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Cina
21 Gennaio

Le Vie della Seta

https://www.raiplay.it/video/2019/01/Speciale-Tg1-71489006-15d4-4add-b430-d9984fba7613.html

L’esercito di Terracotta … un’opera che va al di là dell’immaginazione.

Una invincibile armata schierata a eterna difesa del mausoleo dell’uomo che nel terzo secolo avanti Cristo unificò sette regni e si proclamò Primo imperatore.

Il viaggio che in un ping-pong tra passato e presente ci porterà alternativamente nei più affascinanti luoghi dell’antica Via della seta – Xi’an, Dunhuang, Kashgar –  e nelle più dinamiche metropoli delle Nuove vie della seta – Chongqing, Shenzhen, Shanghai – non può che partire da qui, dove oltre due millenni fa è nata la Cina.

(grafica Xi’an)

Lan Desheng, ricercatore  dipartimento Restauro del Museo del Primo Imperatore, Xi’an

Guardi questo cavallo, ha gli occhi leggermente sporgenti, concentrati sul nemico, il volto è impavido, sembra stia per irrompere nel campo di battaglia.

L’esercito di terracotta, vicino a Xi’an, ci trasporta in un passato di gloriose conquiste e smisurate ambizioni.

Ottomila guerrieri – ufficiali, fanti, cavalieri -, 670 cavalli, 130 carri. E ogni volto è diverso dall’altro, ogni unità ha una sua caratteristica. Le statue sembrano dotate di vita propria, fendendo queste schiere si ha l’impressione che una sanguinosa battaglia possa scoppiare in ogni momento.

Il Primo imperatore estese il dominio dei Qin “sin dove di vedono tracce umane”, recita un’iscrizione dell’epoca. Fece costruire l’esercito di terracotta per regnare anche nell’aldilà.  Si calcola che settecentomila sudditi lungo l’arco di quaranta anni lavorarono a quest’opera che per grandiosità non aveva precedenti e non avrà imitazioni.

Le statue non erano affatto cromaticamente monotone come oggi appaiono ai visitatori. In origine erano dipinte con colori brillanti: rosso, verde, giallo, porpora.

Xia Yin, direttore dipartimento Restauro del Museo del Primo Imperatore, Xi’an

Quando erano sepolte, le statue erano in un ambiente molto umido.
In superficie, sono esposte a un clima asciutto. Senza trattamenti, la lacca su cui è apposta la vernice si secca in pochi istanti e si stacca.

Il sepolcro del Primo imperatore fu scoperto per caso nel 1974 da contadini intenti a scavare un pozzo. I primi esploratori assistettero sgomenti alla disgregazione della pittura.  Oggi esistono tecniche per ovviare a questo problema.  Le statue riportate alla luce in seguito conservano parte dei colori originari. 

I restauratori devono anche risolvere il puzzle più complicato del mondo: ricomporre le statue, trovando tra una miriade di pezzi quelli mancanti. I cavalli sono tenuti sollevati con argani. I guerrieri sono distesi su barelle, come feriti. I pezzi sono allineati sui tavoli, dai più grandi ai più piccoli: questi sono bottoni delle divise. In media, ogni anno vengono ricostruite una decina di statue. Delle ottomila estratte, finora solo mille sono complete .

Lan Desheng, ricercatore  dipartimento Restauro del Museo del Primo Imperatore, Xi’an

Questo è un generale di rango, un vice comandante. Per questo la statua è così ben fatta. Manca il braccio sinistro e anche quest’altra parte. 
Alcuni pezzi, come questi, sono minuscoli. Questo è un bottone. E poi ci sono tanti frammenti, tipo questo, di collegamento. 


Secondo alcuni recenti studi, l’Esercito di terracotta risente dell’influsso ellenistico, una conferma di precoci incontri ravvicinati tra Oriente e Occidente.

Zhang Yuanlin, direttore Centro di Ricerca Via della Seta, Accademia di Dunhuang

Già dal Quinto o Quarto secolo prima di Cristo, la Cina era in contatto con Roma, la Grecia, la Persia, Babilonia. Gli archeologi lo hanno dimostrato. Ma gli scambi erano di piccola entità. Il vero atto di nascita della Via della seta è costituito dalla missione in Occidente compiuta  nel 138 avanti Cristo dal generale  Zhang Qian.

Il periglioso viaggio del generale Zhang Qian durò tredici anni. Per due volte fu catturato dalle tribù nomadi del Nord. Il resoconto di ciò che aveva visto convinse i Han – la dinastia al potere – delle potenzialità economiche della rotta commerciale verso Occidente.

Per secoli, i mercanti percorsero le piste della Via della seta, che attraversavano alcuni dei più inospitali territori del Pianeta, spinti dal profitto e dal fascino dell’esotico. Fino a quando, nel XV secolo, la via della seta marittima soppiantò quelle terrestre.

Zhang Yuanlin, direttore Centro di Ricerca Via della Seta, Accademia di Dunhuang

Si può descrivere la via della Seta come un ponte tra Oriente e Occidente, una via di comunicazione di primaria importanza lungo la quale è transitato di tutto:  merci e persone, ma anche arte, cultura, religioni.

Il punto di partenza della Via della seta era Chang’an, l’ antica capitale della Cina, l’attuale Xi’an. Nell’Ottavo secolo, al suo apogeo, era la città più grande del mondo, “la città di un milione di abitanti”, è definita nei documenti ufficiali. A proteggerla, imponenti mura lunghe ben 30 chilometri. Quelle giunte a noi sono di epoca successiva.

Buona parte della popolazione era costituita da stranieri: mercanti turchi, monaci buddisti dall’India, sacerdoti persiani, cavalieri mongoli e cammellieri sogdiani, principi tibetani. Nel bazar si contrattavano merci in qualunque lingua.

L’impronta lasciata dal suo passato cosmopolita è ben visibile nella Xi’an di oggi.

Vicino alla Torre della campana, che un tempo scandiva le fasi della giornata, si stende il più importante mercato notturno della città. Qui si può gustare una varietà impressionante di pietanze, da quelle tradizionali della cucina locale, come il Pào Mo – carne di montone in zuppa – a quelle della cucina halal, preparate secondo le regole alimentari islamiche della minoranza Hui.

L’ampiezza del buddismo nell’antica capitale cinese testimoniata dalla grande pagoda dell’Oca Selvatica, fatta costruire nel Settimo secolo. E’ ancora adesso un luogo venerato, oltre che calamita del turismo.  La pagoda ha la caratteristica di essere inclinata di due gradi, troppo poco comunque per farne una seconda Torre di Pisa.

Xi’an vanta anche una delle più belle moschee della Cina: la Grande moschea. Fu costruita nell’Ottavo secolo. Il minareto fatto a pagoda e le porte della luna sono splendidi esempi di sincretismo tra arte cinese e arte islamica.

A dare il nome di Via della seta al reticolo di collegamenti tra Oriente e Occidente non furono i mercanti dell’antichità. L’espressione fu coniata dal

geografo tedesco Ferdinand von Richthofen nel 1887, che tra i tanti beni scambiati, non a caso scelse proprio la seta. Già nell’antica Roma, il tessuto aveva un tale prestigio che la sua terra d’origine era chiamata Serica, “Terra della seta”. Nell’Impero i consumi crebbero al punto da creare un preoccupante disavanzo nella bilancia commerciale. Nel tentativo di limitarne l’uso, Il Senato di Roma arrivò a vietare agli uomini di indossarla, col pretesto che era segno di effeminatezza. Il provvedimento fu ignorato. Una lezione da tenere a mente, oggi, in tempi di guerra commerciale. 

(Grafica Chongqing)

A dispetto della sua età, la via della seta mostra ancora oggi la sua vitalità.  Da qualche anno, treni merci collegano città cinesi ed europee.  Questo è lo scalo di Chongqing.

Yang Yuping, Direttore Chongqing Western Logistics Park

Il numero di treni merci tra Cina ed Europa cresce esponenzialmente. Siamo passati da pochi dell’inizio alle centinaia dello scorso anno. E il trend continua.

Il collegamento ferroviario è uno dei volti della nuova Via della seta, in cinese “yi tai yi lu”, l’ambizioso disegno geopolitico promosso dal Presidente cinese Xi Jinping.  Prevede investimenti colossali – oltre tre trilioni di euro – lungo diverse direttrici per potenziare le infrastrutture e favorire gli scambi tra Oriente e Occidente. 

Chongqing è la città più popolosa del mondo, trentatre milioni di abitanti. Si trova alla confluenza tra i fiumi  Azzurro e Jialin. Questa megalopoli ancora in tumultuoso sviluppo è un palcoscenico ideale per osservare la Cina che cambia.

Ci sono ancora grandi sacche di povertà. I bang bang – facchini il cui unico strumento di lavoro è una canna di bambù – arrancano su e giù per ripide strade trasportando pesanti carichi.

Davanti ai mega centri commerciali, spuntati come funghi negli ultimi anni, ci sono fotografi amatoriali che immortalano le ragazze vestite alla moda per  promuovere sui loro blog una nuova immagine, moderna e opulenta,  della metropoli.

Dentro i mall, un’oasi di palloncini tinta pastello è un irresistibile set per fare selfie, autentico sport nazionale.

I millenials affollano le firme del lusso. Usano lo smartphone per regolare con un click i pagamenti. Sono i giovani in Cina ad avere la maggior capacità di spesa.  Lavorano nell’industria hi-tech, quella che offre i migliori stipendi e le prospettive di carriera più allettanti.  E anche il settore che sotto la regia del governo si sta sviluppando maggiormente.

Le gru che si stagliano all’orizzonte stanno dando forma al nuovo centro tecnologico di Chongqing, lo Xiantao Data Valley. Basta uno sguardo agli edifici per misurarne la distanza con il passato industriale della Cina.

Xu Yi, vice direttore generale Xiantao Data Valley

Lo Xiantao Data Valley intende favorire lo sviluppo di industrie nei settori tecnologici più avanzati: big data, intelligenza artificiale, internet delle cose. Secondo i nostri piani, tra due anni, il Parco ospiterà da 2.000 a 2.500 aziende hi-tech e creerà trenta mila nuovi posti di lavoro”.

Una parte del progetto, realizzata da uno studio di architettura italiano.

Massimo Bagnasco, Studio CMR

Uno dei requisiti del cliente, oltre all’avanzamento tecnologico degli edifici, era quello di creare un’area che fosse ecologicamente avanzata, che desse alle persone l’opportunità di vivere in un campus, sul modello delle realtà americane dell’hi-tech, dove uomo, tecnologia e natura riescono a condividere i momenti della vita insieme, in un tutt’uno.

La Cina è intenzionata a cambiare volto: da fabbrica del mondo a fucina di innovazione.  Con il piano “Made in China 2025”, il governo ha individuato  dieci settori strategici sui quali indirizzare gli investimenti. E i primi frutti già si vedono. Il Guizhou, fino pochi anni fa una delle regioni più arretrate, oggi vanta i più alti tassi di sviluppo. Sotto l’impulso del governo, è diventato il principale polo cinese dell’industria dei big data, l’oro nero del XXI secolo.

Zhang Yu, vicedirettore Distretto  hi-tech  di Guiyang

Nel Guizhou abbiamo le condizioni climatiche e geologiche favorevoli per sviluppare un’industria dei big data: una temperatura media di ventitré gradi e assenza di rischio terremoti. Il governo centrale ha sostenuto il progetto.  Sono arrivati i fondi e i talenti. Lo sviluppo è stato rapidissimo.

In Cina è in atto una nuova rivoluzione, una rivoluzione digitale. 

Questo avveniristico veicolo dotato di braccio meccanico che prepara un decente caffè in due minuti è in  grado di  spostarsi senza pilota. Da questa estate è in funzione in alcuni centri commerciali del Guizhou. E’ un tassello di quella che sarà la città del futuro, come la immagina il fondatore di questa startup.

Yi Chuan, amministratore delegato di Pixmoving, Guiyang

I veicoli senza pilota cambieranno non solo il sistema di trasporto, ma la stessa struttura delle città, il nostro  stile di vita.  Non basta installare sensori su un’auto senza pilota per renderla sicura. Tutto il sistema in cui opera deve diventare intelligente e connesso. Questa è la nostra direzione di marcia.

La rivoluzione digitale della Cina è una sfida per l’Occidente – il vantaggio tecnologico si accorcia – ma anche un’opportunità – i campi di collaborazione si ampliano purché ci si presenti nel modo giusto.

Filippo Nicosia, Console generale a Chongqing

Noi, l’ambasciata, il consolato opera quotidianamente per promuovere anche l’immagine di un’Italia tecnologica. In fondo è semplice. Basta spiegare agli amici cinesi che l’Italia è un Paese del G7 e non sarebbe un Paese del G7 vendendo solo scarpe e vestiti ma anche perché ha una industria di primissimo ordine a livello europeo.

Anna Facchinetti, direttrice esecutiva Galileo Galilei Italian Institute

Sono arrivata oramai a Chongqing più di tre anni fa. Vivendo qua si vede quanto veloce sia lo sviluppo di questa città, quanto siano i cambiamenti dal punto di vista architettonico e anche dal un certo punto di vista della qualità della vita, Si vede quella crescita economica rapidissima, una delle città che crescono più rapidamente in Cina. Il PIL viene riscontrato nella vita di tutti i giorni.

Nell’Università di Chongqing c’è un pezzo d’Italia che pochi conoscono, ma di cui essere orgogliosi: il Galileo Galilei Italian Institute. E’ frutto di una collaborazione tra la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e l’ateneo cinese.  Le due istituzioni accademiche hanno deciso di dar vita ad  un laboratorio congiunto sulla realtà virtuale. E’ un riconoscimento dell’eccellenza italiana della ricerca italiana in cambi tecnologicamente all’avanguardia.

La realtà aumentata ha numerose applicazioni. Consentirà ad esempio agli amministratori di una caotica megalopoli come Chongqing di vedere gli effetti delle loro decisioni prima di attuarle.

E’ la tecnologia, la seta del XXI secolo, il bene più prezioso che fluisce lungo il nuovo reticolo di connessioni tra Cina e Europa, tracciate idealmente nel solco di quelle antiche.

(Grafica Dunhuang)

Un tempo, le carovane che partivano dalla capitale dell’Impero, Chang’an, si dirigevano verso il corridoio di Hexi, oggi nella regione del Gansu, passaggio obbligato tra Oriente e Occidente. A protezione di questa strategica via di comunicazione, gli imperatori Ming vollero una  imponente struttura difensiva.

Costruito nel 1372, il forte di Jiayuguan fu chiamato ‘l‘inespugnabile gola sotto il cielo’. Era l’ultimo avamposto cinese a Occidente, oltre il quale c’erano solo i demoni del deserto e gli eserciti barbari dell’Asia Centrale”.

Narra la leggenda che prima di iniziare i lavori di costruzione del forte fu chiesto all’architetto il numero di mattoni necessari. La risposta fu sorprendentemente precisa: 99.999. Per prudenza, ne fu fabbricato uno in più. Non servì. Fu piazzato su questo cornicione, a testimonianza della perfezione del progetto.

Scrutando l’orizzonte, non si può fare a meno di pensare ai rischi che i mercanti affrontavano nell’intraprendere il viaggio. Per raggiungere Roma e tornare indietro ci volevano 4 anni.  Le piste nel deserto, roventi d’estate e gelide d’inverno, erano disseminate degli scheletri di chi non ce l’aveva fatta.  L’impresa sarebbe stata impossibile senza i cammelli della Battriana, capaci resistere settimane senza acqua e di avvertire in anticipo l’arrivo delle tempeste di sabbia.

Le carovane dovevano percorrere 400 chilometri prima di giungere nell’unica chiazza verde in questa sterminata distesa sabbiosa, l’oasi di Dunhuang. Siamo in uno dei crocevia più significativi del Pianeta, qui per secoli sono transitati  popoli delle più disparate  etnie, culture e religioni. Un vero melting pot, un crogiolo dei tempi antichi. In epoca Han, il limite occidentale dell’Impero era il Passo della Giada. Una struttura a pianta quadrata serviva da ufficio delle dogane.  Ancora sono visibili i segmenti più antichi della Grande Muraglia: risalgono a duemila e duecento anni fa. 

A Dunhuang le dune del deserto oggi sono diventate attrazione turistica.  Un chiassoso esercito di visitatori le solca in groppa ai cammelli. I più intrepidi salgono a piedi, impresa alla portata di tutti, grazie a questa scala.

Nonostante il turismo di massa, l’oasi ha conservato il suo fascino. Al centro, c’è uno specchio d’acqua a forma di mezzaluna. II cinesi chiamano queste dune Mingsha Shan,  “la  montagna che fa eco al suono della sabbia”. La sabbia produce davvero un suono, quando è accarezzata dal vento. Secondo alcuni canta, mentre per altri è come se producesse un’eco, di qui il nome.

Ed ecco uno dei prodotti del miracolo cinese.  Due anziani si fotografano come fossero teenager.  Lui ha 85 anni, lei qualcuno in meno.

You Xueqi, Turista

Nel mio Paese c’è un detto: il sole non dura mai più di tre giorni e la gente non ha mai più di tre monete. Ora è completamente diverso: abbiamo il treno ad alta velocità, autostrade in tutte le direzioni, chi viveva in catapecchie si è spostato in case decenti. E noi che siamo in pensione, ci godiamo la vita grazie al sostegno dei nostri figli. Siamo felici di essere qui, di vedere per la prima volta il deserto, i cammelli.

A venticinque chilometri da Dunhuang, si trovano le grotte di Mogao: mille templi buddhisti, cinquecento di essi affrescati, scavati nella roccia nell’arco di mille anni.

Su Bomin, Direttore Istituto Conservazione Accademia di Dunhuang

Dunhuang era la porta principale tra la Cina e l’Occidente. Le merci che la Cina esportava dovevano passare di qui. E anche gli ambasciatori inviati dall’Occidente dovevano passare di qui. Era un affollato crocevia. E gli scambi commerciali favorirono quelli culturali. Il buddhismo arrivò in Cina dall’India in questo modo.

Zhang Yuanlin, direttore Centro di Ricerca Via della Seta, Accademia di Dunhuang

Nel 366 un monaco di nome Yue Zong arrivò a Mogao. Appena sbucò dalle dune, vide una luce irradiarsi dalla cima della collina; dai raggi fuoriuscirono mille Buddha. Si convinse che questo era il posto giusto per raggiungere l’illuminazione e costruì il primo tempio. Poco dopo arrivò un secondo monaco e costruì il secondo tempio. Così è cominciata la storia delle grotte di Mogao. Per mille anni, i monaci hanno costruito grotte, senza sosta. Un periodo durante il quale in Cina si cui sono succeduti sedici regni.

La superficie complessiva degli affreschi rinvenuti a Mogao è di 45mila metri quadri. Il clima arido del deserto ha permesso a questa straordinaria testimonianza di arte buddhista di arrivare fino a noi. Ma i danni causati dal tempo e dall’uomo sono vasti.

Su Bomin, Direttore Istituto Conservazione Accademia di Dunhuang

Questi affreschi hanno diversi problemi. Quello più serio è provocato dagli sbalzi di umidità. I colori si impastano, come vede qui.

Agli inizi del XX secolo, a Mogao, furono scoperti in una piccola grotta 50 mila manoscritti: sutra buddhisti, scritti confuciani e taoisti, saggi e poesie. Il pezzo più importante è il Sutra del Diamante. Risale al 868. E’ il più antico testo a stampa oggi esistente. I cinesi avevano inventato la stampa sei secoli prima che in Europa venisse stampata la Bibbia di Gutenberg.

(Grafica Shenzhen)

Oggi la Cina ambisce a riconquistare il primato che ha avuto in passato. Un obiettivo che a Shenzhen sembra a portata di mano. Qui hanno il quartier generale i giganti dell’hi tech cinese. 

Questo è il campus di Huawei: 20 mila ingegneri a progettare le reti del futuro, dette 5G. Metteranno in comunicazione non solo gli uomini ma anche le macchine: l’internet of thinks,  la rivoluzione prossima ventura. La Huawei ha investito più dei concorrenti. E l’America di Trump, ora  sta cercando di fermare l’avanza cinese.  Sostiene che le reti made in China comprometterebbero la sicurezza. Ha convinto alcuni degli alleati, in Asia e anche in Europa.

Il colosso cinese recentemente ha anche accusato  due seri colpi giudiziari:  l’arresto a Varsavia del direttore polacco con l’accusa di  spionaggio e l’arresto a Vancouver  della numero due e figlia del fondatore del gruppo, Meng Wanzhou, con l’accusa di aver violato le sanzioni statunitensi all’Iran. 

Shenzhen è anche sede del più grande mercato dell’elettronica del mondo,  Huaqiangbei. Numeri da capogiro: 60mila banchi, 300mila pezzi venduti al giorno. Il sogno di ogni nerd.

Tony Lopez, ingegnere

Ho lavorato nella Silicon Valley.  Per il software sono  molto bravi.  Ma questa è la Silicon Valley dell’hardware.  Da qui proviene il 70 % di tutto il materiale elettronico usato nel mondo: cavi, plastica, componenti.  Non esiste niente del genere altrove.  La prima volta che ho varcato la soglia, non credevo ai miei occhi.

Huaqiangbei, in realtà, è molto di più di un mercato. E’ la vetrina di uno dei sistemi produttivi più avanzati e flessibili del mondo.

Yang Jie, Segmaker, Shenzhen

Dietro ogni bancone c’è una fabbrica nei paraggi. Huaqiangbei è il regno dell’hardware, il posto migliore per sviluppare un’idea innovativa. Altrove, per realizzare un prototipo ci vogliono due o tre mesi, qui bastano quattro o cinque giorni.

All’ultimo piano dell’edificio principale si trova un incubatore di start up. E’ parte di un più vasto sforzo della autorità di fare di Shenzhen la Silicon Valley della Cina.

Yang Jie, Segmaker, Shenzhen

Offriamo spazi di lavoro e appartamenti a costi sostenibili. Inoltre, mettiamo a disposizione esperti provenienti dai più grandi gruppi hi-tech cinesi.   Infine, facilitiamo l’accesso ai capitali, un fattore cruciale.

L’incubatore ha solo tre anni di vita ma già vanta diverse storie di successo.

Per gli amanti del selfie, ecco un supporto per smartphone che riconosce e segue i volti.

Questo invece è uno schermo realizzato con un nuovo materiale. La sua caratteristica principale è di essere multi touching. 

In passato Shenzhen era il regno dei falsi, imitazioni dei frutti dell’ingegno occidentale. Oggi è una fucina di prodotti creativi.  Come questi robot intelligenti, che promettono di entrare in ogni nostra casa.

Xiong YouJun, Amministratore delegato Ubtech

Questi robot hanno funzioni didattiche, di intrattenimento e di servizio.  Con il rapido sviluppo dell’intelligenza artificiale e dei big data, i robot entreranno sempre di più nelle nostre case e nelle nostre vite. Prevediamo un rapido sviluppo del mercato.

L’azienda, fondata nel 2012, ha conosciuto un fenomenale sviluppo. Oggi è valutata cinque  miliardi di dollari.  Punti di forza: l’accattivante design, la flessibilità delle articolazioni e la capacità di interazione. In una parola, innovazione: il nuovo volto del made in China.

Quarant’anni fa, Deng Xiaoping scelse proprio Shenzhen per sperimentare le sue coraggiose riforme. Istituì qui zone economiche speciale, dove. per la prima volta,  capitalisti stranieri potevano investire nella Cina comunista. Da allora Shenzhen è il laboratorio della Cina, la città che precede il resto del Paese, l’osservatorio per capire dove sta andando il gigante asiatico.

Davide Castoro, Architetto

Qui siamo a una zona centrale di Shenzhen, forse è una più antica di Shenzhen, perché sono le fabbriche l’antichità di Shenzhen. Tutto questo oggi è stato trasformato, sono delle fabbriche riconvertite, ad attività culturale. E’ uno dei poli della dinamicità culturale della città. 

Gli esempi di riconversione industriale si moltiplicano.  Siamo a Canton, un centinaio di chilometri da Shenzhen. Questo museo del pianoforte è stato allestito in quella che fu la fabbrica di pianoforti più grande del mondo.  La struttura, destinata a essere riconvertita in polo dell’industria creativa. Il progetto affidato al Politecnico di Torino.

Michele Bonino, Dipartimento di Architettura, Politecnico di Torino

Torino è stato un luogo che sul recupero industriale ha dato un segno, in Europa adesso anche in Cina. Quello che si e capito è che cultura e creatività possono essere motori in uno sviluppo più economico.

Gli architetti italiani che lavorano in Cina sono testimoni privilegiati del cambiamento di modello di sviluppo in atto nel Paese.

Freddi è Shenzhen da  quasi dieci anni. All’inizio la sua specializzazione, architettura paesaggistica, era vista con fastidio. Ora è apprezzata.

Freddy Curiél, architetto paesaggista

Quando sono arrivato qui, con la cultura progettuale incentrata a promuovere ed integrare il verde, la sostenibilità negli edifici e negli spazi pubblici, ho sempre cercato di inserire queste cose nei miei progetti . All’inizio, il cliente cinese vedeva queste come una spesa in più senza comprendere i vantaggi su un lungo termine. Adesso, il governo le vede come un valore aggiunto, ci sono incentivi a farlo, di  conseguenza gli investitori sono molto più propensi anche di accettare queste politiche, queste strategie,  a fronte del fatto che viene richiesto da alto.    

A Shekou si può misurare la distanza tra il passato e il presente di Shenzhen. Questa è stata la prima zona industriale della città. Oggi, dove sorgevano ciminiere, si staglia questo elegante centro culturale. E’ frutto della collaborazione tra il Victoria and Albert Museum di Londra e la Merchant Bank. L’ambizione è quella di stimolare e diffondere  nella società la cultura del design, quale nuovo motore dello sviluppo.

Ole Bouman, direttore del Sea World Cultural Artes Center, Shenzhen

Questo nuovo centro culturale è figlio della trasformazione di questo quartiere di Shenzhen da area industriale ad area post industriale. E’ un luogo di incontro. Vuole stimolare la creatività e l’innovazione.  Ci sono esposizioni di design e spazi di lavoro, ristoranti e boutique.

L’edificio, disegnato dall’architetto giapponese Fumihiko Maki, ha diversi o spazi espositivi. La galleria principale mostra l’evoluzione nel tempo del design di oggetti aventi la stessa funzione. I tre affacci creano idealmente una connessione tra i tre volti di Shenzhen, il mare, la montagna e la skyline.

Ole Bouman, direttore del Sea World Cultural Artes Center, Shenzhen

La Cina è famosa nel mondo per la sua produzione di massa. Ma quando l’economia diventa matura bisogna cambiare passo. Non si può solo produrre, bisogna anche inventare, innovare.  A questo punto il design diventa cruciale. I designer hanno la sensibilità, le antenne per percepire cosa c’è di nuovo nell’aria, quale sarà la domanda nel futuro.

Shenzhen corre più velocemente del resto della Cina. E in alcuni campi supera anche dell’Occidente. L’auto elettrica è uno di questi. I 16mila autobus della megalopoli scivolano silenziosi. I motori diesel sono ormai un ricordo.  Il processo di elettrificazione, iniziato dieci anni fa, portato a termine lo scorso giugno.

Zhang Jinjun, conducente di autobus

Come conducente, posso garantire che la guida di un autobus elettrico rispetto a quelli a diesel è molto più piacevole: ci sono meno vibrazioni, il rumore è minimo.

Dal 1 gennaio di quest’anno, anche i taxi – 19mila – sono tutti elettrici.

Li Songwei, tassista

I taxi elettrici di ultima generazione hanno un’autonomia di 350 chilometri. Normalmente non ho bisogno di ricaricare la batteria durante il mio turno di lavoro. Lo faccio quando stacco, alle 16:30.  Un’ora e mezza di ricarica è sufficiente al collega del turno successivo.

Dietro l’elettrificazione del trasporto pubblico c’è la BYD, un colosso di 220 mila dipendenti, che ha fatto della ricerca di soluzioni verdi per la mobilità la sua bandiera vincente.

Wang Chuangfu, Presidente e fondatore di BYD

Il modello che si sta imponendo in tutto il mondo è di elettrificare prima il trasporto pubblico, poi quello privato.  Innanzitutto, autobus e taxi hanno un impatto enorme sull’inquinamento. In secondo luogo, è più facile costruire una rete di punti di ricarica per i mezzi pubblici che per quelli privati. Autobus e taxi seguono percorsi fissi, a fine turno rientrano nei depositi, dove possono essere messi in carica di notte. Per questo, l’elettrificazione dei mezzi pubblici è il primo passo, quello che poi conduce necessariamente alla elettrificazione dei mezzi privati.

Shenzhen non è all’avanguardia solo nell’elettrificazione del trasporto. E’ anche un esempio tra i più avanzati al mondo di smart city. In questa sala di comando e controllo si monitorano gli spostamenti dei venti milioni di abitanti della megalopoli. Il sistema è in grado di prevedere una situazione di crisi con quindici minuti di anticipo. Un margine sufficiente per intervenire.

Ma Qian, Centro di Comando operativo dei Trasporti di Shenzhen

La smart city è un trend inevitabile. I cittadini traggono grande beneficio, ad esempio, dal miglioramento delle condizioni del traffico. La municipalità di Shenzhen sta lavorando alla costruzione di una smart city e come Dipartimento dei trasporti diamo il nostro contributo. I dati che raccogliamo sono a disposizione anche di altri Dipartimenti.  E’ un lavoro di squadra.

(Grafica Kashgar)

Come la nuova via della seta, anche l’antica ha visto nascere dal nulla fiorenti città. Queste sono le rovine di Gaochang.

(Si incontrano lungo il ramo settentrionale della Via della seta,  uno dei due percorsi che aggiravano a nord o a sud il temibile deserto di Taklamakan, letteralmente  “mare della morte”,  una distesa di sabbia lunga duemila chilometri e larga 400).

Gaochang E stata cinese sotto le dinastie Han e Tang. Poi capitale del regno degli Uiguri. Cadde in disuso nel Quattordicesimo secolo. All’apogeo, aveva 30mila abitanti. Una città cosmopolita e tollerante. Si praticavano le religioni più disparate: Buddismo Nestorianesimo, Zoroastrismo, Manicheismo.

I carovanieri qui trovavano acqua a volontà. Un ingegnoso sistema idrico collegava l’oasi alle  orgenti del monti che la sovrastano, Tian Shan, la montagna celeste.

A quaranta chilometri si trova Turpan. Siamo nello Xinjiang, la regione più occidentale della Cina.  I ristoranti propongono spettacoli folcloristici. Questa è la terra della minoranza Uiguri, di religione musulmana e lingua e cultura di origine turca.

Tra le specialità locali, il naan, pane di origine indiano molto saporito e gli spiedini di agnelli, cotti alla brace. Gli odori, i colori, i sapori sono quelli per noi esotici dell’Asia centrale.

Uno dei simboli di Turpan è la moschea di Emin, con il suo monumentale minareto, il più alto in Cina. Fu costruito nel 1777, durante la dinastia Qing, per onorare un capo uiguro che collaborò con l’imperatore Qianlong per unificare lo Xinjiang e annetterlo alla Cina. 

I rapporti tra uiguri e cinesi sono sempre stati complessi. Ma recentemente si sono fatti molto tesi. Estremisti uiguri hanno compiuto sanguinosi attentati terroristici. E il governo ha reagito col pugno di ferro.

Arriviamo a Turpan in pieno Ramadan. Non poche moschee appaiono chiuse.

La gente vive ancora in condizioni di povertà. Turpan si trova 150 metri sotto il livello del mare. Le temperature d’estate raggiungono i 45 gradi. Per questo è soprannominata, la fornace del mondo.  Negli ultimi anni però il reddito pro capito è in aumento anche qui, grazie agli investimenti governativi nelle energie rinnovabili, che sfruttano l’unica risorsa che abbonda: il vento e il sole.

Il liuto a manico lungo è uno degli strumenti musicali della tradizione uigura. Siamo a Urumqi, la capitale della regione autonoma dello Xinjiang. 

Urumqi si trova lungo la via della seta, ma il suo sviluppo è recente.  Il Gran Bazar, costruito nel 2003 in stile islamico, è una pallida imitazione di quelli autentici. Di eccezionale rilevanza i reperti custodititi nel museo provinciale, Il pezzo forte è “La Bella di Loulan”, una mummia dai tratti somatici caucasici, che risale a 3.800 anni, è diventa suo malgrado una eroina del movimento  uiguro visto  come il fumo negli occhi da Pechino.

Il suono della tromba e danze popolari ogni mattino segnano l’apertura del bazar di Kashgar. Siamo all’angolo nord occidentale della Cina, da qui Pechino dista 4mila chilometri, tanto quanto Roma.   Questo è stato per due millenni l’epicentro dei commerci lungo la Via della seta.

Un proverbio cinese dice che una vecchia teiera non va privata delle sue incrostazioni, altrimenti smette di fare buon tè.  La saggezza popolare purtroppo non è stata applicata a Kashgar. Il vecchio bazar è stato interamente rinnovato, in nome della modernità. Le stratificazioni che il tempo aveva accumulato sono state cancellate.  A dispetto dei cambiamenti, però, lo spirito di Kashgar è ancora vivo.   Gli uomini indossano il copricapo tradizionale, versione locale del il fez turco, le donne sono avvolte in abiti dai colori accesi.  Gli artigiani martellano e cesellano. I commercianti sono intenti a vendere tappeti, capi in seta, calici  smaltati.   L’odore del naan, cotto nella maniera tradizionale, riempie le narici.  Marco Polo arrivò qui stanco e malato.  Ma restò colpito dalla dinamicità del luogo. I mercanti di questa città – scrisse – viaggiano in ogni parte del mondo.

Oggi, la Ostangboyi Tea House ci riporta indietro nel tempo. Nel locale si esibiscono musicisti uiguri di eccezionale bravura. Qui uomini siedono ai lati e sorseggiano in silenzio tè verde aromatizzato con noce moscata e petali di rosa.  E come in un sogno, l’atmosfera della Via della seta rivive davanti ai nostri occhi.

Kashgar è stata una grande e fiorente città delle carovane. I mercati vi giungevano esausti ma sollevati per essersi lasciati alle spalle il deserto di Taklamakan. Qui si rifocillavano, acquistavano viveri e scambiavano i cammelli con i muli, prima di riprendere il cammino in direzione degli impervi ai passi che danno accesso all’Asia Centrale. La cucina locale, la migliore della regione, è frutto della mescolanza tra le tradizioni culinarie cinesi e uiguri. Le sirene spiegate dei posti di blocco però sono il segno tangibile delle tensioni tra le due comunità.

I cercatori rovistano tra le pietre che il fiume ha deposito nella secca a caccia di giada. Da tremila questa è la principale attività di Khotan.

La città si trova tra due fiumi, il Fiume della giada nera e il fiume della giada bianca. Le loro acque portano a valle i detriti delle montagne di Kunlun, ricche del prezioso minerale.

Negli  annali dei Tang si decanta la facilità con cui la giada poteva essere trovata. C’è un fiume della giada in quelle terre – è scritto – la gente può trovare squisita giada ogni volta che la luna splende più brillante.

Ogni domenica, i commercianti allineano su banchi di metallo le pietre grezze di giada.  Sono immerse nell’acqua, che ne esalta la qualità. Solo una piccola parte di queste pietre proviene dal letto del fiume. Oggi draghe meccaniche scavano la terra su scala industriale.  Compratori vengono qui da ogni parte della Cina. Questo è il mercato della giada più grande del mondo. Il negoziato segue un rito millenario. I sassi vengono scrutati da occhi esperti. La trattativa sul prezzo è serrata. Si conclude con una stretta di meno. Questo sasso è stato venduto a 200 mila yuan, circa 30mila euro. Il pagamento avviene in contanti. Qui nulla è cambiato rispetto al passato. Niente carte di credito, né tantomeno trasferimenti tramite le app del telefonino che nel resto della Cina hanno mandato in pensione il portafogli.

I negozi espongono i meravigliosi pezzi finiti.  La giada in Cina è ammirata e venerata come in nessun’altra civiltà. E’ il simbolo dell’immortalità.

Khotan si trova lungo il ramo meridionale della via della seta, 500 chilometri da Kashgar, dove i due rami si ricongiungono. Ha conservato una autenticità culturale  difficile da trovare in altre città dello Xinjiang. Il mercato di notte è un’esperienza culinaria indimenticabile. Qui si possono gustare noodles di lunghezza chilometrica, spiedini di kebab cotti alla brace insaporiti con zir, il cumino, gigantesche uova farcite. Unico inconveniente, il mercato è coperto e il fumo dei barbecue riempie non solo le narici ma impregna anche i vestiti.

(Grafica Shanghai)

Il luogo che meglio riassume la storia recente della Cina è il Bund di Shanghai. Da un lato, gli splendidi edifici art decò costruiti all’inizio del secolo scorso dalle potenze coloniali europee, dall’altro gli avveniristici grattacieli che costituiscono la nuova skyline sempre cangiante della megalopoli: umiliazioni del passato e ambizioni del presente si specchiano sulle acque del fiume Huangpo. Shanghai è una città globale, un centro economico, finanziario, commerciale e culturale di livello mondiale. E’ a pieno titolo lo snodo più importante delle nuove Vie della seta.

What’s on your mind, cosa ti passa per la testa: la lavagna invita i dipendenti di Yi Tu a esprimersi liberamente. Si entra nella sede della startup tramite riconoscimento facciale. Le telecamere controllano ogni recesso degli uffici. Un murales mostra il radioso futuro che ci attende. Questa società è leader mondiale in quel promettente campo dell’intelligenza artificiale che consiste nel simulare e superare le capacità dell’occhio e dell’orecchio umani.

Lu Hao, direttore Innovazione, Yitu, Shanghai

L’intelligenza artificiale ci consentirà di fare cose finora impensabili. Possiamo mettere telecamere in ogni negozio per capire cosa fanno davvero i clienti. E questi dati serviranno a digitalizzare il settore del commerciale. In campo medico, ad esempio per la radiografia, l’Intelligenza artificiale può assistere i radiologi e aumentare la loro efficienza.

Yitu è assurta per la prima volta agli onori delle cronache nel 2015, quando grazie alla sua tecnologia la polizia di Suzhou catturò un ladro in dieci minuti. Da allora il suo sistema di riconoscimento facciale è stato adottato da decine di municipalità. Promette di riconoscere un volto in un secondo cercando in un database di un miliardo di fotografie. E non è millantato credito.  Si è aggiudicata il primo posto  per accuratezza nella più qualificata competizione internazionale del settore.  Altre startup cinesi si sono ben piazzate. In questo settore, la Cina sta già dando filo da torcere alla Silicon Valley.

Un fascio di luce riflesso da specchi. Non è un nuovo gioco per bambini; in questo laboratorio si sperimenta una tecnologia d’avanguardia, quella quantistica. Shanghai aspira a diventare un centro di scienza e innovazione di livello mondiale. Investe nella ricerca il 4,1 % del PIL, più della media nazionale. Una quota crescente finanzia ricerche che esplorano territori ancora ignoti, come questo. Siamo nel laboratorio di calcolo quantistico allestito dall’Accademia delle Scienze col contributo finanziario di Alibaba, il colosso dell’e-commerce. Qui si compiono esperimenti di calcolo e crittografia quantistica. E’ un campo di ricerca di importanza capitale.  La tecnologia quantistica promette di assicurare lo scambio dei dati con la certezza assoluta che nessun hacker  potrà intercettarli. E’  ancora in una fase embrionale, ma tra i suoi futuri utilizzatori si possono già  annoverare i governi, gli apparati militari, le istituzioni finanziarie. Anche in questo campo, la Cina compete con gli Stati Uniti. Con un vantaggio: è l’unico paese ad aver messo in orbita un satellite dedicato alle trasmissioni quantistiche.

Un altro segno delle ambizioni di Shanghai è questo nuovo ateneo, la ShanghaiTech University.

Yin Jie, vice presidente ShanghaiTech University

Questa università è aperta al contributo di ricercatori e docenti provenienti da tutto il  mondo. Abbiamo anche invitato a lavorare nei nostri laboratori scienziati di fama internazionale. Vogliamo diventare una università d’eccellenza.

Disponibilità di fondi, apertura alla collaborazione internazionale. Un’opportunità che Francesco Zonta e Camilla Luni non si sono fatti sfuggire. Da tre anni conducono in questo laboratorio di immunologia una ricerca d’avanguardia sugli anticorpi.

Francesco Zonta, ShanghaiTech University

La Cina è un paese molto entusiasta in questa fase. E sta investendo moltissimo in ricerca. Per noi scienziati, è uno dei posti migliore dove stare a questo momento  storico.   

Camilla Luni, ShanghaiTech University

Ci sono enormi possibilità dal punto di vista tecnologico, come strumentazioni, come disponibilità di fondi di ricerca, ci sono molti spazi per altri ricercatori italiani per fornire propria esperienza nell’uso di queste tecnologie.

Roberto Pagani, Consigliere scientifico, Consolato di Shanghai

Noi abbiamo 763 accordi universitari tra universitarie italiane e le università cinesi. Circa il 50 % di questi accordi sono con Shanghai e con le università di Shanghai.

Questo è un laboratorio congiunto tra Politecnico di Torino e dell’Università Jiaotong di Shanghai. I ricercatori dei due paesi, a dispetto della distanza e dei fusi orari, hanno messo in comune le risorse scientifiche per simulazioni in un campo, le energie rinnovabili, da cui dipende il futuro del nostro pianeta.

Ettore Bompard, Politecnico di Torino

L’idea è quella di produrre energia da fonti rinnovabili in posti definiti del globo, ad esempio l’eolico nel Polo Nord e il fotovoltaico in Africa, e collegare le reti elettriche di Europa, Cina e Stati Uniti in una grande rete elettrica mondiale che permetta di sfruttare nel modo migliore le energie prodotte da fonti rinnovabili.

Roberto Pagani, Consigliere scientifico, Consolato di Shanghai

Noi siamo affascinati dall’idea che la nuova Via della seta sia una Via della seta della conoscenza, perché così è stato il passato. Questa è di nuovo l’occasione per una grande via della conoscenza, ovviamente i poli sono i poli europei – non diciamo ovviamente solo l’Italia, e la Cina, e i grandi poli universitari che sono una grande maglia di conoscenza.

L’ascesa della Cina, che la notte di Shanghai mostra prepotentemente, può far paura a chi teme di perdere primati. Ma gli ultimi duemila anni di storia insegnano che il flusso di merci e idee tra il colosso asiatico e l’ Europa è inarrestabile e a trarne vantaggio sono entrambi i popoli.

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16 Gennaio

SPAZIO: SULLA LUNA SBOCCIA GERMOGLIO DI COTONE

Potenza di un germoglio. Trasforma la finzione in realtà. Colonizzare lo spazio, è possibile.

Lo dimostra questo esperimento biologico.  Una piantina di cotone sta crescendo sulla luna. E’ la prima volta che la vita si riproduce fuori della terra. Il vaso con  semi di cotone  è a bordo del lander cinese chang-e 4. Ora si attendono segni di vita dagli altri organismi piantati nel contenitore speciale: semi di patate, uova di moscerini della frutta. 

http://www.tg1.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-6a8109d8-272a-48b9-8093-a9f5b4629c71-tg1.html#p=0

L’esperimento intende creare nella inospitale luna  una mini biosfera, un ambiente artificiale favorevole alla vita, che consenta all’uomo  di sostenersi in modo autonomo.

Proprio come in questo film, “Sopravvissuto” dove il protagonista Matt Damon, nel ruolo di un’astronauta della Nasa che rimane  bloccato su Marte a causa di una tempesta di vento,  sopravvive coltivando patate.  L’esperimento cinese, un passo importante nella marcia verso la conquista dello spazio.  La costruzione di una base lunare  non dipendente dagli approvvigionamenti terrestri avvicina il  grande balzo dell’uomo verso Marte.  L’unica differenza rispetto ai film prodotti da  Hollywood è che la realtà non è a stelle e strisce, ma  parla mandarino.

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16 Gennaio

Corea del Sud: teen agers senza trucco

Gli aspiranti idoli del k-pop si esibiscono nelle strade di Seoul, davanti a cerchie di fan adoranti. Si vede a colpo d’occhio che queste adolescenti sono tutte pesantemente truccate. Corea del Sud: teen agers senza trucco

http://www.tg1.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-d85aba57-e328-4723-978e-7cd2937694da-tg1.html#p=1

 Lida Lee   per anni,  ha postato video per insegnare alle giovani  le più sofisticate tecniche di make up. Mica  una spolverata di cipria e una pennellata di rossetto! No, ciglia finte, matita per disegnare le doppie palpebre, lenti a contatto colorate. Fino a due ore di preparativi prima di mettere piede fuori di casa.  Qualche tempo fa però ha detto basta.   La  confessione  di una tredicenne che rubava ore al sonno  per farsi bella l’ha spinta a denunciare  un modello di bellezza costruito da una società profondamente maschilista.   Ha realizzato questo  video-denuncia in cui si mostra intenta a struccarsi,  con rabbia,  per regalare alla fine un sorriso liberatorio. Non sono bella, ma va bene così, dice la scritta. Il video   -visto da oltre sei milioni di internauti –  è diventato il manifesto delle movimento femminista   sudcoreano, “Escape the corset”, rinuncia al corsetto. La prima iniziativa su scala nazionale è  lo sciopero degli acquisti di prodotti di bellezza, ogni prima domenica del mese. Una sfida ad un’industria, quella della cosmesi, che in Corea fattura oltre dieci miliardi di euro. E alla chirurgia estetica, di cui Seul è uno dei templi: una donna su cinque vi si sottopone.

Cina
24 Novembre 2018

Florentia Village, outlet dal sapore italiano in Cina

Florentia Village, outlet dal sapore italiano in Cina.

In Cina gli outlet di qualità più popolari sono italiani. Florentia village è un marchio di successo, 16 milioni di visitatori nel 2018 in sei outlet. Un investimento importante in un Paese con una classe media in robusta crescita e con grande potere d’acquisto.

Uno dei segreti del successo, il passaparola digitale, amplificato da scorci di monumenti italiano, davanti ai quali i clienti si fanno selfie che postano nei potenti sociali media del Dragone.

Cina
23 Novembre 2018

Italia in Cina: Ilum, come realizzare un sogno imprenditoriale

Italia in Cina: Ilum

Realizzare impianti fotovoltaici in Cina, leader mondiale nel settore, è come vendere ghiaccioli al Polo nord. Giuseppe Auguadro, fondatore di Ilum China, una startup di sette persone,  è riuscito nell’impresa. Coraggio, perseveranza e consapevolezza dei punti di forza i segreti del successo.

Ques

to servizio è andato in onda nella rubrica “FuoriTg”, Tg3, Giovedì 22 novembre 2018, ore 12:25.

Cina
23 Novembre 2018

Italia in Cina: Pelliconi, il re dei tappi

Italia in Cina: Pelliconi, il re dei tappi

Nel 2016, Pelliconi, il re dei tappi, ha aperto uno stabilimento a Suzhou, mezz’ora di treno veloce da Shanghai. Lo scorso anno prodotti per il mercato cinese un miliardo e duecento milioni di tappi, con un trend in forte crescita. Tecnologie avanzate, personale specializzato, attenzione alla qualità, i segreti del successo. A Suzhou c’è la più grande comunità business italiana fuori dei confini nazionali. Una comunità che ha capito l’importanza di fare gioco di squadra.

Questo servizio è andato in onda nella rubrica “FuoriTg”, Tg3, Giovedì 22 novembre 2018, ore 12:25.

Cina
9 Ottobre 2018

Crediti sociali, in Cina affidabilità a punti per i cittadini

Cina, crediti sociali

Servizio andato in onda nella puntata del 6/9/2018 di Codice

Testo del servizio:

Il promontorio su cui sorge  Roncheng è di rara bellezza. Siamo nello Shangdong, ricca provincia della Cina Orientale.

Qui il futuro è già cominciato. Basta attraversare la strada per rendersene conto. Le auto rispettano le strisce pedonali. Non accade quasi mai altrove.

STAND UP

Questa città si è distinta, guadagnandosi  il primo posto, nell’applicazione del cosiddetto certificato di affidabilità., un sistema che il governo cinese  intende applicare  su scala nazionale  entro il 2020.

Davanti alla sede dell’anagrafe, un futuristico edificio a forma di disco volante,  campeggiano i tabelloni con la lista dei cittadini e delle società modello.

STAND UP

Questa donna ha trovato una grossa somma di denaro e l’ha restituita. … nel medaglione verde il carattere cinese “Cheng”, che significa “affidabile”.

Nello sforzo di semplificare la burocrazia, il municipio ha radunato qui  tutti i servizi al cittadino. Questo è lo sportello per richiedere  il certificato di affidabilità (crediti sociali). L’ufficio che stabilisce il punteggio di ogni residente  si trova al piano superiore. Il responsabile non accetta interviste. Ronchcheng non vuole accendere i riflettori su un esperimento sociale che in Occidente echeggia la serie tv Black Mirror.

I cartelli esplicativi piazzati nel corridoio però sono sufficienti per farsi un’idea di come funziona il sistema. Ad ognuno dei 700 mila abitanti è assegnato un credito sociale di  mille punti. Da qui si parte. Si può salire o scendere sulla base di criteri sono molto più  estesi e intrusivi di quelli che regolano una patente a punti. Nel sistema confluiscono dati provenienti dalle banche, da internet, dai tribunali, dalle aziende.  Comportamenti deplorevoli determinano la perdita di punti, attività socialmente utili ne fanno

Cina
7 Settembre 2018

La Cina promuove l’e-commerce per sviluppare le campagne

La Cina promuove l’e-commerce per sviluppare le campagne.

Se vuoi vedere il servizio su Raiplay clicca  CODICE

Casette tutte uguali e ben allineate,  su ogni tetto un pannello solare. Siamo nel  nuovo villaggio di Xue Yi Chang;  quello vecchio, minacciato dagli smottamenti, giace semi abbandonato a poche centinaia di metri da qui.  E’ la Cina di un tempo, quella agricola, che fatica ad uscire dal circolo vizioso della povertà.

Meng Binglin, capo villaggio

Sono nato in campagna, mi sono trasferito  a Pechino per studiare all’università,  nel 2013, dopo la laurea, sono venuto in questo villaggio. Volevo   mettere al servizio dei contadini i miei studi, le mie conoscenze.  Il governo incoraggia i giovani laureati che conoscono la realtà agricola a tornare in campagna dopo gli studi.

E-COMMERCE: Boom in Cina di Alibaba e Jd.com

Il villaggio si trova nella contea di Miyun, nella zona montuosa che cinge a nord Pechino. Da qui proviene   l’acqua che disseta i 23 milioni di cittadini della capitale cinese.  Per questa ragione,  le autorità hanno imposto limiti sono stringenti all’utilizzo di sostanze chimiche nelle attività agricole. I  contadini  devono praticare  per forza un’agricoltura biologica.  Questo frutteto  è concimato con lo sterco e irrigato con un sistema a goccia per evitare sprechi.

Pei Yonghe, agricoltore

Fino a poco tempo fa, per vendere  i prodotti della mia terra, non avevo altro modo che mettermi sul  ciglio della strada e aspettare  che si fermasse qualcuno. D’inverno, era durissima: trascorrevo la giornata sotto una tenda, per ripararmi dal freddo e la notte nei campi per prendermi cura del frutteto.

Cina
25 Giugno 2018

Italians. In Cina con onore.

Italians. In Cina con onore. Le storie di successo di Giuseppe Cuccia e Rosanna Terminio. Speciale Tg1 del 24/06/2018

Sono alcune migliaia gli italiani che vivono in Cina, sono concentrati soprattutto a Shanghai e qui a Pechino. Un goccia nel mare del miliardo e quattrocento milioni di cinesi. Eppure il contributo che questi Marco Polo del XXI secolo danno allo sviluppo delle relazioni bilaterali è molto più rilevante di quanto la loro consistenza numerica lascerebbe intendere

Giuseppe Cuccia, Consulente artistico NCPA

Giuseppe Cuccia, consulente artistico NCPA

Sotto questa enorme cupola lavorano duemila persone, 1999 sono cinesi, io solo l’unico occidentale come parte stabile del personale, , passo 10 mesi e mezzo ‘ANNO , organizzando, controllando questa capolavori, che hanno fatto si che un pubblico che sconosceva questa forma d’arte, oggi lo affolla. Abbiamo un riempimento media dello nostre opere del 95 per cento.

Un  alieno italiano sbarcato nel pianeta Cina. Da sette  anni, Giuseppe Cuccia è il  consuete artistico  per l’opera occidentale del Centro nazionale per le Arti sceniche di Pechino, la più grande struttura del genere al mondo, quattro  sale,  quella per  l’opera ha 2400 posti.

Giuseppe Cuccia, consulente artistico NCPA

Noi abbiamo prodotto in questi sette anni che sono stato qui e nei tre anni precedenti un totale di 69 opere liriche, delle quali ben 53 sono occidentali, e delle opere occidentale ne abbiamo prodotte trentacinque italiane. Quindi posso affermare che la cultura italiana la fa da padrone.

Cuccia, una vita dietro le quinte

Una vita dietro  quinte, mosso da una passione che un entusiasmo che non lo hanno mai abbandonato.

Giuseppe Cuccia, consulente artistico NCPA

 La cosa meravigliosa è che ancora riesco a commuovermi quando sento determinati brani musicali, e gioisco, e ho osservazioni enormi quando vedo il pubblico applaudire quando vede uno spettacolo cui io ho contribuito scgliendo il cast il regista il direttore.

In Cina esistono 70 centri per le arti sceniche.. E il numero continua a crescere.  Molti sostengono che per ironia della sorte Il futuro della musica occidentale è qui, in Estremo Oriente..

Giuseppe Cuccia, consulente artistico NCPA

Entrare in un teatro italiano significa sentire odore di naftalina, vedere capelli bianchi un po’ dappertutto. , Entrare nel nostro teatro, significa vedere giovani, la cui età non supera i 35 anni, massimo i 40, giovani entusiasti di europeità e vogliosi di cultura occidentale, europea e italiana in particolare.

Rosanna Terminio, esperta Risorse umane

Rosanna Terminio

Sono nove anni che sono in Cina, compirò dieci anni in Cina a ottobre, stando in Cina è complesso capire la Cina. Penso che sia ancora più complesso se non sei in Cina.  La sensazione è che se non sei cinese, non capirai mai la Cina.

Rosanna Terminio ha moti volti. Uno è quello cangiante dell’attrice.  .Inm questo antico teatro di Shanghai , oggi va in scena le Pillole di Ercole.  La  compagnia ha un nome evocativo.

Rosanna Terminio

Si chiama Officia teatrale chabuduo. Abbiamo aggiunto chabuduo perché siamo attori, ma non professionisti. Chabuduo in cinese significa più o meno.

Attrice per passione, consulente nel settore delle risorse umane  per professione.  Con due partner  cinesi, gestisce  Asecorp China, l’ufficio di Shanghai  si affaccia  sulla centralissima piazza del Popolo.

Rosanna Terminio

Mi occupo di consulenza strategica e di accesso al mercato cinese. Quello che cerchiamo di offrire è un supporto a 360 gradi per chi vuole entrare nel mercato cinese o per chi c’è già.

Rosanna e i suoi sogni

Rosanna ha lasciato l’Italia, a 21 anni, grazie all’Erasmus, per  inseguiva i suoi sogni. Oggi può dire di averli in gran parte realizzati.

Rosanna Terminio

Il sogno che avevo all’epoca era quello  di parlare altre lingue, mi sono sempre piaciute le lingue, lo scambi, capire diverse culture e vivere e viaggiare in diversi Paesi.  Mi trovavo molto stretta nella realtà locale, che è un paesino della provincia di Piacenza. Leggevo tantissimo. E viaggiavo con la fantasia leggendo i libri. E un giorno ho deciso che volevo smettere di viaggiare con i libri  e volevo viaggiare io.

Prima tappa Barcellona, dove ha completato  gli studi e iniziato la sua attività professionale.   Verso la Spagna nutre un misto di amore e riconoscenza, che onora anche ora che vive a Shanghai, pranzando ogni giorno in questo tapas bar, vicino all’ufficio.

Rosanna Terminio

Barcellona mi ha dato delle opportunità che difficilmente avrei avuto in quel momento  in Italia.  E poi la Spagna mi ha dato l’opportunità di stare qui, perché è una società spagnola per cui lavoravo in consulenza che mi ha mandato qui, a Shanghai, a gestire l’ufficio nel 2008.

La magia di Shanghai by night

Di notte, Oriente e Occidente si specchiamo nel Hanmgpu , il fiume che attraversa Shanghai.

Rosanna Terminio

Shanghai mi piace perché è Shanghai , perché ci sono tantissimi contrasti. Le strade larghe che si accompagnano a stradine strette. Il Bund, il  miscuglio di  Cina e presenza occidentale  che c’è stata nel passato e le costruzioni della Cina moderna.

Il sabato sera è tempo di salsa, altra passione maturata a Barcellona. Le  apparenze non ingannino.  Shanghai è la più cosmopolita metropoli cinese ma gli Occidentale che vogliono capirne l’anima devono valicare alte barriere culturali e linguistiche. Con la certezza, che ispira ogni vero viaggiatore di  tornre  in patria più ricchi.

Rosanna Terminio

Ai giovani italiani direi  per favore uscite, andate via dall’Italia almeno per un po’, per capire che ci sono cose diverse, per arricchirsi personalmente e poi tornare in Italia con un bagaglio più grosso che può anche aiutare il Paese a migliorarsi.

Cittadini del mondo: talenti italiani in Corea del Sud

Cina
9 Giugno 2018

Selezione innaturale in Cina e India

Selezione innaturale in Cina e India: servizio per Tv7

La Cina è forse l’unico Paese al mondo ad aver  inventato l’anti San Valentino, ovvero la festa dei single Cade nella data che in cifre si può leggere come 1-1-1-1- ovvero, l’11 novembre. Jack Ma – il re  delle vendite on line – ci ha costruito una parte delle sue fortune.  Sulla sua piattaforma si possono acquistare prodotti a prezzi stracciati. La Cina comunista diventa il tempio del consumismo. Lo scorso anni i saldi hanno fatto fruttato incassi  25 miliardi di dollari nelle 24 ore consacrate a celebrare la solitudine sentimentale. L’11 novembre a Shenzhen – una metropoli di 10 ,milioni abitanti lì dove fino a 30 anni fa c’era un villaggio di pescatori – si organizzano  dating party come questo.

Ran Changjun,  organizzatore Dating Party

Tutti i giovani ancora single  vorrebbero trovare l’anima gemella in questo giorno speciale. Questo evento offre un’opportunità per risolvere il problema del matrimonio, che li affligge tutti, anche per via della pressione familiare.

Ragazzi e ragazze sono invitati a apporre loro foto su un tabellone dove sono già scritte le generalità fornite durante la registrazione. Gli incontri avvengono ad un tavolo stretto, che spinge  i partecipanti a interloquire. Il modello è simile a quello in voga in Occidente. Ma con una differenza fondamentale. La Cina, e l’India – i due Paesi più popolosi –  sono anche i Paesi dove c’è la forbice numerica più ampia tra i due sessi. Gli uomini superano le donne di 70 milioni, più della popolazione dell’Italia.   In Cina, che ha una popolazione di un miliardo e quattrocentomilioni , il divario e è di 34 milioni, in gran parte in età di matrimonio. Dunque – matematicamente  –ci sono milioni di ragazzi  che non hanno alcuna possibilità di trovare l’anima gemella. Lo stesso avviene in India.

Liu Zhong Yi, Centro di Ricerca e Sviluppo sulla Popolazione 

Il divario tra maschi e femmine si è allargato nei decenni in cui la società  cinese è progredita più rapidamente e la competizione è aumentata.  In un’atmosfera del genere, la gente tende a valicare i limiti, per trarre beneficio personale, facendo cose sbagliate, come   decidere il sesso del nascituro.

La politica del figlio unico

E’ stata la politica del figlio unico, in vigore fino al 2015 – assieme alla pratica illegale – ma dura da debellare – degli aborti selettivi – ad aver progressivamente squilibrato in Cina il rapporto tra i due sessi alla nascita, fino al raggiungere all’inizio Duemila il  picco di 120 maschi ogni 100 femmine .

L’India, secondo Paese più popoloso del mondo, col suo miliardo e cento milioni di abitanti, ha conosciuto un fenomeno simile a causa della preferenza che per  tradizione è al figlio maschio, cui spetta l’eredità.

Il risultato è che in entrambi i Paesi – che insieme totalizzano un terzo della popolazione mondiale,  per i ragazzi in età di matrimonio trovare l’anima gemella può essere un’impresa titanica. Ne sa qualcosa Qing Song, trentenne, rientrato da quasi due anni a Pechino, dopo averne trascorsi otto all’estero, con un obiettivo finora mancato: quello di mettere su famiglia.

Qing Song

Sì, ho difficoltà a trovare la persona giusta e infatti sono ancora single. Il lavoro assorbe gran parte del mio tempo. Ciò che resta lo spendo prevalentemente a chattare, su internet, con nuove persone nuove. Ma avrei bisogno di più tempo.

Tantan, il paradiso cinese del dating on line

Tantan è l’app di dating più popolare della Cina, 100 milioni di utenti, in continua crescita.

Wang Yu, fondatore Tantan

Lo squilibrio tra uomini e donne è un problema serio in Cina. Si riflette nel comportamento dei nostri utenti. Tan Tan è una app che consente a ciascuno di selezionare  i profili che piacciono. I ragazzi tendono a mettere “LIKE” sul 60 per cento dei profili femminili. Le ragazze invece solo sul 6 per cent. Sono dieci volte più selettive.

Wang Yu a  sette anni si è trasferito con i genitori  in Svezia. E’ rientrato in Cina dopo gli studi e  quattro anni fa ha fondato con una partner, ora diventata sua maglie, Tantan   Ha una conoscenza diretta delle differenze culturali tra Europa e Cina

Wang Yu, fondatore Tantan

Trovare un partner è molto più difficile in Cina che in Europa. Qui  non esiste la cultura del flirt. Attaccare bottone con una persona incontrata per caso è considerato un pessimo comportamento. Non si può fare. I giovani non partecipano a feste. Neppure all’università, nei campus. Una percentuale minima frequenta  pub  e bar.  Inoltre, i  giovani in grande maggioranza studiano e lavorano in città che non sono quelle dove sono nati. Di solito emigrano da  città piccole a megalopoli. Si allontanano dalla famiglia e dagli amici d’infanzia. Sono molto soli. 

Un oceano di solitudine

Il successo di Tantan affonda le radici in questo oceano di solitudine.  Ma la sproporzione tra i sessi rende per i maschi l’impresa di trovare una partner molti più difficile che per le femmine. Senza contare il peso della tradizione, che un tempo imponeva all’uomo di provvedere al sostentamento della famiglia e che si traduce oggi nell’assicurare un tetto e un’auto, meglio se di grossa cilindrata.

Le difficoltà maggiori le incontrano i ragazzi che si trovano sui gradini più bassi della scala sociale.   Ogni fine settimana, nei parchi delle metropoli cinesi, non è difficile  imbattersi in capannelli come questo. Mamme e papà che espongono cartelli sui quali sono descritte sommariamente le qualità  dei loro figli troppo impegnati col lavoro per cercarsi da soli moglie. In evidenza età, mestiere  – raramente c’è  una foto.  E’ il dating prima di internet. Che continua a sopravvivere, nella Cina  dalle molte facce.

La Cina invecchia nonostante l’abbandono della politica del figlio unico