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Assassinio Arrigoni, l’ingiustizia trionfa a Gaza

19 febbraio 2013

La giustizia – o meglio l’ingiustizia – fa il suo corso nella Striscia di Gaza sotto il dominio di Hamas. L’Alta corte militare di Gaza City ha accolto l’appello presentato da Tamer Hasasna e Mahmoud Salfit, condannati lo scorso settembre all’ergastolo, riducendo la pena a 15 anni. Secondo i giudici di secondo grado, i due salafiti non sono responsabili dell’uccisione di Arrigoni, come sostenuto nel primo giudizio, ma solo del suo rapimento. Tra una settimana la stessa corte esaminerà anche l’appello degli altri due estremisti islamici coinvolti nella vicenda, Khader Jiram e Amer Abou Houla, condannati rispettivamente a 10 e un anno. Vista la sentenza odierna, hanno buone ragioni per essere ottimisti.

Da garantista quale sono, non ho nulla da eccepire sul fatto che i colpevoli abbiano diritto all’appello. Resta il fatto che il processo ai responsabili dell’assassinio dell’attivista italiano abbia fatto sin dall’inizio acqua da tutte le parti. L’epilogo lascia l’amaro in bocca alla famiglia ea gli amici di Vik.  Alla prima tragica ironia, un attivista pro palestinese ucciso per mano palestinese, se ne aggiunge una seconda, ancora più tragica: Hamas, la cui causa Arrigoni aveva sposato, non gli  è stata riconoscente neppure nel momento in cui si imponeva di fare giustizia.

Khaled Meshaal, il pregio della chiarezza

8 dicembre 2012

Khaled Meshaal, il capo “politico” di Hamas, ha compiuto oggi una storica visita nella Striscia di Gaza. Nel 25esimo anniversario del moviemtno islamico, ha pronunciato davanti ad una folla oceanica parole non nuove ma che nell’Europa affetta da Alzheimer  tendono  ad essere dimenticate: “La Palestina e’ nostra, dal fiume al mare, da nord a sud. Non concederemo un centimetro della nostra terra”. Più’ chiaro di così’, si muore. Non c’e’ posto per Israele nel Medio Oriente di Hamas.

Del resto, la vera natura del movimento islamico si e’ svelata, se ce ne fosse stato bisogno,  durante l’ultimo round con israele. I 2 missili Fajr di fabbricazione iraniana  lanciati verso Gerusalemme  avevano le stesse teoriche probabilità di fare strage nella parte orientale  e araba o in quella occidentale  e ebraica della città tre volte santa, di colpire il  Muro del Pianto, la basilica del Santo Sepolcro o la Moschea al Aqsa.  Neppure Saddam Hussein aveva osato tanto.

Penso a quel leader politico che qualche tempo fa nella residenza di un imbarazzato ambasciatore italiano  sosteneva l’ineluttabilità per Israele di parlare con Hamas. Penso al capo  di una ben nota organizzazione pacifista che a Sderot chiosava sulla sostanziale innocuità dei razzi di Hamas. Penso agli analisti che da domani ci spiegheranno che Khaled Meshaal in realtà  e’ un moderato, che si,  dice di voler distruggere Israele, ma mica lo pensa davvero, o se lo pensa non vuole lo vuole fare tutto in un colpo, solo un po’ alla volta, con pragmatismo.

Imbecillità’ o malafede?

Gli amici di Vik un anno dopo: non c’e’ peggior sordo di chi non vuol sentire

15 aprile 2012

Ricorre oggi l’anniversario dell’assassinio di Vittorio Arrigoni. La rete – e non solo – e’ inondata di ritratti agiografici del “coraggioso eroe della causa  popolo palestinese di Gaza”, “dell’indomabile fustigatore  di Israele”. Quasi fosse un dettaglio insignificante, si accenna di sfuggita, e non sempre,  che ad assassinare Vik sono stati salafiti, ovvero integralisti islamici, palestinesi come quelli che era andato a difendere. Traspare un certo fastidio nel dover parlare di questo neo ad una storia altrimenti perfetta. La causa di beatificazione aveva bisogno di un miracolo, che non c’e’ stato: una pallottola sionista.

Mai come in questo caso  vale l’adagio “non c’e’ peggior sordo di chi non vuol sentire”. Il barbaro modo con cui i salafiti hanno ucciso Vik  - rapito, picchiato a sangue, videoripreso e strangolato con il fil di ferro nell’arco di poche ore – avrebbe dovuto istillare il dubbio a quanti ritengono  che sia Israele il male assoluto. Così come la lentezza   della giustizia a Gaza. Il processo  ai 4 imputati  - tutti rei confessi -, e’ una farsa. Sta annegando nella palude di una corte militare islamica che non mostra alcun desiderio di far luce su una vicenda scomoda. Del resto perche’ stupirsi? I giudici, hanno le stesse barbe lunghe degli assassini e due degli imputati erano sul libro paga di Hamas.

Vittorio Arrigoni, combattente di una battaglia sbagliata,  non poteva immaginare che Hamas, la cui bandiera aveva impugnato, si sarebbe mostrata tanto irriconoscente. I suoi compagni di viaggio lo stanno toccando con mano. Il fatto che non lo denuncino  mostra solo la forza del loro pregiudizio.

Arrigoni assassinato da fanatici islamici

15 aprile 2011

Nel cuore della notte, Hamas, in un   comunicato ha annunciato che  le sue forze speciali hanno trovato il corpo di Vittorio Arrigoni nel covo dove il gruppo salafita (o salafista) lo aveva fatto prigioniero.  L’attivista italiano sarebbe stato strangolato. Altre fonti riferivano che era stato  impiccato. Ci uniamo al dolore di familiari e amici per la scomparsa di un uomo che aveva scelto la causa palestinese ed e’ rimasto vittima  dell’odio più’  cieco di fanatici islamici. La sua morte segue di due settimane quella di un altro attivista filo palestinese, Juliano Mer-Khamis, l’attore e regista che si definiva palestinese ed ebreo: lui, di madre ebrea e di padre cristiano,  aveva scelto di insegnare teatro ai bambini del campo rifugiati di Jenin. Anche lui è rimasto vittima dell’odio cieco:  un commando di estremisti islamici lo ha ucciso sparandogli 5 pallottole a bruciapelo.

Riportiamo il comunicato di Hamas: contiene l’implicita ammissione che gruppi radicali islamici operano a Gaza per destabilizzare il regime assieme alla scontata accusa di servire gli interessi del nemico sionista.
“The Italian was killed by suffocation and his body was found in a street of the city of Gaza

Ehab Al-Ghsain, spokesman of Hamas interior ministry spokesman said during an urgent news conference that the arrest and the interrogation of one of the  group led to disclosing the location where they kept the abducted man. ”The forces moved quickly and wisely to the place and found  that the abducted was killed hours ago and in an ugly manner  according to the pathologist,”
“The government condemns the ugly crime which does not reflect  our values, nor our religion nor our tradition and it confirms  it will chase the remaining members of the group,” Ghsain said the crime was the first in years and therefore n it did not reflect a retreat in the security stability of Gaza. He also accused those behind it of trying to serve the agenda  of Israel by “trying to terrorize those people who support the  Palestinian people in Gaza, especially in the time the  occupation announced they are trying to prevent the arrival of  more solidarity missions to Gaza.”

Arrigoni nelle mani degli islamisti? No del Mossad

14 aprile 2011

Ecco  una notizia di quelle che le anime belle dagli occhi bendati di certi settori, minoritari ma rumorosi, dell’estrema sinistra italiana non vogliono proprio capire. O forse, meglio, non possono capire. Vittorio Arrigoni, l’eroe di tutte le Flottiglie, passate, presenti e future, e’ stato rapito da un gruppo islamico, ancor piu’ radicale di Hamas, nella Striscia di Gaza che aveva eletto a sua seconda patria. Come e’ possibile, si chiedono ora quanti non possono neppure immaginare che un attivista filo palestinese possa essere nei guai per mano islamica? Naturalmente ci deve essere la mano del Mossad! Naturalemente e’ opera del complotto sionista! Naturalemente c’e’  lo zanpino di Berlusconi, che con un telefono cerca voti per far passare il processo breve alla Camera e con l’altro organizza rapimenti nella Striscia di Gaza!

No,  non sto scherzando. Commenti di questo tenore li trovate numerosi sulla pagina Facebook di Vittorio Arrigoni .

Nell’unire la mia voce a quella di quanti chiedono in queste ore l’immediata liberazione di Vittorio Arrigoni, mi sembra utile fornire ai lettori igmari della realtà’ di Gaza alcune informazioni che aiutano a comprendere l’origine di questo deprecabile episodio.  Il gruppo che ha rapito Arrigoni, “Monoteismo e Guerra Santa” fa parte della galassia salafista (o salafita), una corrente dell’Islam che predica un ritorno alle origini e la lotta a ogni forma di occidentalizzazione.  A Gaza, i salafisti (o salafiti) hanno fatto la loro comparsa dopo  la presa del potere di Hamas ai danni di Fatah, nel 2007. Hamas ha inizialmente  tollerato questi gruppi, affidando loro il compito di guardiani della “morale”.  I risultati sono sotto gli occhi di tutti: minacce e intimidazioni  nei confronti della sparuta comunità’ cristiana , duemila anime,  con l’assassinio, ancora impunito, del libraio  Rami Khader Ayya;   attacchi con bombe incendiarie  contro gli internet caffè’; il divieto ai parrucchieri uomini di esercitare la loro professione. In poco tempo, il peso dei salafisti (o salafiti) e’ cresciuto e  gruppi della galassia  hanno cominciato a sfidare apertamente  Hamas e il suo monopolio del potere.  Il primo scontro risale al 15 agosto del 2009, quando Abdel-Latif Moussa, leader del gruppo  Jund Ansar Allah, si proclamo’   emiro di Rafah. Hamas non andò per il sottile. Dopo poche ore, assalto’  la moschea nella quale era asserragliato l’auto proclamato emiro e  lo uccise assieme ai suoi seguaci.

Questo e’ il contesto in cui e’ maturato il rapimento di Vittorio Arrigoni. L’attivista italiano si trova nelle mani di un gruppo  il cui leader, lo sceicco Abu Walid-al-Maqdasi, era stato arrestato lo scorso mese da Hamas. E’ vittima dell’ideologia fondamentalista di gruppi islamici che criticano  Hamas per la lentezza con cui procede nell’islamizzazione della società palestinese.  Israele, il sionismo, Berlusconi non c’entrano nulla. Ma lo strabismo di chi crede che tutto il male sia da una sola parte, quella israeliana, gioca brutti scherzi. E offende la ragione.

Marya, il cuore degli israeliani vince sulla burocrazia

14 gennaio 2011

Marya, 10 anni,  potrà restare in Israele per curarsi. Assieme al padre e al fratello, che non la lasciano mai sola, ha ottenuto il permesso di residenza. A concederlo, il ministro dell’Interno Ishai. Appena la notizia si è diffusa, molti occhi si sono riempiti di lacrime di gioia all’ospedale di Gerusalemme, dove da 5 anni è ricoverata.

Marya è una bambina palestinese di Gaza.. Il cielo le è letteralmente crollato addosso, la mattina del 20 maggio del 2006, quando un missile israeliano ha centrato  l’auto di un terrorista, a pochi metri dalla sua. L’onda d’urto le ha portato via la madre, la nonna e un fratello. Lei è stata tirata fuori dalle lamiere in fin di vita e  trasferita in Israele. Ce l’ha fatta, ma è rimasta paralizzata dal collo in giù.

Gli ospedali di Gaza non sono  attrezzati per le cure di cui ha bisogno. Per le autorità israeliane un dilemma. Da un lato il timore di stabilire un precedente, concedendole la residenza. Dall’altro la pressione dell’opinione pubblica, favorevole ad una soluzione umanitaria.

Alla fine hanno vinto le ragioni del cuore su quelle di stato.

Marya  ha ottenuto la residenza temporanea. Tra qualche tempo  diventerà cittadina israeliana a tutti gli effetti. In ospedale ha imparato l’ebraico. E da tre anni ogni mattina va a scuola . Con ottimi risultati, assicurano gli insegnanti, soprattutto in matematica.

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