Archivio 'Nucleare'

10 Novembre

Trump e l’intesa con Xi : sanzioni Onu e dialogo con Kim

Trump e l’intesa con Xi : sanzioni Onu e dialogo con Kim

Testo del servizio andato in onda sul Tg1 delle 200 del 9/11/2017 

Xi Jinping ce l’ha messa davvero tutta per dimostrare quanto speciale  consideri il suo ospite. La serata di gala è l’ultimo atto di un’accoglienza fuori del comune, al punto da strappare a Trump un “wow. E Trump è stato al gioco, addolcendo i toni sulla ferita che più gli brucia, i rapporti commerciali sbilanciati a favore di Pechino.

Non è colpa della Cina, è colpa delle passate amministrazione americane.

Toni ben diversi da quelli usati in passato. ….. Consentiamo alla Cina di stuprarci, aveva detto, poco più di un anno fa, da candidato

Inseguito dall’ombra del Russiagate e in calo di popolarità, Trump incontra Xi il cui pensiero è appena stato iscritto nella Costituzione del Partito. Ha bisogno del suo aiuto per portare Kim Jong-un al tavolo negoziale. E’ convinto che il “nuovo Mao” può fare il miracolo.

La Cina può risolvere questo problema facilmente, dice.

Chiede anche l’aiuto dell’altro paese che ha voce in capitolo: la Russia. Probabile un incontro con Putin, domani,  in Vietnam, a margine di un vertice regionale.

Pechino, la tappa più importante della maratona asiatica di Trump Il capo della Casa Bianca incassa per le imprese americane commesse per un valore decennale di 250 miliardi di dollari. E l’impegno di Xi ad applicare le sanzioni contro Pyongyang decise dall’Onu. Impossibile prevedere quanto durerà la luna di miele.  Il tempo stringe per fermare la Corea del Nord con la diplomazia. Se Pechino non potrà agire,  sarà di nuovo burrasca tra le due sponde del Pacifico.

Vedi anche : Trump alla corte di Xi

20 Ottobre

Giappone al voto sotto la minaccia atomica di Kim

 

Stasera  a Tv7, la rubrica di approfondimento del Tg1 (ore 23:45), mio reportage sul clima di paura che si avverte in Giappone alla vigilia delle elezioni di domenica prossima. La minaccia posta dal regime nordcoreano destinata a condizionare il voto e a gonfiare le vele di Shinzo Abe. Mr. security è un leader esperto in grado governare la nave nelle acque tempestose. L’unica sorpresa può venire dalla governatrice di Tokyo, Yurike Koike, e dal suo nuovo Partito della speranza, che pesca consensi nello stesso bacino elettorale di centro destra del primo ministro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ho  intervistato la mamma di una ragazza rapita 26 anni fa dalle spie nordcoreane. Sono andato sulla costa occidentale, nei pressi del punto dove si sono inabissati alcuni missili di Kim. Sono entrato nel bunker antiatomico costruito da una donna nel timore di un attacco nucleare.

A Shibuya, il fulcro della night life di Tokyo, l’atmosfera però è elettrica come sempre. I giovani non credono che una guerra sia possibile. Si disinteressano alla politica. Più che menefreghismo sembra la rimozione di una paura troppo grande per un Paese che ha sperimentato sulla sua pelle l’orrore della bomba nucleare.

10 Aprile 2016

Hiroshima, il peso del passato


Il segretario di Stato americano John Kerry visiterà domani il memoriale di Hiroshima, eretto nel punto in cui il 6 agosto del 1945 esplose la prima bomba atomica della storia, quella sganciata dal  bombardiere americano B-29 Enola Gay.  Kerry e’ il  più alto rappresentante del governo americano a compiere questo passo. A maggio corre voce che potrebbe essere la volta del Presidente Obama.  Sono passati 71 anni. Il Giappone e’ un alleato strategico degli Stati Uniti.   Il capo della Casa Bianca vuole compiere un gesto di riconciliazione che sarebbe molto apprezzato dall’opinione pubblica giapponese. anche a costo di dare altre frecce avvelenate all’arco di Trump.

7 Dicembre 2011

Israele, il pericolo atomico

Giovedì, presso la Fondazione Magna Carta, a Roma, ho partecipato con Fiamma Nirenstein e Udi Segal ad un dibattito sul tema: “Israele, la sfida diplomatica e il pericolo atomico”. E’ possibile ascoltare i singoli interventi cliccando qui

7 Novembre 2011

Perché l’Occidente deve fermare l’Iran

 In anteprima, l’editoriale che ho scritto per “L’Occidentele”

Gerusalemme. Invece di trincerarsi dietro vuote frasi, come la lapalissiana costatazione del ministro degli Esteri francese, Alain Juppé – “Un attacco all’Iran destabilizzerebbe l’intera regione” (sic) – Stati Uniti e ciò che resta dell’Unione Europea dovrebbero fare fronte comune con Israele e accompagnare nuove draconiane sanzioni economiche con la minaccia tangibile e certa di un intervento militare se l’Iran non rinuncerà al suo programma nucleare. Solo così, forse, si scongiurerebbe il peggio: un attacco preventivo e solitario di Israele, che a Gerusalemme è visto ancora come un’estrema, pericolosa spiaggia, ma che il premier Benjamin Netanyahu e il ministro degli Esteri Ehud Barak considerano la loro missione storica per scongiurare un secondo olocausto.

Il dilemma più difficile che nella sua pur travagliata storia mai Israele si è trovato ad affrontare è riassunto nel rapporto dell’AIEA – l’Agenzia internazionale per l’Energia Atomica. Secondo quanto trapelato, l’Iran nell’ultimo decennio ha corso senza sosta verso l’obbiettivo di diventare una

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16 Ottobre 2010

Un virus “biblico” paralizza l’Iran

Da Prima Comunicazione (Lettera da Gerusalemme):

Gerusalemme. Si chiama Stuxnet, è un virus informatico instabile, che muta, si nasconde, sfugge ai detective elettronici, vero e proprio AIDS digitale, nemico giurato dei sistemi di gestione Siemens di turbine e centrifughe. Come quello che governa la contrale nucleare iraniana di Bushehr. Da quando le autorità di Teheran hanno annunciato il rinvio, da ottobre a gennaio, dell’accensione del reattore, è nato il sospetto che Stuxnet sia stato creato proprio per sabotare  il controverso programma nucleare degli ayatollah.

Una cosa è certa: il virus non è opera di  hackers “fai da te”.  Gli esperti che lo hanno decodificato, dicono che nulla di simile era mai apparso prima di ora. La sua architettura, lo rende invisibile ai più sofisticati programmi antivirus.. Sviluppare un simile programma maligno, ha richiesto risorse in termini di uomini e mezzi  che solo uno Stato può mobilitare. Ne sono convinte anche le autorità iraniane.  Un alto dirigente del ministro dell’informazione , Hamid Alipour, ha sostenuto che il virus “è stato inviato dal nemico per bloccare il programma nucleare”, anche se ha, al tempo stesso, assicurato che la situazione è sotto controllo.

I sospetti, non poteva essere altrimenti, si sono subito indirizzati su Israele. Non è un mistero che il Mossad, il potente servizio segreto dello stato ebraico, negli ultimi anni, ha cercato in tutti i mezzi di mettere i bastoni tra le ruote della macchina nucleare iraniana.  Una lunga serie di misteriosi incidenti sono accaduti negli impianti nucleari di Teheran: esplosioni,  malfunzionamenti, morte e sparizione di tecnici e ingegneri. E ora, buon ultimo, il virus Stuxnet.

Un indizio che porta ad Israele  c’è. Stuxnet  contiene un riferimento biblico. Una sorta di omaggio in codice alla figura

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23 Aprile 2010

Iran, il dilemma di Israele.

L’Iran, maestro nel prendere tempo, “apre” sulle ispezioni internazionali dei suoi siti atomici. Gli Usa tentennano se portare al Consiglio di Sicurezza sanzioni economiche sufficientemente annacquate da ottenere il sì di Russia e Cina o costruire una coalizione internazionale senza l’avallo Onu che sostenga misure davvero “paralizzanti”, come l’embargo alle importazioni di petrolio raffinato.

E Israele? Esplicitamente minacciato di distruzione dal regime degli ayatollah, Israele  sostiene l’amministrazione Obama nello sforzo di imporre sanzioni all’Iran. Ma col passare delle settimane, cresce la convinzione nell’establishment che ben difficilmente Teheran tornerà sui suoi passi. Ed ecco allora che due articoli, il primo di Chales Levinson sul Wall Street Lournal (per la traduzione in italiano, clicca qui), il secondo di Eitan Haber su Ynet, paventano la possibilità che il premier Netanyahu decida un attacco alle istallazioni nuclaeri iraniane anche contro il parere del comandate in capo Barak Obama. I due articoli sono illuminanti sul dilenmma che deve affrontare Israele, la più difficile decisione dalla sua nascita.