Archivio 'Nucleare'

10 Aprile

Hiroshima, il peso del passato


Il segretario di Stato americano John Kerry visiterà domani il memoriale di Hiroshima, eretto nel punto in cui il 6 agosto del 1945 esplose la prima bomba atomica della storia, quella sganciata dal  bombardiere americano B-29 Enola Gay.  Kerry e’ il  più alto rappresentante del governo americano a compiere questo passo. A maggio corre voce che potrebbe essere la volta del Presidente Obama.  Sono passati 71 anni. Il Giappone e’ un alleato strategico degli Stati Uniti.   Il capo della Casa Bianca vuole compiere un gesto di riconciliazione che sarebbe molto apprezzato dall’opinione pubblica giapponese. anche a costo di dare altre frecce avvelenate all’arco di Trump.

7 Dicembre

Israele, il pericolo atomico

Giovedì, presso la Fondazione Magna Carta, a Roma, ho partecipato con Fiamma Nirenstein e Udi Segal ad un dibattito sul tema: “Israele, la sfida diplomatica e il pericolo atomico”. E’ possibile ascoltare i singoli interventi cliccando qui

7 Novembre

Perché l’Occidente deve fermare l’Iran

 In anteprima, l’editoriale che ho scritto per “L’Occidentele”

Gerusalemme. Invece di trincerarsi dietro vuote frasi, come la lapalissiana costatazione del ministro degli Esteri francese, Alain Juppé – “Un attacco all’Iran destabilizzerebbe l’intera regione” (sic) – Stati Uniti e ciò che resta dell’Unione Europea dovrebbero fare fronte comune con Israele e accompagnare nuove draconiane sanzioni economiche con la minaccia tangibile e certa di un intervento militare se l’Iran non rinuncerà al suo programma nucleare. Solo così, forse, si scongiurerebbe il peggio: un attacco preventivo e solitario di Israele, che a Gerusalemme è visto ancora come un’estrema, pericolosa spiaggia, ma che il premier Benjamin Netanyahu e il ministro degli Esteri Ehud Barak considerano la loro missione storica per scongiurare un secondo olocausto.

Il dilemma più difficile che nella sua pur travagliata storia mai Israele si è trovato ad affrontare è riassunto nel rapporto dell’AIEA – l’Agenzia internazionale per l’Energia Atomica. Secondo quanto trapelato, l’Iran nell’ultimo decennio ha corso senza sosta verso l’obbiettivo di diventare una

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16 Ottobre

Un virus “biblico” paralizza l’Iran

Da Prima Comunicazione (Lettera da Gerusalemme):

Gerusalemme. Si chiama Stuxnet, è un virus informatico instabile, che muta, si nasconde, sfugge ai detective elettronici, vero e proprio AIDS digitale, nemico giurato dei sistemi di gestione Siemens di turbine e centrifughe. Come quello che governa la contrale nucleare iraniana di Bushehr. Da quando le autorità di Teheran hanno annunciato il rinvio, da ottobre a gennaio, dell’accensione del reattore, è nato il sospetto che Stuxnet sia stato creato proprio per sabotare  il controverso programma nucleare degli ayatollah.

Una cosa è certa: il virus non è opera di  hackers “fai da te”.  Gli esperti che lo hanno decodificato, dicono che nulla di simile era mai apparso prima di ora. La sua architettura, lo rende invisibile ai più sofisticati programmi antivirus.. Sviluppare un simile programma maligno, ha richiesto risorse in termini di uomini e mezzi  che solo uno Stato può mobilitare. Ne sono convinte anche le autorità iraniane.  Un alto dirigente del ministro dell’informazione , Hamid Alipour, ha sostenuto che il virus “è stato inviato dal nemico per bloccare il programma nucleare”, anche se ha, al tempo stesso, assicurato che la situazione è sotto controllo.

I sospetti, non poteva essere altrimenti, si sono subito indirizzati su Israele. Non è un mistero che il Mossad, il potente servizio segreto dello stato ebraico, negli ultimi anni, ha cercato in tutti i mezzi di mettere i bastoni tra le ruote della macchina nucleare iraniana.  Una lunga serie di misteriosi incidenti sono accaduti negli impianti nucleari di Teheran: esplosioni,  malfunzionamenti, morte e sparizione di tecnici e ingegneri. E ora, buon ultimo, il virus Stuxnet.

Un indizio che porta ad Israele  c’è. Stuxnet  contiene un riferimento biblico. Una sorta di omaggio in codice alla figura

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23 Aprile

Iran, il dilemma di Israele.

L’Iran, maestro nel prendere tempo, “apre” sulle ispezioni internazionali dei suoi siti atomici. Gli Usa tentennano se portare al Consiglio di Sicurezza sanzioni economiche sufficientemente annacquate da ottenere il sì di Russia e Cina o costruire una coalizione internazionale senza l’avallo Onu che sostenga misure davvero “paralizzanti”, come l’embargo alle importazioni di petrolio raffinato.

E Israele? Esplicitamente minacciato di distruzione dal regime degli ayatollah, Israele  sostiene l’amministrazione Obama nello sforzo di imporre sanzioni all’Iran. Ma col passare delle settimane, cresce la convinzione nell’establishment che ben difficilmente Teheran tornerà sui suoi passi. Ed ecco allora che due articoli, il primo di Chales Levinson sul Wall Street Lournal (per la traduzione in italiano, clicca qui), il secondo di Eitan Haber su Ynet, paventano la possibilità che il premier Netanyahu decida un attacco alle istallazioni nuclaeri iraniane anche contro il parere del comandate in capo Barak Obama. I due articoli sono illuminanti sul dilenmma che deve affrontare Israele, la più difficile decisione dalla sua nascita.