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Jerusalem, short term rent : very nice

12 dicembre 2016

A home away from home

Gerusalemme, Distretto di Gerusalemme, Israele

A few minute walk away from the old city of Jerusalem.
Italian style house.
Spacious , luxury and bright. In addition of the two bedroom, the house has a large and comfortable living room, a ful…

Medicina senza frontiere

26 settembre 2013

In 65 anni di esistenza, Israele ha raggiunto accordi di pace solo con due Paesi arabi: Egitto e Giordania. Alcuni membri di questo strano – e rissoso – condominio chiamato Medio Oriente si guardano bene dal chiamare lo  Stato ebraico col suo nome, nel timore che così facendo ne giustifichino l’esistenza. Preferiscono l’eufemismo disprezzante di  “entità  sionista”.  Ma in questo buio orizzonte c’e’ almeno uno sprazzo di luce. I cittadini di questi Paesi si dimostrano più pragmatici dei loro leader. Una spia e’ il successo che stanno avendo nel mondo arabo i video con istruzioni sanitarie prodotti dalla mutua israeliana. I positivi talk back  scritti dai fruitori  contraddicono   l’ostilità’ dichiarata dei loro leader.

Sei mesi fa  Clalit – una delle mutue israeliane – ha postato su YouTube, in erbaio ed arabo,  una serie di video educativi su argomenti quali allattamento, maternità , fisioterapia, diagnosi precoce di alcune malattie, ecc. L’iniziativa – che la nostra INPS farebbe bene a copiare – ha avuto un enorme successo: in poco tempo i video hanno superato il milione di click. Dall’analisi dei dati, emerge  una relata’ sorprendete. Solo 45 mila utenti sono israeliani. La meta’, 560 mila, sono sauditi, 168 mila egiziani, 90 mila iracheni, 70 mila marocchini, 65 mila algerini, 42 mila giordani. Persino 11 mila cittadini della Siria dilaniata dalla guerra civile hanno visto i video educativi israeliani.

La stragrande maggioranza del pubblico arabo e’ stato attratto dal video sull’allattamento (clicca qui). E’ anche il video che ha ricevuto il più’ grande numero di commenti positivi.  Come quello di Fatima: “Grazie per gli utili consigli”.  Il Medio Oriente non smette mai di stupire, nel bene come nel male!

 

Yoram Kaniuk, l’ultima intervista

8 giugno 2013

E’ morto Yoram Kaniuk, uno dei più grandi scrittori israeliani .. Il suo  “1948” trasporta il lettore dentro gli orrori della guerra. Otto mesi fa, in occasione dell’uscita dell’edizione italiana (Giuntina) ho avuto l’onore di intervistarlo.

Khaled Meshaal, il pregio della chiarezza

8 dicembre 2012

Khaled Meshaal, il capo “politico” di Hamas, ha compiuto oggi una storica visita nella Striscia di Gaza. Nel 25esimo anniversario del moviemtno islamico, ha pronunciato davanti ad una folla oceanica parole non nuove ma che nell’Europa affetta da Alzheimer  tendono  ad essere dimenticate: “La Palestina e’ nostra, dal fiume al mare, da nord a sud. Non concederemo un centimetro della nostra terra”. Più’ chiaro di così’, si muore. Non c’e’ posto per Israele nel Medio Oriente di Hamas.

Del resto, la vera natura del movimento islamico si e’ svelata, se ce ne fosse stato bisogno,  durante l’ultimo round con israele. I 2 missili Fajr di fabbricazione iraniana  lanciati verso Gerusalemme  avevano le stesse teoriche probabilità di fare strage nella parte orientale  e araba o in quella occidentale  e ebraica della città tre volte santa, di colpire il  Muro del Pianto, la basilica del Santo Sepolcro o la Moschea al Aqsa.  Neppure Saddam Hussein aveva osato tanto.

Penso a quel leader politico che qualche tempo fa nella residenza di un imbarazzato ambasciatore italiano  sosteneva l’ineluttabilità per Israele di parlare con Hamas. Penso al capo  di una ben nota organizzazione pacifista che a Sderot chiosava sulla sostanziale innocuità dei razzi di Hamas. Penso agli analisti che da domani ci spiegheranno che Khaled Meshaal in realtà  e’ un moderato, che si,  dice di voler distruggere Israele, ma mica lo pensa davvero, o se lo pensa non vuole lo vuole fare tutto in un colpo, solo un po’ alla volta, con pragmatismo.

Imbecillità’ o malafede?

Egitto, razzi “elettorali” su Israele

17 giugno 2012

L’Egitto è ad un crocevia cruciale.

Le prossime ore determineranno l’esito del braccio di ferro tra Fratelli musulmani e Esercito. La previsione degli osservatori più attenti è che i primi avranno la meglio sul secondo.  Nuovi scenari si aprono in Medio Oriente. L’Occidente è allineato sulla posizione dell’amministrazione Obama, che ha scommesso nella moderazione dei prossimi padroni del più popoloso Paese arabo.

Una notizia che Israele ha volutamente ridimensionato, però, la dice lunga sull’ideologia dell’organizzazione islamista egiziana.  Nella notte tra venerdì e sabato, due Grad sono esplosi nel Negev. Uno ha raggiunto Mizpe Ramon, che non dista molto da Dimona.  Scendo l’intelligence israeliana,  i due missili sono stati lanciati dal Sinai da una unità beduina, che ha ricevuto disco verde dai Fratelli musulmani  tramite Hamas.  L’obiettivo  è chiaro: una provocazione anti-israeliana è un potente  strumento di propaganda elettorale ad urne presidenziali aperte: nessun discorso, nessuno spot vale di più di un razzo lanciato contro l’arcinemico di sempre. 

Bene ha fatto Israele a non cadere nella trappola e gettare acqua sul fuoco. Ma la singolare strategia elettorale dei prossimi probabili padroni dell’Egitto dovrebbe perlomeno aprire gli occhi all’Occidente naif.  C’è di che dubitarne…

I media, specchio di un Paese

17 aprile 2012

Il colonnello israeliano Eisner, che ha colpito col calcio del suo M -16 di ordinanza un pacifista danese, ha agito allo stesso modo delle criminali forze speciali di Bashar Assad, che in 13 mesi hanno ucciso migliaia di manifestanti? Il paradossale parallelo non compare in uno dei tanti blog che inondano la rete con baggianate simili ma nell’editoriale di Ziv Lenchner, su Ynet, il più cliccato sito di informazione on line israeliano. 

Non solo. Ieri, nell’edizione delle 20,00 di “Arutz 2”, l’ammiraglia della tv israeliana, il  video che mostra l’ufficiale  usare una violenza ingiustificata è stato trasmesso una infinità di volte. Il ragazzo danese è stato intervistato. I più strenui critici del governo Netanyahu hanno avuto voce e hanno potuto esprimere i loro dubbi sulla necessità di chiudere le porte del Paese alla Fly-flottiglia (gli attivisti pro palestinesi, di cui il ragazzo danese era parte).

E’  un bene che i media israeliani siano così liberi e diano spazio alle opinioni più diverse. Il parallelo Israele – Siria dell’editorialista di Ynet si sgretola proprio perché compare su un media israliano. Se Israele fosse la Siria, le immagini dell’ufficiale che picchia ingiustificatamente il pacifista le avremmo viste solo su YouTube, CNN e Al Jazeera. E invece il  caso ha avuto più eco qui che all’estero. Un grazie va alla stampa israeliana per questa lezione di libertà, sale della democrazia.

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