Archivio 'Politica'

21 Ottobre

Giappone al voto con la paura di Kim – Tv7 del 19/10/2017

Il Giappone al voto dopo che la Corea del Nord ha minacciato il Paese di affondarlo con la bomba nucleare.

Sono entrato in un rifugio antiatomico, ho intervistato la mamma di una ragazza rapita dalle spie di Kim 26 anni fa, ho visitato le spiagge davanti alle quali si sono inabissati i missili nordcoreani.La rischiosa mossa del premier del Giappone, Shinzo Abe, che ha sciolto la Camera in anticipo di un anno, secondo i sondaggi dovrebbe pagare. Gli elettori, spiega Jeff Kingston, in una situazione di cresi sceglieranno mani esperte. Nessuna speranza per il nuovo Partito della speranza della governatrice di Tokyo, Yuriko Koike.

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20 Ottobre

Giappone al voto sotto la minaccia atomica di Kim

 

Stasera  a Tv7, la rubrica di approfondimento del Tg1 (ore 23:45), mio reportage sul clima di paura che si avverte in Giappone alla vigilia delle elezioni di domenica prossima. La minaccia posta dal regime nordcoreano destinata a condizionare il voto e a gonfiare le vele di Shinzo Abe. Mr. security è un leader esperto in grado governare la nave nelle acque tempestose. L’unica sorpresa può venire dalla governatrice di Tokyo, Yurike Koike, e dal suo nuovo Partito della speranza, che pesca consensi nello stesso bacino elettorale di centro destra del primo ministro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ho  intervistato la mamma di una ragazza rapita 26 anni fa dalle spie nordcoreane. Sono andato sulla costa occidentale, nei pressi del punto dove si sono inabissati alcuni missili di Kim. Sono entrato nel bunker antiatomico costruito da una donna nel timore di un attacco nucleare.

A Shibuya, il fulcro della night life di Tokyo, l’atmosfera però è elettrica come sempre. I giovani non credono che una guerra sia possibile. Si disinteressano alla politica. Più che menefreghismo sembra la rimozione di una paura troppo grande per un Paese che ha sperimentato sulla sua pelle l’orrore della bomba nucleare.

19 Ottobre

La Cina nell’era di Xi

Xi Jinping, in apertura del XIX Congresso del Partito comunista, ha annunciato che la Cina è entrata in una nuova era. Sottinteso: la sua.

Il mio servizio su Xi per il Tg1 delle ore 20 del 18/10/2017

 

1 Luglio

Hong Kong 20 anni dopo, tra festeggiamenti e proteste

   

A Hong Kong sono stati celebrati in pompa magna i 20 anni dalla restituzione della ex colonia britannica alla Cina. Ai festeggiamenti ha preso  parte   il presidente cinese Xi Jinping. Innanzitutto,  Xi Jinping ha presenziato al giuramento del nuovo chief executive, Carrie Lam, Xi jinping. Subito dopo  ha lanciato un duro monito all’opposizione: “Sfidare il potere centrale e mettere a repentaglio la stabilita della Cina è assolutamente inaccettabile”.

Ma mentre i fuochi d’artificio coloravano il cielo, migliaia di ragazzi scendevano per le strade in difesa della democrazia. Secondo gli organizzatori, in corteo c’erano 65 mila manifestanti; secondo la polizia 14 mila. Ma al di là dei dati sulla partecipazione, è significativo che una simile manifestazione non sarebbe possibile in nessuna altra città della Cina.  A tenere insieme il variegato campo della protesta, la richiesta di suffragio universale.

C’è però un’altra Hong Kong, quella che ha visitato la mostra sui progressi tecnologici della Cina. Una donna di una certa età dice: “I manifestanti non hanno memoria storica, sono giovani che non hanno vissuto gli anni più difficili”.

La giornata fotografa una Hong Kong divisa.

Per il video clicca qui

27 Gennaio 2014

Libano, sull’orlo del baratro – Tv7 del 18 gennaio 2014

Attentati e contro attentati terroristici in Libano, come conseguenza della guerra civile nella vicina Siria. Imprenditori in fuga, turismo azzerato, niente vita notturna. E come sempre, le sorti del Paese si decidono nelle capitali delle potenze regionali.

23 Dicembre 2013

Il Natale di Boris, Tv7 del 20 dicembre 2013

Ad alleviare le sofferenze dei bambini di Arsaal, il villaggio libanese con la più alta concentrazione di profughi siriani, c’è un operatore umanitario che durante la sua infanzia ha vissuto lo stesso trauma: . Boris Vitlacis, di Terre des Homme, ex profugo bosniaco: “Anch’io come questi bimbi  collezionavo proiettili…”

3 Dicembre 2013

Arafat morto di vecchiaia! Vuoi vedere che non ci crede nessuno?

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Il rais non è stato avvelenato, è morto di vecchiaia, una sorte che neppure lui è riuscito a evitare.  La parola FINE alla saga è stata messa dall’inchiesta condotta dagli esperti francesi   sotto la supervisione  dell’autorità giudiziaria.

Parola FINE  ho scritto? Un refuso… Non è difficile incontrare persone  dotate di senno  pronte a darti benevolmente una pacca sulla spalla se affermi che Bin Laden ha compiuto l’attentato dell’ 11 settembre: a lanciare gli arei kamikaze contro le Torri gemelle è stato ovviamente  George Bush in persona, alla ricerca di un pretesto  per fare guerra all’islam. Figuriamoci ora chi crederà mai al rapporto degli esperti francesi che smentisce clamorosamente quello dei colleghi svizzeri! Nell’immaginario collettivo  (e non solo in Palestina, l’Europa è piena di tali benpensanti)  il Rais è stato assassinato da Israele.  Una verità che si impone. Punto e basta!

24 Maggio 2013

REPORTAGE dal Libano: Tv7, stasera, ore 23: “Ballando sul Titanic”

“Ballando sul Titanic”. Stasera, su Rai Uno,  a TV7 (ore 23 circa), mio reportage dal Libano che rischia di essere risucchiato dal vortice siriano, dopo che Hezbollah ha inviato migliaia di miliziati a combattere a fianco di Bashar el-Assad. Vi porterò a Tripoli, dove la guerra civile è già una realtà; a Sidone, dove uno sceicco jihadista ha costruito il suo piccolo esercito per aiutare i fratelli sunniti di Qussair; al confine on Israele, dove l’Unifil a guida italiana ha rafforzato la vigilanza;  a Beirut inondata dai profughi. Soprendente ma non troppo, i locali notturni sono pieni: i giovani della Beirut bene abituati a ballare sul Titanic

21 Maggio 2012

La (mezza) festa di Gerusalemme

Gerusalemme. Ad ogni folata di vento, le kippa non ben ancorate volano, inseguite dai loro giovanissimi proprietari. Sono teen ager, appartengono al movimento sionista religioso, studiano nelle yeshivot di Gerusalemme e della Cisgiordania. Sono loro i protagonisti del Ha-Yom ha-Yerushalaim, il Giorno di Gerusalemme, che marca la conquista israeliana della parte est della citta’ nella guerra dei Sei giorni (1967).

Momento clou della giornata, la marcia attorno alle mura della Citta’ Vecchia. I giovani entrano dalla Porta di Damasco, fulcro della vita araba della citta’. Sono le 7 di sera. Il variopinto mercato ha gia’ chiuso i battenti. I 300 mila abitanti arabi di Gerusalemme, un terzo della popolazione, restano tappati a casa. C’e’ solo uno sparuto gruppo di giovani con la bandiera palestinese. Vola qualche parolaccia, c’e’ un accenno di rissa, interviene la polizia , dispiegata in forze, a disperdere la contro-manifestazione. Elicotteri fendono in continuazione l’aria tersa e insolitamente fresca per la stagione.

E’ la festa di Gerusalemme, ma una festa a meta’. Non solo perche’ gli arabi comprensibilmente non paretcipano alla celebrazione della “riunificazione” di Gerusalemme. Ma anche perché’, a parte i giovanissimi studenti con la kippa tessuta all’uncinetto, segno distintivo del movimento sionista religioso,  non si vedono le altre componenti della societa’ israeliana: gli ultraortodossi,e soprattutto  i laici. Tel Aviv, 60 chilometri ad Occidente, e’ distratta. Anche un pizzico infastidita. Sul Monte delle Munizioni, teatro della decisiva battaglia tra esrecito israeliano e esercito giordano per la conquista di Gerusalemme, c’e’ la manifestazione ufficiale. Benjamin “Bibi” Netanyahu ripete che Gerusalemme restera’ unita in eterno.  Ma al di la’ della retorica, nessuno nega i giganteschi problemi di Gerusalemme.  La sperequazione dei servizi, tra la parte araba, negletta, e quella ebraica. La mancanza di un tessuto sociale unitario. E il fatto che la citta’ tre volte santa resta  l’epicentro del conflitto arabo – israeliano.

Rovina la festa l’ex premier Olmert, che proprio nel giorno di Gerusalemme, ammette che lo Stato di Israele ha sempre agito in modo contrario a ciò’ che dichiarava, non ha agito per riunificare Gerusalemme, ma l’ha mantenuta di fatto divisa, investendo nello sfiluppo dei quartieri ebraici e lasciando in uno stato di deprecabile abbandono quelli arabi.  L’ex premier continua a rivendicare i meriti del suo governo che nel 2008 – sostiene – era ad un passo da uno storico compromesso con i palestiensi, che includeva  la cessione dei quartieri arabi della città.  Quartieri – precisa – che non hanno alcuna connessione con la storia del popolo ebraico.