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Politica, Stati Uniti
16 Ottobre

Trump, il malato in capo

La satira sale della democrazia. Negli Stati Uniti non si ferma neppure davanti al ricovero per Covid di Donald Trump.

Sabato, con il presidente in ospedale, Saturday Night Live, programma di punta della NBC, propone l’esilarante parodia del dibattito più brutto della storia, quello tra il Presidente lo sfidante, Joe Biden, che si interrompono continuamente e si insultano senza ritegno.

Presidente Trump, ha due minuti, dice il moderatore.

Ne voglio dieci, la risposta

Ad interpretare i duellanti, due grandi attori comici, Alec Baldwin nei panni di Trump, Jim Carrey in quelli di Biden .

Sono state le due settimane più caotiche della già tumultuosa presidenza Trump. Prima le rivelazioni

Economia, Stati Uniti
26 Settembre

TikTok nel mirino di Trump

TikTok nel mirino di Trump – Tv7 del 25 settembre 2020

Deanna Giulietti, Tiktoker 

La danza più popolare su tik tok è di Keke (pr. KIKI), si chiama The Savage. Quindi preparati. Sentiti libero di unirti a me. Ok, lei dice che sei un selvaggio. Sono passi facili da apprendere.  Ehi, che sta succedendo? Che sta succedendo? Sono una selvaggia. Wow.

Deanna ha 27 anni, ha scaricato l’app più amata dai giovani quando la pandemia ha  costretto l’America ha tapparsi  in  casa.

Ora ha già 200 mila follower. Ed è avviata a diventare una influencer, la versione XXI secolo del sogno americano.

Deanna Giulietti, Tiktoker 

Sì, sono così fiduciosa. Raggiungere 200.000 follower è stata per me una pietra miliare. L’obiettivo è quello di arrivare ad un milione entro la fine dell’anno. E poi mi trasferirò a Los Angeles per fare di questo un lavoro a tempo pieno.

Stati Uniti
17 Settembre

Le due anime della rivolta dei neri d’America

Bonnie McDonald

E’ una vergogna che la gente muoia per strada. Non è giusto. E i poliziotti avrebbero dovuto immediatamente ammettere l’errore. Ammettere che hanno sbagliato ad ucciderlo. Perché è certo che hanno sbagliato. E invece hanno cercato di insabbiare il caso.  Ora il capo della polizia si è dimesso. Lo ha fatto perché sa di aver sbagliato

Il cuore di Bonnie McDonald è ricolmo di dolore. Un nipote vittima di un conflitto a fuoco; la zia  uccisa dalla polizia. E ora le immagini choc di un altro afroamericano ammazzato a pochi metri da casa sua.

Daniel Prude, 41 anni, vaga nudo per le gelide strade di Rochester. Ha problemi mentali.  I parenti avvertono la polizia, una volante lo intercetta.  E’ trattato come un pericolo criminale: ammanettato, incappucciato, bloccato a terra. Muore una settimana dopo per complicazioni da soffocamento.

Economia, Stati Uniti
16 Luglio

Startup italiane a stelle e strisce

Una guida pratica per le startup italiane che vogliono entrare nel mercato più competitivo e promettente del mondo, quello americano.  L’iniziativa dell’ICE presentata a New York  in una videoconferenza moderata dalla giornalista e scrittrice Maria Teresa Cometto, con la partecipazione di oltre  200 protagonisti del settore.

“La pandemia ha acceleratoli processo di trasformazione tecnologia”, dice l’ambasciatore Armando Varricchio. “La guida definita una bussola per un primo orientamento”, spiega il direttore dell’ICE di New York, Antonino Laspina.

Come trasformare l’idea in impresa. Il ruolo degli incubatori e degli acceleratori, i fondi di venture capital, le caratteristiche del mercato statunitense, grandi opportunità, ma solo per chi eccelle. Una sfida già raccolta de decine di startup italiane.

Il virus ha imposto una pausa ai rapporti Italia-Stati Uniti. Ma la ripartenza è carica promesse.

Armando Varricchio, Ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti

Cultura, Stati Uniti
11 Luglio

Luci spente a Broadway, the show must go on

Parla Lorenzo Pagano, ballerino solista Matha Graham Dance Company. Tg3 Mondo del  25/5/2020

TESTO Lincoln Center, I tabelloni della stagione sono ancora al loro posto ma le transenne indicano che questo tempio della cultura è chiuso per coronavirus. E dietro l’annullamento degli spettacoli ci sono tanti posti di lavoro persi.

L’industria culturale è tra le prime vittime del virus. Da quando le luci di teatri, cinema, auditorium, arene si sono spente, per i cinque milioni di addetti di un settore che contribuisce per il 4,5% al PIL nazionale si sono spalancate le porte della disoccupazione.    Lorenzo Pagano, 28 anni fa, da 10 a New York, è un  ballerino della compagnia Martha Graham, dal 9 marzo è confinato a casa.  All’inizio è stata dura.  Se l’è cavata con lezioni on line. Ma da pochi giorni non è più disoccupato.

Lorenzo Pagano, ballerino solista Matha Graham Dance Company

Per otto settimane riceveremo il 90 per cento del nostro stipendio. Questa è stata una grandissima notizia. E lavoriamo da casa. Quindi ci incontriamo due volte a settimana su Zoom. Ssiamo ricreando un solo che è andato perso di Martha Grahsm degli anni Trenta.

L’Amministrazione Trump,  con voto unanime di Repubblicani e Democratici al Congresso, ha già stanziato tre trilioni di dollari di aiuti. Una bella fetta è destinata alle piccole aziende, come la Compagnia di ballo per la quale lavora Lorenzo, sotto forma di prestiti che sono  a fondo perduto se utilizzati per pagare gli stipendi e le spese fisse. L’intervento mira a scongiurare che i settori economici più esporti vengano spazzati via dalla crisi casata dal virus.

Lorenzo si allena otto ore al giorno sul terrazzo condominiale dell’appartamento dove vive a Brooklyn.

Lorenzo Pagano, ballerino solista Matha Graham Dance Company

Ti senti più Italiano o amerciano?

Ma sempre italiano. Perché l’Italia non si può abbandonare. L’America mi ha dato molte opportunità, che non avrei mai potuto avere in Italia, le sono davvero grato. Però l’Italia è l’Italia

Stati Uniti
11 Luglio

Jonathan Rauch: “Demonizzando l’avversario si uccide la libertà di espressione”

“Non c’è giustizia senza libertà”. 150 personalità hanno firmato una lettera in cui condannano l’intolleranza e la caccia alle streghe che pervade il mondo della cultura, dell’università e del giornalismo negli Stati Uniti e che prende di mira che non si allinea al pensiero unico e politicamente corretto della sinistra radicale. Tra i firmatari, Jonathan Rauch, che si definisce gay, ebreo e ateo. Come mi dice in questa intervista, a spingerlo a firmare la lettera sono state le dimissioni forzate di James Bennet, responsabile della pagina delle opinioni, finito nella bufera per aver pubblicato l’opinione di Tom Cotton, senatore Repubblicano dell’Arkansas che sosteneva la necessità di dispiegare l’esercito per riportare l’ordine negli stati Uniti all’apice delle violenze seguite alla morte di George Floyd.

Testo Intervista a Jonathan Rauch:

Cosa l’ha indotta a firmare la lettera?

Mi ha turbato ciò che è accaduto al direttore delle opinioni del New York Times. E’ stato costretto a licenziarsi per le obiezioni suscitate all’interno del giornale e da parte  di lettori nei confronti di una opinione pubblicata sulla pagina da lui curata. Sostenevano di sentirsi minacciati. Accade sempre più spesso che chi è in disaccordo dica di sentirsi in pericolo. E quando accadono queste cose a me sembra che sia la libertà d’espressione ad essere in pericolo 

E’ un riflesso di una campagna elettorale estremamente infuocata?

Negli Stati Uniti c’è un problema serio di polarizzazione del dibattito politico. Democratici e Repubblicani non solo sono in disaccordo. Hanno paura gli uni degli altri. C’è anche un elemento di odio. Per questo è più difficile difendere la libertà d’espressione. Se l’altra parte è il demonio, come la si può tollerare? Ma proprio questa polarizzazione rende ancor più importante la libertà di espressione, perché se vogliamo cercare un terreno comune, dobbiamo avere conversazioni libere in cui le persone non hanno paura di esprimere le loro vere opinioni e difenderle

Economia, Stati Uniti
11 Luglio

New York, la solidarietà degli italoamericani, Speciale Tg1 8/06/2020,

Dal confinamento per il virus al coprifuoco per la rivolta dei neri contro le brutalità della polizia. Le boutique della Quita strada, chiuse dal 23 marzo per la pandemia, ora hanno dovuto anche proteggere le vetrine con pannelli di legno e persino filo spinato  per evitare i saccheggi. Per la città che non dorme mai il risveglio dal lungo sonno non sarà un processo né breve né facile.

New York è stata l’epicentro statunitense della pandemia. Ha osservato la quarantena più lunga e rigorosa di qualunque altra città americana. E quando cominciava a riaprire i battenti, li ha dovuti richiudere sull’onda dei gravi disordini seguiti all’uccisione George Floyd.

Siamo ad Harlem, questo è uno degli sportelli di Common Pantry. E’ una rete di banche del cibo che distribuisce gratuitamente pasti e viveri a chi non ha sufficienti mezzi per provvedere da solo.

Judy Secon, Common Pantry

Ogni settimana, i clienti  aumentano del  15%. Ed è così’ da un mese. Crediamo che questa tendenza continuerà  per tutta l’estate. Questa è la fila di chi viene qui per la prima volta. Sono da 25 a30  persone al giorno.

Cultura, Stati Uniti
4 Giugno

Secondo Spike Lee, il virus e le discriminazioni razziali

Lo so, sono di parte. Gli italiani dicono che Roma è la città più bella del mondo. Di certo lo direbbe Fellini. Ma io penso che New York sia la città più bella del mondo. Non è mancanza di rispetto. E poi amo Roma.  Ci sono stato molte volte. Ho tanti ricordi. Ma qual è l’anima di New York?  La sua gente. La diversità. Sarò onesto. New York non è un posto facile dove vivere. Otto milioni e mezzo di persone che vivono una sull’altra. Ci vuole un certo tempo e una certa tenacia per adattarcisi. La verità è che New York non è una città per tutti.

 Una lettera d’amore alla città dove ha scelto di vivere, lui che è nato ad Atlanta, in Georgia.  Un cortometraggio di tre minuti e mezzo che coglie la città che non dorme mai nel momento del suo lungo sonno.  Un viaggio attraverso i 5 boroughs, i distretti che compongo un caleidoscopio sociale, etnico, religioso unico al mondo. New York New York, il titolo. Una colonna sonora celebre, con l’inconfondibile voce di Frank Sinatra.

New York New York è un inno. È un viaggio in tutta la città di New York, ma una New York vuota, una New York spoglia. E alla fine, quando la voce di Frank Sinatra in un crescendo si fa più forte, mostro le persone che lavorano in prima linea, coloro che hanno risposto all’emergenza. Molti mi hanno detto che hanno pianto. Per me è una scena agrodolce. Volevo dare il mio contributo. Ed è quello che ho fatto.

 Spike Lee, 63 anni, età a rischio in tempi di covid, è segregato nella sua casa newyorkese da metà marzo, da quando la città ha chiuso i battenti. Il mondo esterno lo osserva solo dal sellino della sua bici, che pedala per qualche chilometro ogni mattina.

Molte persone abbienti hanno abbandonato New York. Perché lei è voluto restare qui?

 La mia famiglia voleva restare qui. Mia moglie Tonya, i miei due figli. Abbiamo una casa al mare. Forse ci andremo quest’estate. Ma non avrei voluto stare da nessuna altra parte che qui, l’epicentro, in questi giorni luttuosi.

A New York, il 40 per cento di neri e ispanici contro il 20 per cento di bianchi ha contratto il virus. Una sproporzione simile si riscontra in altre città americane. Spike Lee , che nel suo ultimo film “Da 5 Bloods”, rivisita la guerra in Vietnam con gli occhi di cinque reduci neri, punta l’indice sul tema, a lui caro, delle diseguaglianze sociali legate al colore della pelle.

New York tornerà quella che era?

Non voglio che New York turni quella che era. Non voglio che l’America torni quella che era.  La pandemia ha portato alla luce del sole un grande solco, la disparità  tra chi ha e chi non ha. Ricchezza, assistenza sanitaria, educazione: sono queste le cause che hanno contribuito a gettare nella rovina prevalentemente la  popolazione  nera e ispanica. Dobbiamo accorciare le distanze tra chi ha e chi non ha. Sono questi ultimi che hanno tirato la carretta. La gente in prima linea, che ha permesso alla parte più fortunata della società di stare a casa, di non andare a lavorare. Chi non ha, è dovuto andare a lavorare. E così ha messo a repentaglio la sua vita. 

Stati Uniti
17 Maggio

New York in confinamento

Link al Tv7 del 15/04/2020

Il Vessel, ad Hundson Yard, il simbolo di una  New York che guardava con ottimismo al futuro. Oggi la struttura color rame campeggia surreale su una piazza deserta.

Il virus ha costretto ad un lungo sonno la città che non dorme mai. Da metà marzo, negozi, ristoranti, teatri hanno chiuso i battenti.

Persino la metropolitana per la prima volta nella storia si è fermata.  Niente corse tra l’una alle 5 di notte. I  vagoni si erano trasformati  in dormitori per gli homeless.

Una delle espressioni   di New York in confinamento è la sofferenza. La pandemia ha causato più vittime che in qualunque altra città del mondo, già ventimila. E ha bruciato centinaia di migliaia di posti di