto  visitare Gerusalemme ed essere felici.

L’anno scorso avevo realizzato un videoblog su questa che e’ una delle ricorrenze  più’ suggestive  del calendario ebraico. Per vederlo, clicca qui 

Gerusalemme: la BBC decreta la fine di un’ipocrisia

25 luglio 2013

La BBC, sì proprio la BBC che nella vulgata popolare israeliana è il diavolo filo arabo fatto televisione, fa infuriare i palestinesi. Sotto accusa la decisione del suo “trust” – il comitato etico – di definire tutta  Gerusalemme, senza distinzione tra Ovest e Est,  città israeliana. Anche se il suo status non è riconosciuto dalla comunità internazionale, è la conclusione del “trust”, la città nella sua interezza è di fatto amministrata da Israele.  

E’una svolta , che pone fine ad un’ipocrisia durata 45 anni. Si spera, visto il rispetto di cui gode la BBC nel mondo giornalistico, che la decisione faccia scuola anche in Italia, dove espressioni come “il governo di Tel Aviv” sono ancora in voga.

Vale la pena di leggere la lettera di risposta di  Leanne Buckle, Consigliere per la strategia editoriale della BBC,  al PSC – Palestine Solidarity Campaign – che protestava per la decisione del “trust”:

“The advisor [Buckle] acknowledged that Israel’s sovereignty over the whole of Jerusalem was not recognized under international law. However, she considered that Israel had de facto control over the entire city in a political, administrative and military sense. She also noted that Jerusalem was administered as a single entity by the Jerusalem municipal authority which made no distinction between East and West.”

Questo il link all’articolo che compare sul sito del PSC sotto il titolo: “Anger at BBC’s insistence alla Jerusalem is Israel”

 

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